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Matrix Resurrections

Regia di Lana Wachowski vedi scheda film

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La recensione su Matrix Resurrections

di YellowBastard
6 stelle

Bisogna tenere ben presente una cosa quando ci si attinge a commentare Matrix Resurrections, quarto capitolo della saga lanciata nel 1999 (data molto simbolica in quanto a cavallo non solo di due secoli ma addirittura di due millenni) dalle (ormai) sorelle Wachowski con il primo folgorante Matrix, e cioè che (al cinema) esiste un prima e un dopo Matrix.

 

Matrix Resurrections, la recensione | Lega Nerd

 

A quello che si può tranquillamente definire come un capolavoro seguirono altre due pellicole, Matrix Reloaded e Matrix Revolutions, entrambe del 2003 e sempre scritte e dirette da Lana & Lilly Wachowski.

Non proprio all’altezza dell’originale per alcuni e/o odiati visceralmente da altri (anche questa una cosa da tenere bene a mente) pur nei loro innegabili difetti contribuirono ad arricchirne la mitologia insieme a una serie di cartoni animati chiamata Animatrix (sempre del 2003), a un videogame intitolato Enter The Matrix che espandeva la storia raccontata nel secondo capitolo attraverso due nuovi personaggi e in seguito, nel 2005, anche da The Matrix Online, un videogioco MMO che proseguiva ufficialmente la storia a partire dalla conclusione del terzo capitolo.

Una produzione multimediale molto ambiziosa che però non riuscì ad avere il successo sperato ma che permise comunque di mostrare la profondità (inteso come potenziale economico) della tana del Bianconiglio.        

 

All’annuncio di una nuova pellicola, quasi vent’anni dopo la fine della trilogia (e a una storia che sembrava ormai finita a detta dei suoi stessi autori) in molti si sono chiesti: c’era davvero bisogno di una nuova pellicola?

O meglio ancora: le Wachoski avranno ancora qualcosa da dire?

Il dubbio (lecito) viene anche dal fatto che il film é scritto e diretto solo da una delle due sorelle, Lana, mentre Lilly ha invece preferito rinunciarci dichiarando pubblicamente che Matrix per lei era ormai una parentesi chiusa.

A cui aggiungere poi il fatto che un’operazione del genere, dopo una trilogia che sembrava fatta e finita, rischiava di ridimensionare quanto di buono era stato fatto in precedenza.

 

Quindi perché rifare Matrix? E che cos’é (questo nuovo) Matrix?

Verrebbe quasi da rispondere “Matrix è controllo (...)” ma temo che la situazione sia un po' più complessa di così (anche se la risposta non sarebbe poi così sbagliata).

E purtroppo Matrix Resurrections (ri)nasce da una serie di combinazioni (infelici?) di circostanze.

 

The Matrix Resurrections” ????????????????????????????????????????????? |  JEDIYUTH

"Conosco (ancora) il Kung Fu"

 

Come già detto la trilogia originale aveva mostrato una serie di potenzialità (economiche) non totalmente sfruttate però dalla Warner.

Un po' perché i tempi (e il mercato) non erano ancora maturi, un po' perchè la stessa Warner ha mostrato a suo tempo di non avere le capacità per un tale sfruttamento (tra errori, scelte sbagliate e eccessivi timori di fare il passo più lungo della gamba) e un po' anche (soprattutto?) per una certa riluttanza delle stesse sorelle Wachoski ad avallare certe operazioni, soprattutto se queste si astenevano da un loro (totale?) controllo.

Ma la Warner ambiva da anni a sfruttare un brand dal potenziale enorme e forse non é un caso che siano passati quasi vent’anni da allora (una qualche clausola, ventennale e ormai in scadenza, impediva forse alla Warner di sfruttare Matrix senza previa autorizzazione e/o una divisione dei dividendi con le Wachoski? Chissà.), e in un’epoca in cui ogni grande Studio cerca di capitalizzare con qualsiasi cosa era difficile pensare che The Matrix ne venisse risparmiato, a maggior ragione ora con il lancio di HBO Max e lo sfruttamento, con serie, sequel e spin-off di ogni tipo, di tutti i brand a loro disposizione, da Harry Potter ai DC Films fino anche al più recente Dune.   

 

L’enorme credito guadagnato dalle due registe con The Matrix é stato irrimediabilmente eroso, poco alla volta, da tutta una serie di operazioni cinematografiche che si rivelavano spesso fallimentari (e non soltanto a livello economico) e che finiscono per creare qualche problema alle due sorelle, che necessitano del ritorno a un successo, di pubblico ed economico, per riuscire a continuare a operare con una certa autonomia.

