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Mondocane

Regia di Alessandro Celli vedi scheda film

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La recensione su Mondocane

di diomede917
6 stelle

CIAK MI GIRANO LE CRITICHE DI DIOMEDE917: MONDOCANE

 

Nel 2021 la nostra cinematografia ha deciso di puntare sulla descrizione di un’Italia distopica e post apocalittica.

Se Anna e La terra dei figli prendono ispirazione dai racconti di Ammaniti e Gipi molto pre covid, Mondocane di Alessandro Celli cambia prospettiva e ambienta un proprio Mad Max in una futuribile Taranto.

Una Taranto vittima della contaminazione prodotta dalle acciaierie dell’Ilva e che ha diviso la città in due zone molto ben distinte.

Una Taranto Nuova dove vive una società da cartolina e una Taranto Vecchia che orbita intorno alla fabbrica e che è diventata una favela senza regole, dove vige la legge del più forte, dove la violenza è un vero stile di vita e dove nemmeno la polizia è autorizzata ad entrare ma solo un’unità speciale di disinfestazione.

Il film si apre proprio con un inseguimento tra un blindato della polizia e gli appartenenti la banda delle formiche che ricorda molto la saga realizzata da George Miller.

Proprio come Anna e La terra dei figli, sono i ragazzini al centro di tutto. Generazione che subisce prima il mondo adulto per poi sovvertire i ruoli all’interno di un gioco violento dal quale non si torna mai indietro.

Ragazzini che vengono rappresentati in tre scale sociali senza speranza o via d’uscita:

O dei cani randagi che vivono alla giornata come Pietro e Christian i protagonisti del film, schiavizzati da vecchi pescatori che insegnano loro a nuotare sottacqua per recuperare materiale o a fare bocchini per soddisfare i loro piaceri bestiali;

O delle Formiche laboriose che vivono di istinti violenti alle dipendenze di Testacalda, uno spiritato Alessandro Borghi che è un mix di Tom Hardy in Bronson e Alessandro Borghi quando fa il disagiato sociale;

O degli orfani controllati dallo Società attraverso un braccialetto elettronico che alternano la loro vita tra lavori di fatica nella parte produttiva rimasta delle acciaierie e attività fisica nel mare di Taranto Nuova. Una sorta di centro di rieducazione.

Mentre gli adulti o sono personaggi squallidi oppure dei poliziotti che cercano di salvare il salvabile.

Alessandro Celli nella sua opera prima mescola un po’ di generi, da Oliver Twist al Saviano della Paranza dei bambini fino ad arrivare agli sfondi fatiscenti e devastanti che ricordano molto la location di Dogman di Matteo Garrone.

Ed è la produzione a firma Groenlandia di Matteo Rovere che garantisce una chiave più di genere a dispetto di un’opera che all’apparenza possa essere di stampo neorealista.

I protagonisti sono due ragazzi che sognano di svoltare ed entrare nella banda che domina la zona. Dopo il primo lavoretto che fanno per le Formiche, Pietro viene chiamato Mondocane (come il negozio che ha incendiato per sgarro) e Christian viene chiamato Pisciasotto per via degli effetti causati dalla sua epilessia.

Purtroppo per loro l’esperienza e la formazione che faranno durante lo svolgersi della storia ne trasformerà totalmente i loro caratteri mettendo a dura prova la loro amicizia imponendo scelte difficili e dolorose da prendere.

Nonostante gli intenti siano più che lodevoli e la voglia di fare qualcosa di diverso è tangibile, il film ha nella sceneggiatura il suo tallone d’achille.

La storia ha troppe parentesi che rimangono aperte e non prende una chiave di lettura ben precisa.

Così abbiamo questa Taranto vittima degli effetti del suo inquinamento che rimane solo uno sfondo dove collocare la storia, una poliziotta da un passato tormentato come orfana che combatte una sua guerra personale contro non si sa chi, membri della banda che vengono torturati o si sacrificano in nome di un codice interno poco chiaro.

Il film più volte rischia di sbandare per questi vuoti tecnici che vengo fortunatamente colmati dalla messa in scena del regista ma soprattutto dalla bravura dei due ragazzini protagonisti che in un crescendo di emozioni ci regalano un bellissimo finale che ti fanno pensare di dare molta fiducia al nuovo cinema italiano fatto di gente coraggiosa come Matteo Rovere e il suo team di lavoro.

Voto 6 quasi 6,5 ma che ha rischiato di essere 5,5.

P.S. Mi auguro che Alessandro Borghi non abbia gli occhi spiritati anche nella vita perché non oso immaginare come ordini un caffè al bar.

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