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Old

Regia di M. Night Shyamalan vedi scheda film

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La recensione su Old

di maghella
6 stelle

locandina

Old (2021): locandina

Guy e Prisca sono una coppia in crisi, che decidono di portare i loro due figli (Trent di 6 anni e Maddox di 11) in vacanza per poter trovare il modo migliore di comunicargli  la decisione della loro separazione. Prisca ha un tumore, che ha tenuto nascosto ai figli perché sicura di poter guarire. Ha scelto lei il luogo di villeggiatura grazie ad un concorso a premi. Il resort che li ospita è a 5 stelle, l’accoglienza si rivela subito speciale grazie ad un cocktail di benvenuto fatto appositamente secondo i gusti personali degli ospiti. Trent fa amicizia con il nipote del direttore d’albergo, un bambino molto socievole, anche se malinconico perché consapevole che le sue amicizie rimangono sempre legate al breve tempo di permanenza degli ospiti nella struttura. Ma tra Trent e il suo nuovo amico nasce un'intesa speciale, i due ragazzini in poche ore riescono a creare un loro codice segreto di scrittura, che gli permette di comunicare tramite bigliettini misteriosi. La famiglia di Trent viene invitata dal direttore a passare una giornata in una spiaggia isolata e bellissima, circondata da rocce altissime, insieme ad altri clienti privilegiati. A fare compagnia a Prisca, Guy e i loro figli ci sono un medico chirurgo con la bella moglie, la madre di lui e Kara la piccola figlia di 5 anni. Sulla spiaggia vi è già un rapper famoso, anche lui ospite dell’albergo, e dopo qualche ora vengono raggiunti da un’altra coppia ritardataria. La bella giornata di vacanza si trasforma ben presto in un incubo quando Trent scopre nelle acque il cadavere di una giovane donna. Mentre gli adulti cercano di capire chi sia la vittima e cosa le sia capitato, i bambini iniziano ad accusare alcuni cambiamenti, che la macchina da presa non ci svela subito ma che ci fa soltanto intuire. Le voci cristalline diventano più profonde, le manine si fanno più affusolate, i costumi sono sempre più stretti. Tutto viene ripreso in modo ravvicinato, allungando sempre di più lo sguardo sull’orizzonte e rivolgendo l’attenzione su quello che fanno gli adulti. Adulti oramai in preda al panico che non riescono a trovare il modo di uscire dalla spiaggia, perché una opprimente pressione impedisce a chiunque di raggiungere una via di scampo e chiedere aiuto. Ben presto è chiaro che la spiaggia è un recinto a cielo aperto in cui il tempo marcia a velocità quadruplicata: chi è troppo vecchio muore, chi ha un tumore deve essere immediatamente operato, chi ha problemi psichiatrici perde sempre di più il controllo e diventa pericoloso. I bambini diventano adulti nel giro di poche ore sotto gli occhi increduli dei loro genitori. Fino a questo punto, e si parla di quasi più della metà del film, la storia riesce a mantenere lo spettatore (o me per la precisione) con l’attenzione molto alta. So per esperienza che con film di questo genere bisogna fare compromessi: le spiegazioni non devono essere tutte esaustive e logiche; si deve entrare in empatia con la storia e per 90 minuti mollare tutte le certezze della vita reale ed entrare in quello che una volta veniva chiamato “ai confini della realtà” (titolo di una famosa serie televisiva americana degli anni ‘60 che mi piaceva molto). Io l’ho fatto: sono entrata in questo stato di “comprensione”, o almeno ci ho provato, ma in alcuni casi i dialoghi e le situazioni troppo forzate, per non dire quasi imbarazzanti, hanno messo a dura prova la mia buona volontà di voler entrare in empatia con il film. Shyamalan è un regista che ha sempre cercato di utilizzare un linguaggio fantastico per raccontare storie che parlano di controllo, di malattia e isolamento. La spiaggia meravigliosa di Old ricorda molto il villaggio di altri tempi di “The Village”, in cui gli abitanti non potevano uscirne perché terrorizzati da una presenza misteriosa. In questo caso i turisti hanno scelto la propria prigionia in maniera inconsapevole, vittime di un esperimento da parte di una multinazionale farmaceutica, vengono utilizzati come cavie a loro insaputa. Controllati da misteriosi occhi lontani, hanno a disposizione poche ore per poter fare i conti con il tempo che gli rimane: per alcuni molto poco, per altri più lungo ma denso di emozioni contrastanti. La famiglia sana nel loro amore riesce a trovare il modo di sopravvivere per il tempo che gli è concesso, Trent e Maddox nonostante essere diventati improvvisamente adulti, ritrovano i bambini che sono stati solo poche ore prima e arrivano ad una reale soluzione che li porterà in salvo. Concetti importanti che vengono risolti (purtroppo) in maniera affrettata, con un finale appropriato forse per una puntata di una serie televisiva ma non per un film che poteva ottenere un risultato migliore con uno sforzo maggiore nei dialoghi (per lo meno) o nella sceneggiatura (qualche personaggio in meno e qualche informazione sugli aspetti psicologici in più li avrei apprezzati ad esempio). Tutto sommato un film che mi ha divertito e che mi ha fatto volare i primi 70 minuti, gli ultimi 20 mi hanno forse delusa un po’ troppo. Ho apprezzato molto l’utilizzo della macchina da presa che si muove tra i protagonisti come un uccello in volo o come un pesce in acqua, quasi a divenire l’unico elemento realmente libero della storia.

M. Night Shyamalan si riserva come di consuetudine un piccolo ruolo nel film, ma sempre simbolicamente importante. Il vero colpo di scena (caratteristica che lo ha reso famoso) è  forse proprio questo: è lui quello che non invecchia mai, da 25 anni a questa parte pare che il tempo per lui sia andato molto a rilento.

Note personali:

dopo 19 mesi sono tornata a vedere un film in una sala cinematografica, ed è forse stata proprio questa l’emozione più grande della serata. Un luogo che ho sempre privilegiato per il mio tempo libero, e che frequentavo abitualmente quasi 2 volte a settimana, oggi l’ho vissuto come un grande privilegio. Con mia grossa sorpresa la sala era molto più affollata di quanto lo sarebbe stata in periodi pre pandemici, causandomi non poca ansia, tanto da dover avvisare un addetto perché controllasse che gli spettatori indossassero la mascherina durante la proiezione. Non siamo ancora fuori dall’emergenza pandemica, non è ancora in uso il green pass e soprattutto le persone non hanno ancora tutti l’educazione ad un comportamento civile, rispettoso e adeguato per poter affrontare in sicurezza questi momenti così delicati. Alla fine però mi sono rilassata e mi sono gustata il mio film, minuto dopo minuto, senza invecchiare troppo velocemente per fortuna.

 

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