La proposta della Warner di riprendere la saga di Matrix, con la nemmeno troppo velata minaccia in caso di diniego di riportarla comunque al cinema ma senza di loro, appare quindi come un’occasione d’oro anche per loro, e non solo per la Warner.

 

Inoltre la morte dei genitori nel 2019 ha spinto Lilly a prendersi un periodo sabbatico per concentrarsi su nuovi progetti mentre Lana, chiamata a occuparsi da sola del quarto capitolo di Matrix (che viene dedicato proprio alla loro memoria), ne sfrutta il lutto per costruire una storia partendo da qualcosa di molto più intimo e personale, riscrivendo il destino dei personaggi che aveva creato sfruttando i suoi “genitori” di finzione (Trinity e Neo) per dialogare direttamente con quelli reali recentemente scomparsi.

 

Matrix Resurrections, il nuovo trailer e cosa sappiamo del film in arrivo  |iO Donna

 

Ad ogni modo, senza gran parte dello staff responsabile della precedente trilogia e una parte del cast assente (Laurence Fishburne e Hugo Weaving o hanno rifiutato o non sono stati chiamati) e con lo spettro della pandemia a rallentarne le riprese quando non a paventarne addirittura la cancellazione, Matrix Resurrections arriva, non privo di una certa curiosità mista a paure e ansia, finalmente nei cinema di tutto il mondo.

 

Scritto insieme a David Mitchell, autore di Cloud Atlas da cui le Wachoski avevano tratto il film omonimo del 2012, e Alexander Hemon, il risultato alla fine é un oggetto strano e, a tratti, indecifrabile, quasi anarchico (o almeno vorrebbe tanto esserlo). Non troppo distante dalla prima (rivoluzionaria) pellicola ma ancora troppo simile ai successivi (e discussi) sequel ma anche un’operazione costruita (a tavolino?) per i fan ma anche nuovo punto di partenza per i nuovi. Proprio quello che voleva la Warner.

 

Di sicuro Lana Wachowski non ha usato mezze misure chiedendo al suo pubblico, prima ancora di comprenderlo, di accettarlo per quello che é. O meglio ancora di accettarlo nonostante quello che é.

E qui si ritorna (inevitabile) al primo Matrix e alla scelta tra pillola rossa e pillola blu.

Ovvero tra pollice verso e pollice giù. Tra prendere o lasciare. Tra giusto e sbagliato. Ma come il film insegna la scelta non esiste perché in realtà la scelta é già stata fatta prima.

E quindi il film é promosso (dai Pro-Wacho?) o bocciato (dai No-Wacho?) già prima ancora di vederlo al cinema e a prescindere dall’effettiva riuscita o meno della pellicola.

Coma da “programma” e come é ormai consuetudine in tempi così polarizzati come quelli di oggi.

 

Matrix Resurrection, Trailer e data di uscita per il ritorno di Neo – House  Cek

"scegli bene"

 

E invece la pellicola?

 

A tratti sembra una parodia, una specie di meta-critica al mondo cinematografico (e al proprio successo) con il paradigma Matrix=Hollywood, che ci tiene asserviti (?!) con prodotti sempre uguali e spremendo all’infinito idee e personaggi tra sequel, prequel e reboot, non é solo evidenziato ma anche sbattuto in faccia al pubblico in una lettura scontata ma anche davvero troppo, troppo ingenua

 

In qualsiasi forma d’arte, dalla letteratura alla musica, e fin dall’antichità è un qualcosa che si é sempre fatto.

I greci scrivevano sequel - dicasi sequel- dei loro drammi, spesso a richiesta diretta del pubblico o in base al successo riscontrato, adattando personaggi ed eventi anche in base al contesto geografico, politico o religioso del pubblico di riferimento. Bach letteralmente rimontava le sue opere scomponendo o riadattandone i pezzi di quel o di altri suoi lavori, mischiandoli nella continua ricerca della perfetta composizione armonica. Shakespeare viene periodicamente accusato di plagio (quando non di non essere mai esistito e i suoi lavori opera in realtà di altri) perché riprendeva, riadattava o riscriveva completamente pezzi o opere di altri autori ma faceva semplicemente quello che faceva qualsiasi altro autore dell’epoca, gli stessi anche nei confronti delle sue opere.

Per il cinema è esattamente la stessa cosa solo, essendo più recente e quindi più giovane, ci é arrivato molto dopo agli altri.

 

Ma questo Lana Wachoski lo sa benissimo e ci gioca consapevolmente, nelle sue pellicole, praticamente da sempre. Da dove credete che siano arrivate poi le idee per The Matrix? (qualcuno ha forse detto Dark City?...)   

