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Garage Olimpo

Regia di Marco Bechis vedi scheda film

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La recensione su Garage Olimpo

di giorgiobarbarotta
8 stelle

Marco Bechis è uno che ha vissuto sulla propria pelle i fatti riportati sullo schermo. Quello dei desaparecidos è un tema di importanza fondamentale per capire appieno il Sud America e il nostro tempo. La privazione dei diritti fondamentali - di espressione, di movimento, di libertà di parola e di pensiero - e la scomparsa fisica di migliaia di individui è cosa di ieri. Tra la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta si è stimato che solo in Argentina, dov'è ambientato il film, siano state rapite, tenute prigioniere in carceri segrete, torturate e uccise fino a 40.000 persone. Vicende e numeri impressionanti, sconvolgenti. Una giovane maestra, intenta all'insegnamento volontario nelle baraccopoli fuori Buenos Aires alle classi più povere, tenute nell'ignoranza, viene catturata dalle forze di polizia e segregata. Subirà la tragica sorte di molti altri suoi concittadini dissidenti e militanti. La pellicola, scura, claustrofobia, alterna riprese aeree, come a sottolineare la superficie sulla quale tutto scorre apparentemente in modo ordinario, a scene girate nel sudicio garage in cui vengono tenuti reclusi e sottoposti a interrogatori, scariche elettriche, vessazioni di vario genere e lavori forzati gli oppositori del regime militare. Maria, questo il nome della ragazza, instaura un rapporto di dipendenza, e di speranza appesa a un filo, con un suo carceriere, già conosciuto prima dell'arresto. La madre proverà a mettersi sulle sue tracce affrontando omertà, collusione delle istituzioni a vari livelli, gravi rischi, fino a mettere in gioco la propria pelle. Il regista italo-cileno procede in modo duro e realistico calandoci in un girone dantesco difficile da digerire. Scompare gente, scompaiono beni materiali, proprietà. Violenza, rassegnazione, un muro di silenzio surreale, terribile. Sdegno, rabbia e frustrazione si accavallano alla visione dei vergognosi eventi, passati alla storia e tristemente noti. Mai quanto basta, purtroppo, va detto. Negazione della dignità dell'essere umano, sprezzo per la vita, indifferenza alle sofferenze altrui, strumentalizzazione della paura, il peggio di cui si possa essere capaci, in mano al potere costituito, al sistema. Non esagera mai Bechis, ha senso della misura nel narrare l'orrore. Ma non le manda di certo a dire ai responsabili di tali atrocità. E ne ha ben donde. Non ci viene risparmiato , verosimilmente, quanto accaduto in quel periodo. Indelebile negli occhi dello spettatore il portellone dell'aereo in volo sull'oceano e il suo pietoso carico dato in custodia alle onde. Se si pensa al ventesimo secolo come a un secolo di civiltà e progresso e lo si rapporta al numero di guerre, morti, genocidi e allo schifo di cui è disseminato il mondo in ogni dove vengono i brividi e ci si domanda come si può arrivare a tanto. Cinema della memoria, fondamentale, civile, da divulgare e far emergere dai sotterranei. La settima arte è anche questo: portar luce, smuovere coscienze, essere insegnamento, monito.

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