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A River Called Titas

Regia di Ritwik Ghatak vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su A River Called Titas

di Baliverna
9 stelle

Una vicenda di dolore e ingiustizia sulle sponde di un fiume indifferente al destino degli uomini. Ecco un'opera umana e disperata insieme, la quale anela verso una condizione migliore che però sembra non esserci.

E' un'opera che rientra nel solco di film indiani come “Il lamento sul sentiero” e altri simili, che io definirei il “realismo poetico indiano”.

Si tratta di un ritratto dolente della vita dei pescatori attorno al fiume Titas, il cui personaggio principale è la giovane madre vedova che si prende cura di un orfano, ma che non è la vera protagonista del film. I personaggi sono numerosi, e il loro elemento unificante è proprio il fiume, che sembra rimanere indifferente alla vita dura e grama di chi vive sulle sue sponde.

Nella comunità di pescatori vigono le usanze tradizionali indù, che tengono conto dei legami familiari e del rapporto genitori e figli, ma non contemplano atteggiamenti come la pietà e la bontà, per esempio verso il ragazzo orfano, che secondo questi usi dovrebbe venir abbandonato al suo destino. Ma questo non è l'unico indicatore di spietatezza e di grettezza d'animo. A farne le spese sono soprattutto le donne (magari ad opera di altre donne), specie se vedove o abbandonate, che sono un po' in balia dei prepotenti e della cattiveria altrui.

Lo scontro tra la cultura indù e il desiderio di un'etica più umana e amorevole prende forma nell'interiorità della giovane donna, che si trova per tutto il tempo combattuta tra il seguire le richieste della prepotente madre e l'aiutare il ragazzo. Se alla fine si piega alle continue pressioni psicologiche e ricatti morali che riceve, la consapevolezza di quale sia il vero bene e il vero male le rimane dentro e le tormenta la coscienza senza posa.

La vicenda narrata, comunque, è di quelle che non lasciano posto alla speranza, e forse essa assurge a metafora della condizione dell'intera umanità.

Dal punto di vista visivo, colpisce la cura delle inquadrature, che vengono evidentemente composte dal regista con grande attenzione alla posizione degli attori, alla prospettiva, all'angolatura, e allo sfondo. In generale, il film colpisce per la sua pulizia formale e la cura dei dettagli, che ci rammentano di quante risorse abbia il mezzo cinematografico e quanti punti di forza vengano spesso declassati a poco importanti, come appunto l'inquadratura.

Un piccolo limite, da un certo punto di vista, è che è difficile appassionarsi veramente alla vicenda narrata, perché il regista mantiene uno sguardo piuttosto distante dai personaggi, per non distogliere l'attenzione dal fiume.

Il restauro della pellicola è ben riuscito e rispettoso dell'originale, compreso il formato. Pare che le versioni prima disponibili fossero estremamente deteriorate e smozzicate, così da renderla praticamente invisibile. Il restauro è quindi un'operazione essenziale per sottrarre all'oblio opere meritevoli di essere conosciute e conservate.

 

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