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Il collezionista di carte

Regia di Paul Schrader vedi scheda film

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GIMON 82

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La recensione su Il collezionista di carte

di GIMON 82
8 stelle

La galleria di Schrader si arricchisce qui di un altro personaggio complesso e dalle mille sfumature.Un Oscar Isaac in stato di grazia e volto oscuro di un America tormentata dai demoni Iracheni.Un film secco e lineare, implacabile e giustizialista, dove il "tavolo verde" funziona come contraltare di una vita in cerca di redenzione.

"Punta poco, perdi poco" dice William Tell al giovane Cirk, ma quanto si è disposti a perdere,quando si è già perso tutto? .In questa sua nuova e bellissima opera, Paul Schrader rimette in campo tormenti e traumi esistenziali nel volto di un Oscar Isaac  emaciato e prigioniero della sua vita,un Isaac che in una performance davvero maiuscola (e in odore di premi) interpreta un ex marine macchiatosi di crimini orrendi in quelle che furono le torture ai prigionieri di Abu Graib.

Una macchia del recente passato della storia a stelle e strisce, riportata in auge dal sempreverde Schrader che alla bellezza di 76 primavere, ci regala un film secco,lineare e pregno di un eleganza asettica, degna del suo mentore artistico Bresson.

Lo fa servendosi di un attore che qui mostra un talento multiforme, nel consegnarci un uomo la cui vita è una sorta di "mise en scene" colma di fantasmi, dove il tavolo verde funziona come una velenosa ossessione per regolare i conti coi propri vuoti.

Tutto inizia da un carcere dove Tell è detenuto, la sua voce off ci inoltra nel penitenziario militare nel quale sconta la pena. Stanze fredde e bianche, rigide regole sono quelle che scandiscono il tempo del soldato Tell, egli da sempre ribelle alle regole, sembra aver trovato nel carcere un Eden personale che lo protegge dai traumi del passato.

Tell incontra qui il gioco del poker, diventandone in breve tempo un asso, una sorta di "Samurai" delle carte, metodico e rigoroso, riservato quanto basta ,nel non attirare su di sè i riflettori. Colpa, tormenti e voglia di espiazione rincorrono il nostro Tell ,nel suo peregrinare di casinò in casinò, non alla ricerca di gloria e ricchezza, ma più nel consegnarsi anima e corpo ad una sorta di rituale purificatore, attraverso le sfide con le carte. Più che un film sul demone del  gioco, Schrader rimette sul tavolo la sua idea di cinema "spirituale", dalla purezza innata, nelle riprese a mano che inseguono il protagonista ed in quelle claustrofobiche ,dove mostra tutto l'orrore delle carceri irachene. Con metodo ed esperienza la sua regia ci restituisce stanze di motel periferici  resi "asettici" dal protagonista, in una sorta di "arredamento" freddo e lugubre nel voler rappresentare il suo "carcere" eterno. Ma come in ogni film di Schrader,vi è sempre un incontro regalato dal fato,in questo caso dal figlio adolescente di un suo ex commilitone e da un avvenente manager di talenti del poker.

locandina

Il collezionista di carte (2021): locandina

Entrambi ognuno a modo proprio, rappresentano per Tell una sorta di "trait d'union" col ritorno ad una vita oramai interrotta, Cirk è un giovane sfortunato che grida vendetta per la fine del padre, militare incriminato come Tell per i crimini commessi ad Abu Graib. Egli confida nell'esperienza di Tell per vendicarsi dell'istruttore del padre , tale John Gordo (Willem Dafoe) un ex mercenario che l'ha fatta franca ed ora riciclatosi come consulente dei corpi di polizia. Dall'altro lato vi è la procace La Linda,interpretata dalla brava Tiffany Haddish, figura femminile genuina e intraprendente che non nasconde una certa attrazione per il misterioso Tell. Questi incontri fortuiti rimettono in pista Tell che accetta la proposta della donna di entrare in circuiti di gioco più prestigiosi, ma in realtà Tell fa tutto ciò per aiutare il giovane Cirk , dissuadendolo dai propri propositi di truce vendetta.

Quello che fa la differenza in questo film è la dilatazione dei tempi, con mestiere e intelligenza Schrader ci dona una prima parte nel quale entriamo a contatto con la vita del personaggio, lo inseguiamo nel suo errabondare in giro per gli States,accompagnato dal giovane Cirk al quale il bravo Tye Sheridan dona i giusti tormenti e la classica insolenza da adolescente. La prima ora del film scorre come un lento fiume, veniamo sbalzati in fredde luci al neon da casinò, in tavoli verdi dove avventori di ogni genere,ceto ed età inseguono il sogno della vincita. La regia utilizza inquadrature che sovrastano ogni dettaglio del tavolo da gioco, in un taglio elegante e sofisticato. In Tell nel frattempo complice l'incontro con Cirk riemergono scampoli di torture e dolori, rappresentate dal "deus ex machina" John Gord, un Willem Dafoe baffone e in grande spolvero che purtroppo gode di un minutaggio risicato,seppur incisivo nella sua prova. Egli come Tell rappresenta la zona ombra di un America pervasa dai demoni delle guerre e della violenza. Un patriottismo che diventa becero ,rappresentato da giocatori di Poker in canotta a Stelle e Strisce, urlanti il leitmotiv "USA! USA! USA!". Ma seppur Schrader cerca di tracciare una linea di confine sottile, tra l'appartenenza a un regime e l'etica umana, qui emergono prepotentemente le figure sofferte e alienate del suo cinema. Tell come Travis Bickle o il reverendo di "First Reformed" è una figura lontana dalla sua autenticità e che solo attraverso una crisi personale e dolorosa, tenta di riemergere.

La seconda parte del film è infatti incentrata sul punto di rottura dell'ex marine, nel suo andare "in tilt", a questo punto avvengono colpi di scena che è meglio non svelare, un film così merita di essere assaporato arrivando "vergini" alla visione.

Tell si troverà costretto ad affrontare una scelta difficile che disvelerà una personalità violenta e molto disturbata, evidente in una splendida sequenza dove un Isaac da Oscar,riesce a mettere i brividi. Bastano pochi minuti nel quale Tell ridà vita all'ex torturatore di Abu Graib, facendo capire che il giocatore di poker incallito sia un personaggio fittizio, nonostante sia riuscito ad aprirsi all'amore di una donna.

Il finale regala un "colpo di scena" dove la regia gioca di astuzia nell'aver calcolato una sorta di "calma piatta" durante il film, come ammette il giovane Cirk ,la vita da giocatore di poker è bella nella facciata  ma  "non succede mai nulla", metafora chiara  del purgatorio personale nel quale si muove il protagonista nell'attesa del "colpo di mano".

Tutto però si ribalterà , i demoni riemergeranno dalle antiche prigioni ed una sottile lastra di vetro separerà il nostro Tell  dal suo fugace "ritorno alla vita".....

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