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Amami dolce zia

Regia di Daniel Daërt vedi scheda film

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La recensione su Amami dolce zia

di undying
5 stelle

Uno dei primi erotici realizzati sull'onda del successo samperiano ("Grazie zia", 1968), di origine transalpina. A sua volta anticipatore del filone, puramente italiano, soft "incestuoso". È circolato nelle sale tricolore in doppia edizione: una prima censurata (1972) e, successivamente (1979), reintegrata con sequenze precedentemente tagliate.

 

locandina

Amami dolce zia (1971): locandina


Proprio mentre il diciottenne Philippe (Patrice Pascal) trascorre le vacanze nella tenuta di campagna degli zii - la coppia composta da Nadia (Nicole Avril) e André (Gérard-Antoine Huart) -, giunge a servizio la giovane cameriera Chantal (Karine Jeantet). Philippe è morbosamente attratto dalla piacente e matura zia, tanto da arrivare a spiarla nell'intimità: sia quando è sola, sia in camera da letto, mentre è in compagnia del marito. Non disdegna nemmeno di osservare, di nascosto, Chantal e, anzi, quando Nadia e André partono per andare a trovare i genitori di Philippe, il ragazzo ha modo di dare sfogo alla sua passione per la fotografia, ritraendo nuda la cameriera. Nonostante la disponibilità della piacente ragazza, Philippe non arriva mai ad approfittarne e punta, invece, alle attenzioni di Nadia, cercando di spingere, tra le braccia di Chantal, lo zio. Quando i parenti rientrano, non farà fatica nel fare innamorare André della disinvolta cameriera, creando così una situazione che provoca uno stato di forte turbamento emotivo in Nadia.

 

Patrice Pascal

Amami dolce zia (1971): Patrice Pascal

 

Erotico francese, scritto e diretto da Daniel Daërt [1], regista/sceneggiatore/produttore poco noto, attivo tra il 1967 e il 1984. Al suo curriculum come cineasta, probabilmente incompleto, l'imdb attribuisce ventuno regie, perlopiù associate a pellicole erotiche o veri e propri porno ante litteram. Il primo hard, da lui girato, datato 1974, vede la partecipazione di Ellen Earl, Cours du soir pour monsieur seul (Eros Supersex)al quale seguiranno cose tipo Cécilie Pompette (Voglie), La nuit des caresses, La nuit du sexeLe nuit des XPornographie secrète, Une femme au bout de la nuit, Piège pour deux petites cochonnes e, ultimo suo lavoro accreditato, Otages séquestrées et violées. In via eccezionale, Daërt ha firmato anche la direzione del misconosciuto horror Les filles de Malemort (1974). Diversi suoi lavori sono giunti pure sui nostri grandi schermi, tra i quali, per primo, nel 1972, proprio questo Amami dolce zia..., poi circolato in una seconda edizione (nel 1979), reintegrata di alcune scene precedentemente censurate. Seguono [2]: Les félines (come Le maliziose, 1974), Les infideles (Le sensuali, 1974), Le dingue (Mani in alto! È una rapina, 1975) e i porno La fille à la sucette (La ragazza col lecca lecca, 1978), Un couple, parmi tant d'autres... mais si pervers (Morbosità proibite), Mise a... (Carne in amore, 1982) e Cécilie Pompette (Voglie, 1983). Preambolo che rende la misura del prevalente genere trattato da Daërt, quello cioè dell'erotico, al quale appartiene di diritto anche questo "samperiano" Amami dolce zia, film girato nel 1971, che sembra avere subìto, per tema trattato e sviluppo psicologico del protagonista appena maggiorenne, l'influenza del più celebre Grazie zia (1968). Certo, Daërt non è Samperi e in genere, quest'opera - curiosamente, a sua volta, anticipatrice del filone incestuoso all'italiana, esploso attorno al 1973/1974 -, pur presentando evidenti similitudini con il successivo Malizia (l'occhio di Philippe compare più volte dietro le porte socchiuse o attraverso i buchi della serratura, a spiare le due donne - zia e cameriera - in pose provocanti), manca di una precisa e più dettagliata costruzione del climax erotico. I nudi, abbondanti e certamente audaci per l'epoca (en passant: la camerierina, Karine Jeantet, veniva da una manciata di sexploitation e finirà la carriera interpretando Cécilie, una prostituta, in Beatrix - La schiava del sesso, 1974), vengono messi in scena alla stregua di un hard, i dialoghi appaiono mediocri e le interpretazioni, dell'intero cast artistico, sono a dir poco molto modeste (tremendo l'antipatico protagonista, Patrice Pascal [3], agli esordi come attore).

 

Gérard-Antoine Huart, Alice Arno

Amami dolce zia (1971): Gérard-Antoine Huart, Alice Arno

 

Ne esce un film prevedibile, piuttosto fiacco nel ritmo a causa di una scontata ripetitività, costituita da siparietti di nudo privi di una efficace costruzione della tensione erotica, ma con una colonna sonora (opera del "Morricone" d'oltralpe, Vladimir Cosma, musicista di origine rumena ma naturalizzato francese) adatta e particolarmente in tema. Interessante, comunque, la serie di interpreti coinvolti (peccato per la veloce comparsa di Alice Arno, presente nella sequenza più sensuale solo per una manciata di secondi), nomi in grado di attirare l'attenzione dell'appassionato del cinema, "folle e nonsense", anni Settanta. Un prodotto che sarebbe da visionare nella sua versione originale, essendo entrambe - le due italiane - frutto di manipolazioni pesanti, che hanno certamente influito, negativamente, sul risultato finale.

