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Sir Gawain e il Cavaliere Verde

Regia di David Lowery vedi scheda film

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La recensione su Sir Gawain e il Cavaliere Verde

di mck
9 stelle

Memorie di una testa (in)tagliata.

 

 

Le storie sono più importanti delle cibarie messe ad imbandire le tavolate conviviali. Le storie sono l’acquolina in bocca alla vita: aiutano a digerirla.

Re Artù, Ginevra, Merlino, Morgana, Lancillotto, Perceval, Winifred, Excalibur e l’Ascia Verde ben lo sanno.
Ed ora lo sanno pure “the Brave Sir Gawain, Chopper of Heads”, e la dolce Essel.

Look, see a world that holds more wonders than any since the Earth was born.
And of all who reigned o’er, none had renown like the boy who pulled sword from stone.
But this is not that king, nor is this his song.
Let me tell you instead a new tale. I’ll lay it down as I’ve heard it told.
Its letters sent, its history pressed, of an adventure brave and bold.
Forever set, in heart, in stone, like all great myths of old.

 


Che natale lussureggiante, che capodanno verdeggiante: un solstizio d’inverno equatoriale, lassù al Nord! [Fra il V e il VI secolo d.C. il Periodo Caldo Medioevale (IX-XIV) e la Piccola Era Glaciale (XIV-XIX) erano ancora di là da venire, ma l'ambientazione del film è comunque più da Basso che da Alto MedioEvo.] 

"Why is goodness not enough?"

Prendete “Barry Lyndon” e incrociatelo con "Excalibur" (nel quale Galvano è interpretato da Liam Neeson) innestando l'ibrido ottenuto con lacerti dell'humor nero di Tim Burton, elementi dell'intensità rutilante di Terry Gilliam e risonanze di sguardo col cinema recente di Robert Eggers ("the Witch", "the LightHouse"), mentre il Bresson di “Lancelot du Lac”, il Rohmer di “Perceval le Gallois” e le panoramiche circolari, qui declinate avanti e indietro nel tempo, di Michael Snow (da “la Région Centrale” a “WaveLenght”) intervengono gli uni sullo sfondo e le altre evenemenzialmente. E la volpe di "AntiChrist" a mettere (dis)ordine nel Regno.

 


“Una versione può costituire essa stessa un’utile forma di commento.” - J.R.R. Tolkien, a proposito del suo approccio al lavoro di traduzione dal Medio Inglese al corrente inglese moderno di “Pearl”, il secondo poemetto medioevale contenuto, assieme al più importante “Sir Gawain and the Green Knight” e a “Purity” (“Cleannes”) e “Patience”, nel codice manoscritto redatto nel North West MidLands da ignoto copista [forse riscontrabile in una delle molte identità (non) riconducibili alla muliebre & multipla figura di John Massey, contemporaneo di Jeoffrey Chaucer], datato fra XIV e XV secolo (1375-1424) e conservato in un unico esemplare (segnatura Cotton MS Nero A X/2) alla British Library (ex British Museum).

E questa è la versione, da lui scritta, prodotta, diretta e ri-(penso al prologo)-montata, di David Lowery: come risponde la Signora del Castello a Gawain, in un momento metacinematografico di auto-coscienza rivelantesi da parte dell’autore, dopo che il cavaliere, scoperta la biblioteca del maniero, le dice che fino a quel momento non sapeva nemmeno che esistessero così tanti libri e le chiede se li abbia letti tutti: “Sì. Alcuni li ho anche scritti. Altri solo copiati. Sono tutte storie e gesta che ho ascoltato, canzoni che mi sono state cantate. Le trascrivo, e a volte… ma non dirlo a nessuno… a volte, quando vedo margini di miglioramento, ne scrivo di mie.”

 


Un film in cui il mascolino è continuamente infiltrato dal femminino (tanto Morgana, la madre di Gawain, è l’antagonista “witch ex machina”, quanto Essel, l’incarnazione dell’amor cort...igiano, è la deuteragonista positiva), rimesso in discussione (“persino” da sé stesso) ed infine ontologicamente confermato in quanto tale.

