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La guerra di domani

Regia di Chris McKay vedi scheda film

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La recensione su La guerra di domani

di YellowBastard
4 stelle

Come tantissime altre proposte cinematografiche del biennio 2020/2021 anche La Guerra di Domani, blockbuster della Paramount da 200 milioni di dollari, ha affrontato tutta una serie di problematiche, causa pandemia, risolte con lo Studio che, ancora una volta, ha reindirizzato la pellicola verso lo streaming, in questo occasione vendendo tutto ad Amazon Prime Video, ormai unica ancora di salvezza per produzioni prive del supporto di piattaforme proprietarie (come, ad esempio, Disney Plus) e finendo per alludere inconsapevolmente nel titolo (La guerra di domani) allo scontro, ormai in atto da tempo, tra il cinema più classico e la nuova frontiera di intrattenimento delle piattaforme digitali.

 

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Dopo un inizio in media res piuttosto decontestualizzata quanto altrettanto fuorviante il film torna a somigliare a una delle più classiche storie americana, con un’idea nemmeno troppo male ma che difetta principalmente di scrittura, di messa in scena e con l’immancabile familiarismo hollywoodiano qui reiterato oltre il livello di guardia e che, nella sua eccezione più emotiva, cerca di rispondere alla domanda “che cosa siamo disposti a fare pur di proteggere le nostre generazioni future?”

La concezione fantascientifica alla base della pellicola viene quindi sfruttata per “analizzare” il senso di genitorialità ma nel suo senso più ampio, partendo da quella di un semplice individuo nei confronti di una figlia per finire con l’ abbracciare l’intero futuro del genere umano.

 

Inevitabile quindi che il focus sia irrimediabilmente sul lato più umano della vicenda, soffermandosi sull’umanità dei protagonisti anche a discapito del contesto fantascientifico generale, messo in secondo piano per enfatizzare quello che provano i personaggi, cosa vedono e sentono gli uni con gli altri, in una situazione poi così estrema, per un approccio quasi antropologico ma che cozza anche terribilmente con un semplicismo esasperante che si respira invece nel contesto generale.

 

La pellicola, scritta da Zach Dean (Le ultime 24 Ore, Legami di sangue), è continuamente marcata da questo soggettivismo umano a cui non mancano i soliti stereotipi nei personaggi, dialoghi terribilmente esplicativi e una trama, così bloccata sul concetto di famiglia, che finisce per sfondare la sospensione dell’incredulità (nel futuro la leader della resistenza non ha bisogno di uno scienziato Premio Nobel o di un qualche genio militare ma di.. papà!) ancora più delle nozioni o dei concetti fantascientifici che dovrebbero regolare i viaggi nel tempo o le azioni di guerra nel mondo del futuro.

 

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Ma è anche un film piuttosto ambiguo, di facciata piuttosto neutrale (ma é abbastanza facile, a guardar bene, capire da che parte pende pur senza fare propaganda troppo esplicita) o che tende, attraverso le tre diverse generazioni della famiglia protagonista, in una improbabile e grossolana riunificazione (per il bene ovviamente delle generazioni future) delle diverse anime che oggi dividono l’America, in parte conservatore, che si schiera dalla parte dei redneck (che non si fidano di un governo che li manda a morire senza pensarci due volte per poi assumersi fraudolentemente i meriti della vittoria) e in parte liberal ed ecologista, denunciando i pericoli di un riscaldamento globale che favorisce involontariamente l’invasione aliena e quindi la distruzione del mondo.

Anche se l’incipit di partenza é abbastanza buono, per quanto non proprio originalissimo, La guerra di domani risulta troppo mono-dimensionale piegandosi nella sua estetica spettacolare e privandosi dei diversi spunti di carattere etico, ambientalista, politico o filosofico soltanto abbozzate e che il film invece potrebbe offrire, penalizzando oltre modo un prodotto che assomiglia più che a un film a uno spettacolare videogioco.

 

Assuefatti alle sue volontà ludiche sia il sorprendentemente serioso Chris Pratt che il ricco cast di supporto, a iniziare dalla sempre bellissima Yvonne Strahovski e da un palestrato J.K. Simmons e poi a seguire il comico Sam Richardson, una sprecata Betty Gilpin, Jasmine Matthews, Mary Lynn e Keith Powers.

 

La guerra di domani si rivela quindi più come un fantasy movie con pretese, poi però disconosciute, di toccare temi esistenziali anche di un certo peso ma che invece punta quasi esclusivamente alla sua forma più spettacolare senza trovare né il tempo né (presumibilmente) la voglia di dare maggiore spessore ai suoi potenziali contenuti.

 

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VOTO: 4,5

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