 

Alice Arno

Amami dolce zia (1971): Alice Arno

Errata corrige: l'attrice ritratta nella foto è Karine Jeantet

 

Critica

 

"La dolce, e anche un pò angolosetta, zia da amare è Nadia, sposata ad André e residente in una villa campagnola dove arriva in vacanza il potenziale amatore, sotto le giovanili e introverse sembianze del nipote Philippe. Precoce voyeur, egli è particolarmente elettrizzato se riesce a centrare, con la cupida pupilla incollata a un buco di serratura, le scoperte fattezze dell'amabile zia. A favorire il giovincello nella sua astuta opera di seduzione accelerata si mette d'impegno una bella fantesca che d'amor accende l'esca a beneficio del padrone, intendiamo dire di zio André. Il quale, non occupando più lui il nuzial talamo, lo lascia ovviamente libero, ma con zia Nadia tra le coltri, alle incursioni del nipote, non più complessato.

Un regista di malizioso talento avrebbe derivato da questo intrigo moderatamente boccaccesco un film piccante al punto esatto, cioè contrario agli smaccati pornoeffetti che oramai stanno venendo a noia, per la loro stucchevole monotonia, anche ai 'guardoni' più irreducibili. Purtroppo chi ha diretto la pruriginosa storiella non ha avuto né la finezza narrativa né l'eleganza visiva per schivare grandi insidie erotiche annidantesi in un copione 'for men only', ossia esclusivamente per uomini, alla caccia spietata, sulla schermo, di nudi muliebri."

(Anonimo) [4]

 

Nicole Avril, Gérard-Antoine Huart

Amami dolce zia (1971): Nicole Avril, Gérard-Antoine Huart

 

Visto censura [5]

 

Curiosa, la vicenda distributiva di Chaleurs (titolo originale di Amami dolce zia [6]): in data 4 maggio 1972, con visto censura n. 60231, il film ottiene "parere favorevole di proiezione in pubblico, con il divieto per i minori degli anni 18. Il divieto è in relazione alla torbida atmosfera amorale - un guardone feticista indirizza il suo appetito sessuale verso la giovane zia, trascurando le altre donne, e riesce ad ottenere il suo scopo -, nonchè alle numerose scene di nudo e di amplessi carnali, il tutto apparendo assolutamente contrario alla particolare sensibilità dei suddetti minori."

 

Per l'occasione, vengono imposti i seguenti tagli:

 

1) alleggerimento notevole di tutte le sequenze in cui il protagonista, Philippe, raggiunge l'orgasmo assistendo a scene di amore altrui, guardando fotografie e vedendo nudi;


2) alleggerimento della scena finale, facendola cessare nel momento in cui la zia dopo l'amplesso accenna ad alzarsi.

 

Metri di pellicola accertati: 2131(circa 79', in proiezione cinematografica).

 

In prossimità di una nuova distribuzione nelle sale italiane, l'1 agosto 1979 il film ottiene un ulteriore v.c. (n. 73792). Resta invariato il divieto ai minori di anni 18, ma in questa rara circostanza, invece di ulteriori tagli, sono state reintegrate tre scene:

 

1) aggiunta della scena al party (metri 115);

 

2) ragazzo che fotografa in varie pose la ragazza (metri 75);

 

3) scene d'amore tra Nadia ed André (metri 65).

 

Metri di pellicola accertati: 2388 (circa 87'30", in proiezione cinematografica)

 

 

NOTE

 

[1] Autore la cui identità è rimasta spesso celata dietro un lunga serie di nomi fittizi: Maurice Claveret, Jacques Duda, Jacques Dumoda, Jean-Paul Marise, Jean-Paul Maryse, Stanley Mills, Pat Trader, Daniel Treda.

 

[2] L'anno di uscita si riferisce al nulla osta italiano e non a quello, antecedente, della produzione originale.

 

[3] Non avrà infatti una carriera particolarmente fortunata, restando sulle scene solo cinque anni, durante i quali interpreta altri otto film, compresi alcuni hard: Banana meccanica (1973), del maestro Jean-François Davy, Morbosità proibite (1974), assieme a Claudine Beccarie ed Ellen Earl, La fureur sexuelle (1975) e il film, a tematica gay, Johan (1976). Dopo aver avuto l'occasione di lavorare su un set più "normale", diretto da Édouard Molinaro e al fianco di Christopher Lee (la commedia horror Dracula padre e figlio, 1976), abbandona definitivamente le scene.

 

[4] "Grazie, nipote - Amami dolce zia", su "La Stampa" del 14 giugno 1972.

 

[5] Dal sito "Italia Taglia".

 

[6] Per la prima edizione italiana del film (1972), sui manifesti cinematografici sono stati aggiunti i puntini di sospensione: Amami dolce zia..., poi rimossi in occasione della seconda distribuzione (1979).

 

Nicole Avril

Amami dolce zia (1971): Nicole Avril

Errata corrige: l'attrice ritratta nella foto è Karine Jeantet

 

media-1

 

"I giovani tra i sedici e i diciotto anni uniscono in sé un'innocenza soffusa di ingenuità, una radiosa purezza di corpo e di spirito e il bisogno appassionato di una devozione totale e disinteressata. Si tratta di una fase di breve durata che, tuttavia, per la sua stessa intensità e unicità, costituisce una delle esperienze più preziose della vita."

(Fred Uhlman)

 

Trailer

 

F.P. 04/12/2022 - Versione visionata in lingua italiana, DVD Mosaico - Cut, non corrispondente alla prima edizione datata 1972, ma nemmeno a quella del 1979 (durata: 77'29")

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