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Come un gatto in tangenziale - Ritorno a Coccia di Morto

Regia di Riccardo Milani vedi scheda film

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La recensione su Come un gatto in tangenziale - Ritorno a Coccia di Morto

di Andreotti_Ciro
5 stelle

Giovanni e Monica si sono lasciati ormai da tre anni ma mentre lui ha iniziato a frequentare una nuova persona, Monica è invece finita in carcere per un furto commesso dalle due gemelle, Pamela e Sue Ellen. Per poter essere rilasciata in anticipo Monica pensa di rivolgersi proprio a Giovanni il quale grazie alle sue conoscenze la fa rilasciare a patto che svolga un periodo di servizi sociali presso la comunità di San Basilio gestita da Don Davide. Nel frattempo anche Alessio, figlio di Monica, e Agnese, figlia di Giovanni, si rincontrano ma a Londra dove Agnese studia al college e Alessio lavora come cameriere.

 

A quattro anni di distanza dal precedente capitolo diretto sempre da Riccardo Milani, e tracciato sull’esperienza personalmente vissuta con sua figlia, si ritorna a narrare delle incomprensioni fra due mondi apparentemente inconciliabili e distanti sia geograficamente che in termini morali. Da un lato il borghese Giovanni, ancora alle prese con la sua think tank rivolta al recupero urbano di luoghi altrimenti abbandonati. Dall’altro Bastogi, periferia nord ovest della capitale e luogo ancora degradato esattamente come quattro anni fa, oltre che quartiere dove risiede Monica in compagnia delle due gemelle cleptomani che l’hanno trasformata a sua insaputa in una loro complice. Nel mezzo una trama che rispetto alla novità presentata con la prima pellicola, stenta a decollare, nonostante l’arrivo di Luca Argentero, nel ruolo di un parroco dai metodi sbrigativi e di frontiera, e un’apparizione un po’ più prolungata di Claudio Amendola, nel ruolo del pluripregiudicato ex marito di Monica. Sarà proprio su queste poche aggiunte e sulle disavventure legali della stessa Monica, con tanto di ritorno a Coccia di Morto, spiaggia del litorale che aveva rappresentato il vero spartiacque fra le differenti visioni dei due nuclei, borghese e proletario, che si arriva a un finale conciliante. A nulla purtroppo vale, per risollevare quest’ultima fatica, la pur ottima prestazione del duo Albanese – Cortellesi, arrivato alla terza pellicola e affiatato come non mai.

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