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Come un gatto in tangenziale - Ritorno a Coccia di Morto

Regia di Riccardo Milani vedi scheda film

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La recensione su Come un gatto in tangenziale - Ritorno a Coccia di Morto

di diomede917
6 stelle

CIAK MI GIRANO LE CRITICHE DI DIOMEDE917: COME UN GATTO IN TANGENZIALE – RITORNO A COCCIA DI MORTO

 

Squadra che vince non si cambia e soprattutto i cinema italiani sperano tanto che la squadra ripeta i fasti di tre anni fa quando il primo Gatto in tangenziale incasso 10 milioni di euro nella speranza che sia lo stimolo di una rinascita per un ambiente che ha sofferto e molto l’effetto Covid.

I segnali dell’anteprima di Ferragosto sono molto incoraggianti.

Il Regista Riccardo Milani prima di far ritornare a Coccia di Morto i protagonisti del primo film li ricontestualizza in un nuovo conflitto Centro/Periferia, Radical Chic/Cultura Coatta riproponendo ed estendendo il tema già trattato, sempre con successo, in Scusate se esisto.

Il film si apre con i due protagonisti ancora “Impicciati” con i loro problemi ma separati come se la previsione della loro relazione vista come un gatto in tangenziale fosse vera.

Monica è finita in carcere per colpa dello “Shopping Compulsivo” delle sue sorelle gemelle, Giovanni è alle prese con il nuovo progetto del suo Think Thank “Portare la cultura nelle periferie romane”.

Alessio è a Londra a fare il cameriere/Lavapiatti e Agnese è a Londra per studiare.

Ed è in questo contesto che Monica chiede aiuto a Giovanni per evitare che il figlio venga a sapere della situazione e lui si prodiga a commutare la pena da detentiva a servizi sociali da scontare in una chiesa a San Basilio gestita dal prete “Pio ma molto Pio” Don Davide interpretato da un “Troppo Bono” Luca Argentero.

Un incipit un po’ forzato per virare il tema del primo film “E’ tutto un magna magna” a quello più impegnativo del “Con la Cultura nun se magna”.

Riccardo Milani centra l’obiettivo a sprazzi rischiando di trasformare i personaggi che con i loro conflitti erano il vero punto di forza del primo film in caricature di loro stessi e più volte nel film si ha la sensazione di assistere ad una puntata dei Cesaroni più che al sequel di Come un Gatto in Tangenziale.

E i nuovi arrivi non è che diano tanto questo valore aggiunto sopratutto Sarah Felberbaum totalmente fuori contesto.

Gli intenti del film sono più che nobili e gli sceneggiatori non si adagiano sugli allori del successo precedente puntando in alto sul valore della bellezza e della cultura come base per elevarsi e migliorarsi.

C’è molta poesia nella proiezione del Dramma della Gelosia di Scola in questo quartiere casermone con gli occhi sognanti di Paola Cortellesi che guarda ammirata Monica Vitti e Marcello Mastroianni, ma anche molta demagogia nella rappresentazione delle bellezze di Roma viste rigorosamente in monopattino ecosostenibile o nel prete di periferia più comunista dei radical chic che regala la luce agli abusivi delle case popolari (fatto realmente accaduto che ha visto protagonista l’elemosiniere del Papa).

Le risate tardano a venire soprattutto all’inizio perché imbrigliate in gag un po’ telefonate, poi quando la coppia Albanese e Cortellesi inizia a scaldarsi il film decolla verso un finale aperto che fa presagire un Gatto in Tangenziale 3 pirotecnico.

Un appunto per chi ha scelto di chiudere il film sulle note di Jerusalema: “MA VATTELO A PIGLIA’ NDER CULO”

Voto 6

 

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