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La concessione del telefono

Regia di Roan Johnson vedi scheda film

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La recensione su La concessione del telefono

di Furetto60
8 stelle

Ottimo film,tratto da un eccellente romanzo del mai compianto abbastanza "Camilleri"

Pippo Genuardi, classe 1856, vive a Vigàta, paesino immaginario, inventato da Camilleri per l’ambientazione dei suoi Montalbano, e svolge un modesto commercio di legnami. Donnaiolo impenitente, non si accontenta della moglie, Taninè Schilirò,peraltro figlia dell’uomo più ricco del luogo. Uomo frivolo, superficiale e soprattutto meschino, coltiva un debole per le donne e la tecnologia. A un certo punto, s’incaponisce, con una richiesta per l’epoca insolita, cioè la concessione di una linea telefonica, da collegare direttamente con la casa del suocero, ufficialmente, per avere un canale di comunicazione professionale sempre attivo, ma in realtà per altri scopi, che solo alla fine scopriremo in un bellissimo colpo di scena finale. Per riuscire nel suo progetto, spedisce una prima missiva al prefetto, con parole ossequiose e tono cortese, ma siccome non ottiene risposta ne scrive altre due a questo tale Marascianno, sempre usando modi  più che gentili, se non addirittura servili, tuttavia il destinatario, è un tipo molto singolare, un paranoico, che vede ovunque, complottisti e si esprime affidandosi alla smorfia. Costui interpreta in modo del tutto erroneo, il senso di queste innocue richieste, l'iniziativa del commerciante è percepita dal suddetto, come un’iniziativa sovversiva. Peraltro Geruardi si complica ulteriormente la vita quando, non ottenendo risposte, si rivolge al malavitoso locale Don Lollo,  per accelerare la pratica, il quale non fa mai niente per niente, infatti, in cambio, gli chiede l’indirizzo del suo amico Sasà, che si era dato alla macchia per un pericoloso debito di gioco. Geruardi che è tutto fuorché un cuor di leone, accondiscende, anche perché persegue il suo obiettivo, tuttavia per una serie di circostanze casuali, il Don Lollo non riesce a trovare il fuggiasco.  Questi eventi, apparentemente insignificanti, ingranano un meccanismo perverso, Geruardi finisce in un folle e periglioso vortice, considerato un pericoloso sovversivo, per lo Stato, finisce anche in galera, e al contempo per una serie di equivoci, guardato con crescente ostilità anche dal malavitoso locale, in una sorta di grande commedia degli equivoci, che s’incrocia anche con una più squallida storia di corna, il Questore Monterchi, unica persona equilibrata e lucida, venuto dal Nord, osserverà con impotente sgomento, il paradossale e mortale concatenarsi degli eventi.

Surreale, paradossale grottesco e al contempo caustico e graffiante, Camilleri prima e Roan Johnson dopo, nella trasposizione televisiva, affondano le loro stilettate, contro l’ottusa, distorta e farraginosa burocrazia del nostro Stato, dentro i cui meandri si possono perdere gli ignari cittadini, il provincialismo becero,che attraverso un passaparola pettegolo, crea incredibili fraintendimenti e ultimo “la soggezione passiva” della maggior parte degli italiani verso “gli uomini di rispetto”.
Come nel romanzo, anche il racconto televisivo si sviluppa cercando di riportare le voci narranti e i vari documenti dell'epoca, La vera beffa è rappresentata dal fatto che i suoi guai Genuardi in fondo se li è cercati da solo, la sua indomita perseveranza invece di pagare, si rivela un boomerang che si ritorce contro di lui. Tuttavia in questa fauna di assortita umanità, nessuno sembra innocente del tutto, in un teatro dell’assurdo, dove ci sono perlopiù tristi figure. Camilleri, da persona di somma intelligenza e cultura, quale era, non divideva mai in modo draconiano l’umanità, in buoni e cattivi, i suoi personaggi non sono mai del tutto negativi o al contrario perfetti. Questa lettura gli consentiva di esplorare l’animo umano, con occhio terzo e con estrema arguzia. Ottimo lavoro anche del regista che con alcune geniali trovate, riesce a riportare sullo schermo un lavoro, sostanzialmente di matrice letteraria. L’ambientazione esemplare e i costumi ci riportano alla Sicilia di fine novecento. Da vedere assolutamente

 

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