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Raya e l'ultimo drago

Regia di Don Hall, Carlos López Estrada, Paul Briggs, John Ripa vedi scheda film

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La recensione su Raya e l'ultimo drago

di AlbertoBellini
7 stelle

Classico n. 59. Raya and the Last Dragon aderisce al modello di racconto di formazione on the road con cui Disney ci ha indottrinato sin dagli albori. Sorge però, durante la visione, qualcosa di diverso, come se si respirasse un’aria inedita. Non è un caso che si tratti del primo lungometraggio d’animazione concepito nell’odierna (eppur medievale) era delle polemiche volte a calunniare le azioni – e quei pochi passi in avanti fatti – di una fantomatica ‘dittatura’ del politically correct. Giunti al 2021, espressioni come “uguaglianza” non restano che tali, un’utopia, una condizione più vicina alla fiction che alla realtà: è proprio questo di cui parla Raya. Il regno di Kumandra (nel quale è ambientato) – al di là del rappresentare un vasto compendio di culture e grammatiche cinematografiche, dal western e le arti marziali a Kurosawa – non è che un riflesso del nostro status costituitosi, e oramai vincolato, all’individualismo. L’immaginario di Raya, consapevolmente scritto e certificato (come ai tempi in cui solo Disney sapeva fare), si manifesta appassionato ma sopratutto razionale e coerente con sé, tanto lontano quanto attiguo al nostro quotidiano. Non mancano certo situazioni e creature di fantasia, spiriti e re, draghi e principesse, ma Raya tiene i piedi ben saldi a terra: non v’è mito, manufatto o formula magica che ci possa salvare; disponiamo solo di noi stessi, in quanto umani. È su questo percorso, maturo e ispirato, che Disney deve mantenersi: riecheggiando la tradizione, volgendosi al futuro.

 

scena

Raya e l'ultimo drago (2021): scena

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