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Eyes Wide Shut

Regia di Stanley Kubrick vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Eyes Wide Shut

di laulilla
10 stelle

Flm bellissimo, uno dei capolavori di Kubrick, grande e visionario regista che ogni volta, ad ogni sua opera mi commuove e profondamente mi emoziona. Anche di questo, ho provato a scrivere qualcosa, poco di nuovo, purtroppo...

 

 

Una lunga gestazione

 

Dopo Full Metal Jacket, Kubrick pareva aver abbandonato il cinema.  Si sapeva, in verità da tempo, che stava  lavorando per portare sullo schermo Traumnovelle*, il grande racconto di Arthur Schnitzler che era piaciuto a Freud, e si sapeva anche dei numerosi ostacoli che sembravano impedirgli di realizzare quel suo progetto a lungo vagheggiato: aveva trovato molte difficoltà nel formare il cast degli attori, gli occorreva uno sceneggiatore che, libero da altri impegni, lo affiancasse, nonché una produzione che lo finanziasse.
Dopo innumerevoli traversie, infine, nel novembre 1996 iniziarono le riprese del film, che ora poteva contare su interpreti all’epoca ammirati e amati come Nicole Kidman e Tom Cruise, allora ancora sposati (si sarebbero separati due anni dopo l’uscita del film).
Seguirono Il 16 luglio 1999 l’uscita americana, e il 1 settembre dello stesso anno  l’anteprima europea, alla 56ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.
Nel novembre  la Warner Bros dichiarò che con un guadagno globale di 155.655.000 $, Eyes Wide Shut era stato il maggiore successo commerciale di Kubrick; il secondo negli USA, dopo 2001: Odissea nello spazio.

Purtoppo, iI regista si era spento nel sonno a Londra il 7 marzo 1999, cinque giorni dopo avere consegnato alla Warner Brothers il montaggio del film: il lavoro era finito, ma ancora privo di sound mixing e del bilanciamento colori. Fu perfezionato insieme alla Fondazione Kubrick, sulla base delle indicazioni lasciate da lui, che nel suo perfezionismo aveva previsto, come sempre, di differenziare le edizioni europee rispetto a quella destinata al pubblico americano; sappiamo anche, da Riccardo Aragno, che la versione italiana dI Eyes Wide Shut era stata affidata per il doppiaggio a Mario Maldesi, di cui il regista molto si fidava:
http://www.archiviokubrick.it/testimonianze/persone/maldesi.html

 

La fortuna dell’opera e i rapporti con il racconto

 

L’opera fu accolta quasi ovunque con diffidenza, forse perché pesarono  alcuni pre-giudizi, fra i quali, principalmente, il sospetto che il regista non avesse potuto concludere il proprio attesissimo film, lasciandolo aperto alle manipolazioni successive del produttore senza averne rivisto alcune parti, considerate troppo difformi dal lungo racconto di Schnitzler, del quale, tuttavia aveva mantenuto pressoché intatta l’ossatura, ovviamente con le aggiunte e le variazioni fondamentali che la mutata situazione del mondo richiedeva.
Fra Traumnovelle (elaborato e scritto negli anni’20 del Novecento) e il film di Kubrick, concluso dopo tre anni di tournage nel 1999, erano passati quasi ottant’anni e molta storia: due guerre mondiali avevano fatto piazza pulita del mito della Felix Austria, dei valzer di Strauss e dell’apparente spensieratezza gaudente dell’alta borghesia imperiale, alla quale granduchi e principesse avevano offerto lussuosi modelli e ricevimenti nelle belle magioni piene di crepe – lumi e lustrini le dissimulavano – paravento di seduzioni fedifraghe e di profondi sensi di colpa. Non a caso, proprio in quella Vienna Sigmund Freud aveva scoperto il disagio che, soprattutto nelle donne, produceva la contraddizione fra l’immagine di sé socialmente accettabile, e l’oscuro universo dei desideri inconfessabili, fonte di inquieti turbamenti e di disperazione.

La crisi delle certezze: questo era sicuramente stato il motivo principale dell’interesse di Kubrick per lo scrittore viennese, che gli ricordava come un’analoga crisi avesse investito l’alta borghesia newyorkese, sedotta – come quella mitteleuropea – dai modelli dell’alta società, che ora è quella del denaro e degli affari, nonché della ossessiva voglia di sesso, oggetto di consumo rapido, spesso perverso, ben distinto dal sesso tranquillo del dovere coniugale, insostituibile per la perpetuazione della specie.

