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Lacci

Regia di Daniele Luchetti vedi scheda film

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La recensione su Lacci

di barabbovich
7 stelle

"Per stare insieme bisogna parlare poco. L'indispensabile. Tacere sì, tanto". È in questa frase pronunciata dall'ultrasessantenne Aldo che sta il senso di un film, tratto dall'omonimo romanzo di Domenico Starnone e sceneggiato con Francesco Piccolo, che usa la metafora dei lacci come vincoli familiari forzati, a volte sghembi. Aldo fa coppia con Vanda. Hanno due figli e vivono a Napoli. Siamo nei primi anni Ottanta quando lui, speaker radiofonico con interessi in campo letterario, si invaghisce di un'avvenente collega (Linda Caridi, che - dopo Ricordi? - dà ancora una volta una prova eccellente). Vanda, insegnante precaria tutta regole e disciplina, reagisce tentando persino il suicidio e fa di tutto per riportarlo a casa senza neppure sapere perché.
Giocato, alla pari del breve romanzo, sulla diffrazione temporale, il film di Daniele Luchetti mette in scena un gioco di coppie disfunzionali (Lo Cascio/Rohrwacher e Orlando/Morante, che incarnano la stessa coppia in età diverse della vita e Giannini/Mezzogiorno, i loro figli ormai quarantenni), che squadernano l'ordinarietà di una relazione costellata dai dubbi di lui e dall'inerzia rancorosa di lei. Il tutto condito da una sottotrama gialla (un furto che i due coniugi ormai sessantenni scoprono al ritorno da una vacanza) che fa da moltiplicatore delle reciproche tensioni, svelandoci sul finale quanto perniciosi possano essere gli effetti collaterali di un'educazione impartita ai figli usandoli come grimaldelli per colpire il coniuge.
Come già in Momenti di trascurabile felicità e dopo una serie di prove fallimentari, Luchetti sembra avere trovato un nuovo respiro. Nonostante un ritorno a una certa vague anni Novanta tutta due camere e tinello (che qui di dilata in un grande appartamento straripante di libri), la regia riesce a tenere il passo narrativo a dispetto dell'andirivieni temporale e il montaggio è efficacissimo, ma per assecondare il patto finzionale della trasformazione di Lo Cascio e Rohrwacher in Orlando e Morante ci vuole una notevole sospensione di credulità. Quanto al casting, un discorso a parte lo meriterebbe Giovanna Mezzogiorno, che sembra la versione di Cristiano De André virata al femminile con l'ultima versione di FaceApp.

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