Un film in cui alla pittura ad olio, al pennello e alla tela/tavola (che in quel momento/periodo storico stava per sbocciare a seconda/nuova vita) si preferisce il dagherrotipo (la magia del tempo che fu che si appropria della tecnologia del futuro), l’argento (e il rame, il mercurio, il sodio e lo iodio) e la luce.

Un film in cui il colpo di scena che innesca la morale è legato al tòpos contenuto nella classica barzelletta in cui Pierino tira un filo (qui la fascia di tessuto verde - il residuo marcescentemente vitale di tutto quel rosso ardore – a mo’ di panciera tuttofare legata in vita e impregnata di sperma) che esce dall’ombelico e gli casca il culo per terra (sì, anche in questo caso, come nella Materia di Bretagna e del Ciclo Bretone, esistono innumerevoli varianti).

 


Dave Patel ci mette corpo e anima, e ne esce vincitore. Alicia Vikander (ottimamente tripartita: Essel, la Signora del Castello e, mi piace pensare/immaginare/credere, le giganti amazzoni; e il pensiero corre a "the Buried Giant" di Kazuo Ishiguro), Joel Edgerton (il Signore del Castello), Sarita Choudhury (Morgana), Sean Harris (un acciaccato Re Artù, ricco di sfumature), Kate Dickie (una dolente Ginevra), Ralph Ineson (il Cavaliere Verde), Erin Kellyman (Winifred), Barry Keoghan (ripugnante – è un complimento – iena, spazzino dei campi di battaglia, spoliatore e profanatore di cadaveri), Megan Tiernen (la giovane regina della distopia sognata) ed Emmet O’Brien (Merlino).

 


La magnifica fotografia è di Andrew Droz Palermo ("One and Two"), che torna a lavorare col filmmaker dopo aver illuminato il meraviglioso “A Ghost Story”, le potenti e leggiadre musiche invece sono di Daniel Hart, sodale da sempre di David Lowery (ha firmato la colonna sonora di tutti i film del regista: “St. Nick”, “Ain't Them Bodies Saints”, “Pete’s Dragon”, “A Ghost Story”, “the Old Man & the Gun” e il prossimo “Peter Pan & Wendy”, oltre a “Light of My Life” di Casey Affleck). Location principalmente irlandesi, effetti speciali eccellenti della Weta Digital (ma no, Peter Jackson non c'entra in alcun altro modo) e utilizzati con sapienza. Distribuisce la benemerita A24.

 


Sono riuscito a terminare questa pagina senza utilizzare la parola onore: onore a me.

“Ricordati: è solo un gioco.”

Memorie di una testa (in)tagliata.

“Now, off with your head.”

 

Decidere, con un atto di libero arbitrio ponderato, che vivere da codardo travestito da eroe non è molto cavalleresco, né morale né etico, e quindi "arrendersi" preferendo a ciò il convivere col sé stesso migliore, se pure per il caduco ed effimero tempo rimanentegli, prima che alla testa decollata non resti che il rotolare. E ricevere così un ulteriore, ultimo, insperato dono. Un "Sacro Graal" senza contropartita. 


* * * * ¼

 

locandina

Sir Gawain e il Cavaliere Verde (2020): locandina

Dev Patel

Sir Gawain e il Cavaliere Verde (2020): Dev Patel

scena

Sir Gawain e il Cavaliere Verde (2020): scena

scena

Sir Gawain e il Cavaliere Verde (2020): scena

 

Per approcciarsi meglio al “testo filmico” consiglio vivamente la lettura di:

- Anonimo - “Sir Gawain e il Cavaliere Verde”, traduzione (condotta principalmente su quella preparata da J.R.R. Tolkien e E.V. Gordon rivista e curata da N. Davis, Oxford, 1967) e cura di Piero Boitani, con un saggio di Ananda K. Coomaraswamy, Adelphi, 1986, pagg. 190, € 14.00

- J.R.R. Tolkien - “Sir Gawain e il Cavaliere Verde – Perla – Sir Orfeo” - 1975, a cura di Christopher Tolkien (ed. Mediterranee, 2009 - traduzione di Sebastiano Fusco, con una postfazione di Franco Cardini - 190 pagg., 17.50 €)   

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