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Principessa Mononoke

Regia di Hayao Miyazaki vedi scheda film

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Scarlett Blu

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Principessa Mononoke

di Scarlett Blu
10 stelle

Principessa Mononoke è considerato a ragione uno dei massimi capolavori di Miyazaki; vederlo al cinema per la prima volta a distanza di anni dalla prima visione è stata un’esperienza magnifica, per diversi motivi: la bellezza spettacolare delle immagini esaltate dalla musica dai toni epici, l’animazione straordinaria che accompagna una storia adulta, complessa (se vogliamo davvero poco adatta ad un bambino) che ha molteplici rimandi storici e fa riferimento a una cultura lontana dalla civiltà occidentale, ma che parla della nostra contemporaneità lanciando un messaggio fortemente ecologista.

Inoltre la valenza di Principessa Mononoke in ambito cinematografico è talmente rilevante che perfino un colossal ipertecnologico come Avatar di James Cameron gli deve qualcosa, e le analogie sono abbastanza evidenti e sorprendenti.

Oltre il messaggio implicito equivalente, pensiamo ai Kodama, i piccoli spiritelli bianchi delle foresta che compaiono qui, in Avatar diventano i semi fluttuanti dell’albero sacro che circondano Jake Sully.

 

scena

Principessa Mononoke (1997): scena

 

Il film si ispira a una antica leggenda che affonda le radici nella notte dei tempi, e porta in sé tanti temi cari al maestro giapponese già espressi in altre opere (Il castello nel cielo, Nausica nella valle del vento); il rapporto uomo/natura e il conflitto con essa, la ribellione della natura stessa in seguito alla rottura di un equilibrio che esiste tra tutti gli elementi naturali, animali e uomini, un equilibrio che l’umanità sottovaluta e pare aver scordato, troppo accecata dalla sua sete di conquista del mondo e dominio sulla natura che è madre e matrigna, e che dunque non è buona né cattiva, e nel film un po’ tutti i personaggi hanno in sé questa caratteristica.

Tutto l’universo è governato da leggi che l’uomo non può permettersi di ignorare, e quando lo fa danneggia il mondo e di conseguenza se stesso, perché al mondo l’uomo è legato.

 

Così la lotta furiosa e violenta che vede contrapposti uomini e animali/divinità della foresta è la conseguenza di questo equilibrio infranto, dove l’uomo distrugge la foresta per estrarre e produrre il ferro che alimenta le sue guerre tra Samurai, senza preoccuparsi della vita legata a quell’habitat.

Ma la conseguenza del male, che genera dolore e di conseguenza odio e poi rancore non può che essere altro male che si diffonde come un infezione putrescente e disgustosa; in tal senso può essere letta la maledizione del nume cinghiale che per le sofferenze si trasforma in demone maligno, maleficio che colpisce il giovane Ashitaka, guerriero Emishi che sarà costretto per questo ad abbandonare il suo villaggio per andare incontro a quello che sembra il suo destino ineluttabile di morte.

 

Nel suo peregrinare verso le terre dell’ovest Ashitaka arriva alla città del ferro governata da una donna, Madame Eboshi, altro personaggio femminile complesso e dualistico; Eboshi se da una parte sembra preoccupata solo della produzione ed estrazione del ferro, dall’altra è una donna generosa e giusta con la sua gente, fa lavorare le donne (figure allegre e gioiose, sono gli elementi che in alcune scene alleggeriscono la tensione drammatica quasi sempre costante della storia) riscattandole dalla loro condizione femminile di sottomissione e dà soccorso e aiuto ai lebbrosi che nessuno vuole avvicinare.

 

Ashitaka si trova così coinvolto nella guerra tra esseri umani e le grandi creature della foresta, cinghiali e lupi, guidate dagli dei/spiriti della natura, incarnati nel Dio Bestia (che nel vecchio doppiaggio era il Dio Cervo) essere soprannaturale e imparziale che presiede alla vita e alla morte, e cambia forma dal giorno alla notte, cui gli uomini ottusi e presuntuosi come il bonzo Jiko danno la caccia convinti di poter controllare una divinità - quindi la natura stessa che lui rappresenta - e che la sua testa possa donare vita eterna.

 

scena

Principessa Mononoke (1997): scena

 

 

In questa battaglia è coinvolta anche San, la principessa spettro, la ragazza allevata dai lupi, figura simbolica a cavallo tra due mondi ed estranea ad entrambi, condizione sottolineata in un dialogo tra Ashitaka e la grande lupa Moro, la madre di San; la ragazza non appartiene totalmente nè ad uno né all’altro, divisa tra il suo sentirsi lupo che la porta ad odiare gli umani, e lo strano sentimento che inizia ad affiorare in lei quando incontra sulla sua strada Ashitaka, un umano diverso dagli altri, eroe dall' animo puro che cerca la verità e l’ origine del male che ha colpito anche lui, ma che il ragazzo riesce a controllare con una forza di volontà prodigiosa.

 

La condizione di San in realtà è paragonabile alla contemporaneità dell’uomo moderno, alieno alla natura e ai suoi cicli di cui fa parte suo malgrado, e in fondo Miyazaki ci sta dicendo qualcosa che riguarda noi stessi molto da vicino, mettendoci in guardia sul nostro sistema di vita.

San è lontana anni luce dalle eroine romantiche - a tal punto che quando Moro le prospetta una possibilità di vita accanto ad Ashitaka, San rifiuta sdegnata - è una guerriera affascinante e quasi feroce, orgogliosa e coraggiosa che non teme la morte e lotta per quello in cui crede e vuole difendere il suo mondo dalle aggressioni perpetrate dagli umani, eppure ha le sue fragilità come si intuirà alla fine.

 

La guerra tra uomini e animali arriverà al suo epilogo salvifico, ma si dovrà passare attraverso tanta violenza e morte per ritrovare finalmente quell’equilibrio perduto.

Grande film per un grande Miyazaki.

Se potete non perdetevelo. Meraviglioso.

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