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Arthur Rambo - Il blogger maledetto

Regia di Laurent Cantet vedi scheda film

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La recensione su Arthur Rambo - Il blogger maledetto

di diomede917
7 stelle

CIAK MI GIRANO LE CRITICHE DI DIOMEDE917: ARTHUR RAMBO

 

Liberamente ispirato alla storia dello speaker radiofonico Mehdi Meklait, la cui vita e carriera è stata rovinata da alcuni post al vetriolo scritti sotto pseudonimo, il regista Palma D’Oro Laurent Cantet ci racconta la Nuova Francia ai tempi dei social e di come le tensioni sociali tra le banlieu e gli ambienti radical chic siano ancora altissime ma si presentano sotto una forma di apparenza che ne travisano il senso.

Cantet prende come protagonista il Rabah (Rabah Naït Oufella) della sua “Classe” e lo trasforma in un blogger di successo.

Il suo libro “Lo sbarco”, che racconta la storia e i dolori di sua mamma, è un best seller di livello internazionale tanto da prevederne pure un film con la sua regia. La sua Web Tv e Radio diventa la portavoce del disagio ma anche delle speranze del popolo algerino che vive ai margini della società francese.

Ma proprio il giorno che la sua vita dovrebbe fare il grande salto di qualità tutto si rompe perché diventano di dominio pubblico alcuni tweet scritti 5 anni prima (quando aveva 16 anni) sotto lo pseudonimo di Arthur Rambo. Un alter ego che rappresentava la rabbia delle periferie. Un personaggio spiccatamente razzista, antisemita, omofobo e sessista con un linguaggio esplicitamente greve. Una sorta di esperimento sociologico che nasce dallo straniare il nome dello scrittore Arthur Rimbaud in un Rambo che lotta contro tutto e tutti senza una giusta causa.

Un percorso inverso che trasforma il protagonista da Mr. Hyde a Dottor Jekyll ma che in 24 ore lo fa ripiombare nei bassifondi da cui è venuto.

Laurent Cantet non giudica, non prende posizioni. Decide di raccontare le 24 ore di discesa agli inferi del suo protagonista. Non sappiamo come andrà a finire o quale sarà la sua vita.

Laurent Cantet ci vuole raccontare la vanitosissima società del like.

Il film si apre con il nostro protagonista, in tv a parlare del suo libro in uno studio fatto solo di apparenze. Alla giornalista conta solo il selfie con lo scrittore del momento e tutto il suo percorso è costellato da tweet che ne alimentano il suo ego spropositato.

La fidanzata stessa non lo accompagnerà ad un evento mondano in suo onore perché non lo vuole vedere pavoneggiare.

Poi basta che rispuntino quei tweet e la sua vita crolla in pochissimi minuti a colpi di click.

La casa editrice blocca il tour promozionale perché adesso il libro perde di credibilità nonostante sia scritto benissimo, la produttrice del film attende tempi migliori, gli amici della web tv sono preoccupati di perdere i 200000 followers, la fidanzata preferisce mollarlo per stare col compagno attuale, gli amici che ai tempi hanno condiviso quei tweet non vogliono più farsi vedere insieme a lui e la stessa famiglia ne prende le distanze perché i loro ideali sono stati traditi sia dai tweet che dal libro.

Laurent Cantet segue il suo personaggio vagare e sprofondare senza meta e soprattutto alla ricerca di un perché. Né i salotti dei ben pensanti né le periferie lo vogliono e l’unica via diventa una specie di esilio momentaneo alla ricerca di risposte o nell’attesa che tutto questo entrerà nel dimenticatoio perché morto un trend topic se ne fa un altro.

Voto 7

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