E Resurections sa benissimo di essere (molto) in contradizione ma lo fa comunque con consapevolezza. Spetta poi allo spettatore (e ai Fanboy) non farsi prendere (troppo) in giro.

 

Ma, tra frame iconici e citazionisti delle precedente trilogia in ogni angolo, il fattore nostalgico e/o celebrativo viene come offuscato (oserei dire volontariamente) da un climax superficiale che rispecchia moltissimi dei difetti già visti in Reloaded e Revolutions ma é a questo punto che la Wachoski smonta la sua creazione pezzo dopo pezzo per svelare al contrario il vero cuore del film: ovvero la storia d’amore tra Neo e Trinity, già importantissima nelle precedenti pellicole ma che qui diventa assolutamente centrale, anche o proprio in funzione del ricordo dei propri genitori.  

 

Questa volta Matrix che ha sempre raccontato del confronto tra libero arbitrio e i vincoli invece di un destino prestabilito, tra la libertà di essere se stessi e una società e le sue regole che ti chiedono invece di essere altro, sceglie (o aveva già scelto?) di puntare tutto sull’amore più autentico e genuino, puro e altruistico.

Una bella “illusione” ma che ci porta a non arrenderci mai e a combattere sempre contro tutto e tutti ma anche una grande utopia come unica arma (o speranza) per combattere l’ego e l’individualismo imperante nel mondo.

Anche le scene d’azione sono ben lontane da quelle, spesso clamorose, della trilogia originale con scontri, che mischiano insieme arti marziali e sparatorie, disarmonici o addirittura confusi o fin troppo ordinari per gli standard che ci si aspettava, e le ambientazioni anonime e dimenticabili.

In fondo é evidente che a Lana non interessi più rivoluzionare (di nuovo) lo stile del cinema d’azione costruendovi attorno un tale immaginario scenografico che ha influenzato ogni film a venire. Qui invece l’azione é secondaria e lo si avverte anche troppo bene.

 

Matrix 4: Keanu Reeves sconvolto dopo aver visto il film!

 

Il compositore originale, Don Davis, lascia il posto al nuovo duo Johnny Klimek & Tom Tykwer che però non riescono a essere all’altezza, ed é soltanto nei riarrangiamenti delle musiche originali, quando queste si avvertono in qualche scena culminante, che Matrix si ricorda si essere ancora Matrix.

 

E se il ritorno di Keanu Reeves e Carrie Ann-Moss ai loro iconici ruoli non mostra particolari sussulti, lasciando che il passato dei loro personaggi lavorassero per loro, le new entry in ruoli mitologici come quelli di Morpheus e dell’agente Smith, rispettivamente Yahya Abdul-Mateen II e Jonathan Groff, sembrano invece spesso fuori posto, il primo per un ruolo troppo istrionico e sopra le righe rispetto all’originale (e il suo attore, opinione personale, sarebbe stato più interessante in una versione più simile al quella “reale”) mentre Groff, che ritengo comunque un’ottimo attore, appare semplicemente sbagliato nell’impersonare una versione di Smith, al contrario di Morpheus, troppo ricalcato a quello di Weaving.

Jessica Henwick nella parte di Bugs invece é la vera nuova forza trainante del film, a rappresentazione della nuova generazione non solo in Matrix ma anche nel pubblico, quella cresciuta con Matrix ma in Tv o in streaming e non al cinema, e a cui Lana dedica un’attenzione particolare (forse perché rappresenta il futuro della saga?).

 

Tornano nel film anche il Merovingio interpretato ancora da Lambert Wilson e la Niobe di Jada Pinkett-Smith mentre tra i nuovi troviamo Priyanka Chopra, Toby Onwumere e Neal Patrick Harris nella parte dell’Analista.

In un cameo compare anche Chad Stahelski (regista della saga di John Wick) nel ruolo di Chad, il compagno di Tiffany.

 

Matrix Resurrections - Wikipedia

 

Quindi, in definitiva, che cos’é Matrix (Resurections)?

Un’opera (forzatamente) concettuale e (commercialmente) nostalgica, un’unicum meta cinematografico antropologicamente permeato delle istanze della sua regista e, in parte, ostile ai suoi stessi spettatori, illogico alle logiche di mercato (e forse non é affatto un caso che si sia passati dall’Architetto all’Analista) e sempre a rischio di risultare didascalico e/o ridondante

Uno splendido e imperfetto “blockbuster” d’autore e, proprio in quanto tale, rischia di morire (cinematograficamente) senza lasciarsi dietro (al contrario di The Matrix) una vera e propria eredità di qualche tipo.

 

VOTO: 6

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