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Ultras

Regia di Francesco Lettieri vedi scheda film

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La recensione su Ultras

di giurista81
7 stelle

 

Gran bel film, pur se con qualche battuta d'arresto sul piano del ritmo. Francesco Lettieri, filmaker di video musicali, fornisce maiuscola prova di regia. Il suo taglio visivo è ricercato e studiato a tavolino. Non gira tanto per girare, ma cura i movimenti di macchina e il taglio delle inquadrature (si veda il mezzo busto di Antonia Truppo, con il seno sinistro in campo solo per metà nell'angolo basso del video). Regala persino un omaggio a Quentin Tarantino (primissimo piano di due piedi femminili con tatuati due gechi) e una scena (pericolosa per i divieti ai minori) con una sodomizzazione (etero) stile quella de Lo Chiamavano Jeeg Robot.

La bravura di Lettieri si percepisce fin dall'inizio del film. Spettacolare, pur nella sua semplicità (sia nei contenuti messi in scena che di scenografia), la sequenza che funge da prologo (al cui termine, sui titoli di apertura, corrono le immagini della presentazione di Maradona con la musica L'Estate sta Finendo dei Righeira). Lettieri piazza un lungo piano sequenza seguendo, in semi soggettiva, quello che si scoprirà essere il protagonista del film. Siamo nel mondo del tifo Ultras napoletano, con una narrazione che procede, di settimana in settimana, nell'ultimo mese (circa) del campionato italiano di calcio. Protagonista è Mohicano, un eccellente Aniello Arena, un attore con una trafila atipica (condannato all'ergastolo per omicidio e detenuto per anni nel pisano, presso il carcere di Volterra). Mohicano è un diffidato, sottoposto al regime DASPO e costretto a firmare ogni domenica un registro presso il piantone della polizia. Ormai non è più giovanissimo. La vecchiaia avanza per tutti. “20 anni fa, forse, ero un mostro” dice a chi ha apprezzato il suo discorso dal piedistallo su cui alcuni aspiranti leader si erano espressi prima di lui davanti al popolo azzurro. Bella l'immagine, sulle spalle, di una nave su cui compare la scritta “SPARVIERO”. Mohicano è intenzionato a farsi una vita come le persone regolarmente inserite nel tessuto sociale. I suoi tentativi suscitano tenerezza. Vorrebbe essere gentile e galante, ma i mondi e le frequentazioni restano quelle della strada. Ciò nonostante i suoi sforzi di uscire dal giro sono evidenti. Ricorda molto il Norton di American History X. Di fisico atletico e movenze flemmatiche, comprende presto che è difficile scrollarsi di dosso il marchio di un passato non proprio benedetto dal crisma dell'onorabilità civile. Suo malgrado si trova a dover dare manforte al gruppo di Ultras diffidati. C'è infatti da plasmare i giovani e rivoltosi ultras. Ragazzi che, pur essendo violenti come i loro predecessori, non hanno capacità di visione a lungo termine e si abbandonano in violenze e atti di idiozia subito strumentalizzate dalle forze dell'ordine.

Film violento, con pestaggi brutali, recitato in un napoletano molto più comprensibile di film quali Gomorra di Matteo Garrone. Lodevolissimo il lavoro in sceneggiatura, orientato non solo a portare avanti la storia, ma soprattutto a caratterizzare i personaggi. Il finale è poesia allo stato puro. Dal punto di vista registico, l'ultima sequenza è visivamente correlata al prologo. Ancora una volta siamo in una chiesa speciale, ma non più in occasione di un matrimonio (simbolo della maturità adulta) bensì a un funerale (simbolo di morte, ma anche di rinascita). La visione della ragazza che piange col giovane ragazzo che le chiede di accendere una sigaretta è regia allo stato alto, così come il finale drammatico è in perfetto contrasto con i convenzionali blockbuster americani. Le inquadrature finali col drone che vola sopra il mare sono un ideale viaggio nel mondo del paradiso degli ultras. Bella risposta del cinema italiano a chi dice che il cinema di genere in Italia è morto. Ultras, Veloce come il Vento, Lo Chiamavano Jeeg Robot dimostrano che ci sono molti nomi da cui ripartire e Lettieri è uno di questi. Plauso ad Aniello Arena, uomo finito nella melma dei bassifondi e da qui risalito con grande classe tanto da tramutarsi in attore con la “A” maiuscola. Davvero bravo. Da promuovere.

 

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