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Il collezionista di carte

Regia di Paul Schrader vedi scheda film

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La recensione su Il collezionista di carte

di 79DetectiveNoir
5 stelle

Un buon film ma niente di così trascendentale a differenza di ciò che si sente dire in giro. Se proprio volete, il film vale la visione per due sequenze magnifiche di natura lisergica e per le coscione toniche di una Haddish fatalona. Come si suol dire, è però una mezza pugnetta. Appunto, giusto quella.

Paul Schrader

Il collezionista di carte (2021): Paul Schrader

locandina

Il collezionista di carte (2021): locandina

Oscar Isaac

Il collezionista di carte (2021): Oscar Isaac

locandina

Il collezionista di carte (2021): locandina

Oscar Isaac

Il collezionista di carte (2021): Oscar Isaac

 

Ebbene, oggi recensiamo la nuova, elegante opus di Paul Schrader (First Reformed - La creazione a rischio), da lui stesso scritta così come soventemente avviene regolarmente, ovvero Il collezionista di carte (The Card Counter). Il collezionista di carte è stato recentissimamente presentato in Concorso alla 78.a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, più precisamente nella giornata dello scorso 2 Settembre, dì nel quale fu mostrata in anteprima mondiale assoluta alla stampa e al pubblico, riscontrando immantinente pareri decisamente lusinghieri. Tant’è che ha ottenuto subito su metacritic.com, celeberrimo sito aggregatore delle recensioni, una superba media equivalente all’83% di opinioni altamente onorevoli.

Nella giornata successiva al 2 settembre, cioè il 3, Il collezionista di carte è stato altresì distribuito, tramite la Lucky Red, sui nostri grandi schermi. Dunque, la sua acclamata presentazione, in quel della kermesse succitata, è avvenuta pressoché in contemporanea con la sua uscita nelle sale nostrane.

Film della considerevole eppur mai annoiante, sebbene a tratti soporifera, durata di un’ora e quarantanove minuti tesi, spasmodici, adrenalinici e intrisi di fortissima tensione palpabile dall’inizio alla fine, Il collezionista di carte è un thriller di pregiata fattura assai raffinata, mescolato a una vicenda torbidamente drammatica impegnata e a sua volta impregnata, potremmo dire, persino di roboanti, egregiamente filmate scene robustamente action, il tutto sapidamente diluito e, attraverso una traslucida fotografia ad opera d’un ispirato Alexander Dynan, il quale gioca magistralmente coi tenebrosi contrasti chiaroscurali di soffuse luci al neon imperterrite e persistenti, sottilmente permeato da lugubri atmosfere tetrissime ed emananti suspense avvincente. Un film inquietante, morboso, in perfetta linea con la poetica angosciosa del tormentato Schrader. Qui patrocinato dal suo eterno amico Martin Scorsese per il quale, come sappiamo, insuperabilmente sceneggiò quattro suoi capolavori impareggiabili, vale a dire l’immortale, epocale, sempiterno e immenso Taxi Driver, Toro scatenato, il controverso eppur sopraffino L’ultima tentazione di Cristo e Al di là della vita, altra pellicola superlativa seppur, a tutt’oggi, inspiegabilmente sottovalutata, addirittura quasi misconosciuta.

Trama: il misterioso William Tell (un Oscar Isaac in formissima) è un vizioso, incallito, mediocre eppur al contempo professionista giocatore d’azzardo che disperatamente tenta di vivacchiare e sbarcare il lunario, nell’augurio suo profondo di poter quanto prima mettere a segno una mano fortunatamente vincente delle più economicamente cospicue. Forse essa misteriosamente avverrà finalmente? Tell è reduce da tantissimi anni di carcere. In cui fu duramente detenuto a causa delle sue perenni violazioni ai diritti umani, concernenti in particolar modo il cosiddetto, tristemente famoso Scandalo di Abu Ghraib. Durante una sua nottata brava, diciamo così, incontra per pura fatalità una dark lady fascinosa e sensualissima, La Linda (una Tiffany Haddish mai così sexy e, per l’appunto, irresistibilmente fatalona).

