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Trama

Due donne afroamericane che possono "passare" per bianche scelgono di vivere in maniera diversa, una come bianca e l'altra come nera, nella New York del 1929, tra problemi di identità razziale e di genere, ossessione e repressione.

Curiosità

LA PAROLA ALLA REGISTA

"Ho letto il romanzo di Nella Larsen circa 13 o 14 anni fa quando, passando molto tempo negli Stati Uniti, ho cominciato a pormi domande sulla mia famiglia americana. Avevo sempre sentito parlare vagamente di mio nonno, un nero che si era fatto passare per bianco. Sapevo che era leggermente pelato, che ha sposato un'olandese e che ha vissuto in un quartiere per bianchi, crescendo i figli come bianchi. Tutto ciò che sapevo era fatto di informazioni vaghe e scomposte. Non l'ho mai conosciuto: è morto quando mia madre era adolescente e si è portato nella tomba molte delle risposte alle domande che avrei voluto porgli. Se osservo mia madre, posso trovare i tratti della discendenza africana sul suo volto ma da bambina non ci facevo nemmeno caso. Non abbiamo mai parlato e non sono sicura che la famiglia abbia mai affrontato la questione. Ho voluto approfondire la vicenda e ho scoperto che era tutto vero: mio nonno si faceva passare per bianco sebbene fosse nero. Io sono cresciuta nel Regno Unito, lontana dalla Detroit e dal mondo in cui è cresciuta mia madre, e di conseguenza non sentivo il peso di tale scoperta. Ho raccontato la vicenda a una persona a me cara che mi ha suggerito di leggere il romanzo di Nella Larsen. Ho come avuto la sensazione di conoscere da sempre i personaggi, li trovavo familiari. Ho finito il libro e ho cominciato a scrivere di getto la sceneggiatura di quello che sarebbe diventato il mio film. Agli occhi di tutti sono sempre sembrata bianca ma sono cresciuta in una famiglia che ha sperimentato sulla sua pelle, in maniera indelebile e dolorosa, il razzismo. Tante dinamiche familiari che mi sembravano solo dettate da fattori più o meno psicologici hanno assunto ora un significato diverso ai miei occhi: avevo bisogno di fare questo film per chiudere un cerchio e rendere omaggio alla mia famiglia, costretta a vivere in un mondo che la temeva e la disprezzava.

In un primo momento, sono andata a braccio. Ho letto il libro, l'ho finito e ho scritto la sceneggiatura. In una decina di giorni, avevo già una prima bozza. Ho capito quali erano le parti fondamentali, che continuavano a rimbombarmi in testa, e ho cercato di non censurarmi. Pensavo sarebbe rimasta solo un file nel mio computer fino a quando una sera non ho partecipato a un evento in cui ho conosciuto David Bowie, uno dei miei idoli di sempre. Sono rimasta sbalordita dalla sua gentilezza e dalla semplicità con cui abbiamo finito con il parlare di libri. Fino a quel momento, non c'era nessuno che conoscesse il romanzo di Nella Larsen così bene da poter avere un confronto: con sorpresa, David lo ha citato come uno dei suoi scritti preferiti. Il giorno dopo, mi ha mandato un'articolata biografia di Larsen, difficile da reperire, e una nota di incoraggiamento: devo a lui se poi ne ho fatto un film, approfondendo l'argomento".

Note

Da un romanzo di Nella Larsen.

Commenti (1) vedi tutti

  • Un film dal passo lento, eppure efficace, nel proporsi come pacata e al tempo stesso ficcante riflessione sul razzismo e sulle sue conseguenze dirette e indirette.

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