Diventa perciò centrale nel film la figura di Victor Ziegler (Sydney Pollack), personaggio dell’invenzione kubrickiana, al cui ricevimento pre-natalizio sono invitati anche la bellissima Alice, ex gallerista a Soho, col marito Bill Hartman (Nicole Kidman e Tom Cruise), medico ambizioso che ha voglia di farsi strada fra la gente che conta a Manhattan. La coppia ha una bambina, Helene, che è affidata e seguita da una istitutrice ed è abituata alle lunghe assenze dei genitori.

 

La storia 

 

All’inizio del film la coppia sta per uscire; entrambi vestiti da sera si preparano a onorare l’invito di Victor Ziegler, il finanziere, che offre alle famiglie più in vista della metropoli una fastosa serata danzante per il Natale che si approssima.
Convenevoli, presentazioni, rinfreschi, champagne a fiumi e soprattutto noia; la coppia si divide in fretta: mentre Bill saluta Nick Nightingale (Todd Field) – compagno d’università, medico mancato e pianista al servizio di chi lo  paga durante le feste mondane – , Alice, un po’ ebbra, danza fra le braccia di Sandor Szavost (Sky Dumont), ungherese fascinoso e corteggiatore insistente. Bill, trattenuto da due modelle, è improvvisamente chiamato da Ziegler per risolvere, senza scandalo, il delicatissimo problema di Mandy Currant (Julienne Davis),  giovane donna con cui si era appartato nel salone da bagno, ora in coma da overdose.

Al ritorno, li ritroviamo al risveglio, dopo un rapporto d’amore: si prepara per lui la solita giornata di lavoro. Le tensioni latenti fra loro, presto sarebbero esplose: Alice, che durante il ricevimento della sera prima aveva perso di vista Bill, stimolata dalle reticenti spiegazioni di lui e resa aggressiva da una sigaretta di marijuana, abbandonando le proprie inibizioni, gli confessa il rimpianto per l’occasione mancata di un grande storia d’amore, l’estate precedente; gli parla del conseguente rimorso e dei sensi di colpa nei suoi confronti: un guazzabuglio di contraddizioni irrisolte, che rivelano a Bill la propria estraneità a una grande parte dell’universo di lei, ciò che era impensabile, poiché migliaia di anni di evoluzione e di cultura, come Alice gli aveva appena rimproverato, non gli erano bastati a conoscere la profondità del desiderio femminile…

La gelosia (?), ma soprattutto la ferita e l’umiliazione lo avrebbero accompagnato per due giorni, indirizzandone la curiosità vendicativa, presto rischiosa, quando seguirà Nick Nightingale in una villa fuori dalla metropoli, durante la festa riservatissima alla quale  l’amico, invitato per suonare, avrebbe partecipato.

È la seconda parte del film, quella oscura del travestimento mascherato di Bill, della musica sinistra che accompagna il rito della sottomissione delle donne in attesa di offrire il proprio corpo ai maschi pronti all’orgia, quella di Eros e di Thanathos, delle minacce ambigue (?), della paura e, infine, della visita all’obitorio: il momento della verità.

Che non coincide con il duplice smascheramento: Ziegler aveva scoperto le sue ambizioni piccolo borghesi e gli aveva chiarito, una volta per tutte, che quel mondo non era il suo;  Alice aveva trovato la sua maschera, e l’aveva sistemata, in sua assenza, sul cuscino, ciò che non l’aveva salvata dalla vergogna e dalla paura per un sogno, a sua volta… orgiastico.

 

 

 

 

 

Gioco di specchi e di rimandi continui, assecondati dal percorso quanto mai alterno di camere e carrelli, che creano indimenticabili pianisequenza, il film, girato in studio a Londra, ripercorre il viaggio notturno di Bill, secondo la struttura narrativa del romanzo, accompagnato dalla suggestiva musica di Sciostakovic nella prima parte, soprattutto, e da un mix musicale di forte impatto, dal Requiem mozartiano alla “micropolifonia’ di Ligeti, compositore del quale il regista si era già avvalso in passato (2001:odissea nello spazio e Shining).

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*Traumnovelle – Doppio sogno, nella bella traduzione pubblicata da Adelphi – scritta fra il  1920 e il ’25 è una lunga e dolorosa indagine – condotta dallo scrittore negli anni ’20 del Novecento – sulla crisi improvvisa tra Albertine e Fridolin, coppia di coniugi dell’alta borghesia viennese che, durante una festa di carnevale, scoprono la profonda frattura fra l’immagine di persone per bene, che vorrebbero dare di sé al mondo esterno e la realtà profonda e oscura dell’universo rimosso dei desideri sessuali  inconfessabili.



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