Però, al contempo e imponderabilmente, Tell avvista di lì a poco, durante una convention della polizia, il suo ex capo istruttore dell’esercito, il bieco e torvo maggiore John Gordo (il solito luciferino, bravissimo Willem Dafoe che compare però pochissimo). Il quale, pur essendosi macchiato delle stesse imperdonabili, se non superiori, colpe per cui Tell fu incarcerato, soffrendo pene dell’inferno e vivendo un disumano calvario sterminato dei più terribili e violenti, a differenza di Tell, in assenza di prove schiaccianti o forse per via della sua posizione intoccabile, non fu mai davvero riconosciuto colpevole e quindi ingiustamente visse sempre liberamente. Ciò scatena in Tell una comprensibile, inarrestabile rabbia silenziosa e un feroce, potentissimo rimorso ineluttabile dei più indomabili, soprattutto riaziona, nel suo ferito e giammai cicatrizzato cuore affranto, tutta una tormentosa, penosa marea di dolorosi ricordi che aveva apparentemente rimosso e obliato, seppellendoli nel suo inconscio che pareva aver tranquillizzato. Al che, il suo funesto passato, illusoriamente insabbiatosi nel suo animo all’apparenza acquietato, riemerge via via maggiormente in modo assillante e indelebile, affliggendolo vita natural durante in modo martoriante e non raffrenabile.

Uno Schrader cristallino al cento per cento. Cioè, a tutti gli effetti, in maniera inconfutabile, Il collezionista di carte rappresenta l’ennesima sintesi, nel bene o nel male, della poetica schraderiana al suo zenit, innestata e incentrata sulla colpa, sull’intimo e ricercato, osteggiato desiderio di riscatto da un passato dal quale pare non ci si riesca mai a sganciare veramente, sulla futilità del destino impervio che viene sempre boicottato da strani e assurdi eventi che tale passato rievocano invece continuamente, frantumando perennemente ogni buon proposito di catarsi redentiva e d’emotiva, sfiorata, a malapena afferrata acquiescenza riagguantata solo fugacemente, rimarchiamolo, in modo effimero.

Oscar Isaac, qui per la prima volta in assoluto diretto da Schrader, è magnetico e trova un ruolo cucitogli su misura in cui viene valorizzato il suo sfuggente, torpido, malato sguardo seducente e, per l’appunto, perfino esistenzialmente ambivalente. Sì, perché il suo Tell è una sorta di conte di Montecristo ante litteram, collocato in una storia differente ma analoga al capolavoro appena sopra citato, vale a dire in originale Le Comte de Monte-Cristo, di Alexandre Dumas. Una specie, difatti, di Edmond Dantès che forse trova, nel personaggio incarnato dalla Haddish, la donna della sua possibile redenzione, altresì però, per colpa del fato avverso, egli non può dimenticare il perturbante fantasma d’un crudele Fernand Montego simbolizzato dallo spettro sempre più diabolicamente vivo eppur ectoplasmatico del character di Willem Dafoe (oramai presenza quasi immancabile per Schrader, tant’è che le loro collaborazioni, da Affliction in poi, non sono più enumerabili).

In verità, senza spoilerare, è William Tell ossessionato da Gordo oppure, rispetto a lui, lo è molto di più Cirk (Tye Sheridan)? E qui ovviamente ci plachiamo per non svelarvi altro.

Dunque, Il collezionista di carte è un film imperdibile per gli aficionado di Schrader. I quali non mancheranno certamente d’osannare, addirittura sopravvalutare, tale sua prova registica. In quanto, come detto, contiene perfettamente ogni crisma e stilema del suo Cinema.

Il collezionista di carte invece sarà respinto e poco amato da chi, di contraltare, forse non a torto, continua a reputare Schrader forse più bravo come sceneggiatore (vedasi quando i suoi script sono, per l’appunto, filtrati dall’occhio registico di Scorsese) piuttosto che come cineastico metteur en scène.

Perché, a ben vedere, per quanto siano diversificate negli sviluppi, le sue pellicole girano sempre, probabilmente poco inventivamente, sulle sue solite mai rinnovatesi ossessioni solipsistiche che, alla lunga, hanno onestamente un po’ stancato o potrebbero risultare, per l’appunto, monotone oltre che inflazionate e figlie d’un Cinema vecchio e stantio, ricolmo di troppe metafore scontate e oramai esageratamente affrontate dallo stesso Schrader.

Comunque, detto questo, tralasciando le dietrologie riguardanti la ripetitività, a livello esclusivamente tematico, di Schrader, Il collezionista di carte è un oggetto filmico oggettivamente affascinante. Che colpisce almeno in due sequenze oniriche altamente vertiginose.

Perciò, sebbene non lo consideriamo affatto un grande film, a differenza della maggioranza dell’intellighenzia critica che, come sopra dettovi, lo sta fortemente acclamando, non possiamo esimerci dal valutarlo positivamente, soprattutto consigliandovelo immediatamente, nonostante più di una nostra ragionata e ponderata, ragionevole riserva.

 

Willem Dafoe

Il collezionista di carte (2021): Willem Dafoe

Tiffany Haddish

Il collezionista di carte (2021): Tiffany Haddish

Oscar Isaac

Il collezionista di carte (2021): Oscar Isaac

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