Trama

Dopo anni di assenza, la giovane Nica fa ritorno a casa in Puglia. Gli ulivi della nonna sono minacciati da un'infestazione di insetti. Contro la volontà del padre, Nica combatterà per preservare gli alberi e mantenere le tradizioni familiari.

Approfondimento

SEMINA IL VENTO: LA PUGLIA, TERRA DI CONTRADDIZIONI

Diretto da Danilo Caputo e sceneggiato dallo stesso con Milena Magnani, Semina il vento racconta la storia di Nica, una ventunenne che, abbandonati gli studi di agronomia, torna a casa, in un paesino vicino Taranto, dopo tre anni d'assenza. Qui, trova un padre sommerso dai debiti, una terra inquinata e gli ulivi devastati da un parassita. Tutti sembrano essersi arresi davanti alla vastità del disastro ecologico e suo padre aspetta solo di poter abbattere l'uliveto per farne soldi. Nica lotta con tutte le sue forze per salvare quegli alberi secolari ma l'inquinamento ormai è anche nella testa della gente e lei si troverà a dover affrontare ostacoli inaspettati.

Con la direzione della fotografia di Christos Katamanis, le scenografie di Federica Bologna, i costumi di Angela Tomasicchio e le musiche di Valerio Camporini Faggioni, Semina il vento esplora, sullo sfondo di un paesaggio che si divide tra alberi d'olivo e scenari industriali,  il conflitto tra due modi di pensare e sentire la natura, quello di Nica, ereditato dalla nonna, e quello di Demetrio, figlio di un progresso industriale che ha disatteso le sue promesse. A spiegare meglio il progetto sono le parole dello stesso regista, in occasione della presentazione del film al Festival di Berlino 2020 nella sezione Panorama: "Sono cresciuto in un piccolo centro vicino a Taranto, un luogo dove torno sempre. Si tratta della mia terra, della mia casa. Ma è anche in luogo di forti contrasti. La città di Taranto ha la macchia mediterranea ma anche le luci delle fabbriche, il mare e il fumo che esce dalle ciminiere, i tradizionali falò di primavera e le fiamme della raffineria di petrolio. Ci sono piccole villette ma anche decadenti casermoni in cemento. C'è tutto: bellezza e orrore, antiche tradizioni e industrializzazione, tutto in un unico posto. Queste immagini contrastanti fanno parte di me: il legame che sento con la mia terra è lo stesso vissuto da Nica, la protagonista di Semina il vento. Si tratta di un legame particolarmente doloroso dal momento che la natura è costantemente sotto attacco. A dieci chilometri da casa più c'è il più grande polo siderurgico d'Europa ma "le persone preferirebbero morire di cancro piuttosto che di fame", come sottolinea Nica all'inizio del film. La sua frase riflette una situazione terribile perché, dopo sessant'anni di inquinamento, il polo rischia la chiusura, lasciando migliaia di famiglie senza lavoro. Allo stesso tempo, dieci milioni di ulivi stanno morendo a causa dello Xylella. Nessuno può farci niente e il batterio si sta inesorabilmente diffondendo verso nord, arrivando persino in luoghi come la Corsica e la Spagna. Come se non bastasse, le organizzazioni criminali locali traggono profitto dalla situazione disperata degli agricoltori, riversando rifiuti tossici nei loro terreni in cambio di denaro. Ecco perché parlo di attacco, di guerra contro la natura".

"Di fronte a tutto ciò, la prima reazione è di rabbia", ha proseguito Caputo. "Ma non volevo realizzare un film solo per puntare il dito. Non volevo fare un film sull'inquinamento, sullo Xylella o sulle cosiddette ecomafie. Volevo semmai fare un film per provare a capire come tale situazione si sia resa possibile. Ho cercato dunque di interpretare i fatti come sintomo di qualcosa di più profondo e ho capito come inquinamento, ecomafie, smaltimento di rifiuti e spazzatura che invade le campagne, siano sintomi dello stesso paradigma. L'ho chiamato "inquinamento mentale". Paola, uno dei personaggi, asserisce che le persone hanno la testa inquinata: è l'unico modo per spiegare il loro comportamento. L'inquinamento mentale, secondo me, è una bizzarra patologia moderna che funziona grosso modo così: si prende un uomo e lo si convince che la natura può essere usata come vuole. Poi gli si fa credere che la società contadina è stata un'enorme errore e che solo il progresso industriale può renderlo felice. Ci si assicura anche che dimentichi tutto ciò che sapeva fare e che bada a lavorare in fabbrica. Una volta trasformato in operaio, questi non riuscirà più a immaginare la sua vita senza la fabbrica, nonostante ciò che gli è stato promesso non venga mantenuto e i sacrifici che dovrà fare. A testa bassa e con le spalle al muro, accetterà qualsiasi cosa per salvare il suo posto. Sarà disposto ad avvelenare la propria terra e persino ad avvelenarsi".

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Il cast

A dirigere Semina il vento è Danilo Caputo, regista e sceneggiatore italiano. Nato nel 1984 in Puglia, a 17 anni è partito per gli Stati Uniti dove ha studiato musica classica. Tre anni dopo, un infortunio al braccio lo ha costretto a lasciare la musica e a far ritorno in Europa dove, in cerca di risposte, ha… Vedi tutto

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