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Ariaferma

Regia di Leonardo Di Costanzo vedi scheda film

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La recensione su Ariaferma

di gaiart
8 stelle

“Tu stai in galera io no” “Ah si? Vogliamo fare gli spiritosi stasera, Lagioia? Dice Servillo a un sempre più splendido, umile, raffinato, illuminato Silvio Orlando nei panni di un carcerato, che aggiunge:Non c’è niente da ridere. E Servillo: “appunto!” Dialoghi secchi, aria malferma, facce perfette, grigio nei cieli, nei volti, nelle scene,

“Tu stai in galera. Io no” 

“Ah si? Vogliamo fare gli spiritosi stasera, Lagioia? Dice Servillo a un sempre più splendido, umile, raffinato e illuminato Silvio Orlando, nei panni di un detenuto dai trascorsi volenti.

 

Che aggiunge: "Non c’è niente da ridere". 

E Servillo: “appunto!” 

 

Dialoghi secchi, aria malferma, facce perfette. Grigio nei cieli, nei volti, nelle scene, negli abiti. Questo è l’incipit di Ariaferma, un film sociale, potente ed ermetico, ma nella sua sintesi dice tutto: ad esempio la precarietà dell’essere umano, oltre all'assurdità delle carceri, chiudendo bene una triade di Di Costanzo sulla criminalità organizzata con L'intervallo e sul mondo del volontariato con L'intrusa. 

 

Arzano. Bertone. Buonocore. Cacace. Fantaccini, Lagioia e Nuzzo. Sembra una formazione calcicistica, ma l'affiatamento del campo qui non è vitale.

Anche i nomi sono quindi perfetti! Uno più potente dell’altro.

 

Tutto ristagna. E riesce a dire molto nonostante l'odore di morte. Cioè vi si afferma la completa e sublime desolazione dell’uomo rinchiuso, la solitudine dell’uomo con o senza mura, evidente anche in quelli liberi, perchè equipara secondini a carcerati.

Tutti nella stessa melma esistenziale che è la vita. Ed è qui più che mai dove la ricerca di un accordo mediato e di un dialogo si stendono glabri come gatti al sole.

Si crea una tensione palpabile e spalmabile per tutta la durata del film, come il burro sulle fette biscottate. 

 

Questo lascia sospesi tra la ricerca del dialogo e la paura che la cattiveria prenda il sopravvento con la tragedia imminente, che spesso la accompagna.

 

 

Ci riesce bene Di Costanzo a narrare un incontro tra due mondi che vivono paralleli: quello della polizia penitenziaria e dei sorvegliati speciali,  ma che, ahimè, come due rette, sono destinati quasi sempre a non incrociarsi mai. Eccetto che qui dove ariamppaiono timidi tentativi di umanità da parte di un intelligente Servillo - capo guardie - che, per una volta, si fida di coloro che detiene e sorveglia. 

 

E' un film poi sulla fiducia. Uno dei temi centrali, che qui, in questo contesto, è più importante persino di un pasto.

 

Inquadrature secche, dal basso, per far sentire ancora più impotenti questi dannati di un girone dantesco: i cosidetti uomini- gli esseri umani che lo abitano e che con tutta la loro umanità, ci fanno sentire a casa e esattamente come uno di loro.

 

 

 

 

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