Espandi menu
cerca
Dies irae

Regia di Carl Theodor Dreyer vedi scheda film

Recensioni

L'autore

sasso67

sasso67

Iscritto dal 6 dicembre 2002 Vai al suo profilo
  • Seguaci 91
  • Post 64
  • Recensioni 4478
  • Playlist 42
Mandagli un messaggio
Messaggio inviato!
Messaggio inviato!
chiudi
Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Dies irae

di sasso67
10 stelle

Ambientato nella Danimarca del 1600, il "Dies Irae" del "maestro" Dreyer è un film sul (senso del) peccato, sulla colpa, sulla necessità dell'espiazione (accentuata dal fatto che nel 1943 la Danimarca era sotto occupazione nazista), su una società oscurantista senza amore e senza pietà. Tutto ciò provoca uno sconvolgimento della mente nei personaggi del film: Absalon si sente colpevole perché ha salvato una donna dal rogo per stregoneria allo scopo di sposarne, senza amarla e senza esserne amato, la giovane figlia; quest'ultima si sente in colpa per avere desiderato la morte del marito, per non essere riuscita a salvare un'anziana fattucchiera dal rogo e infine per avere tradito il marito con suo figlio; questi sente la grave colpa di avere ceduto alla lussuria proprio con la seconda moglie del padre. L'unica che potrà scagliare la prima pietra sarà la vecchia madre di Absalon. La parte migliore del film è la prima, quella relativa al rogo della vecchia strega. Appare perfino ovvio il richiamo al "Settimo Sigillo" (1956) di Bergman, che da quest'opera di Dreyer trarrà spunto per il suo medioevo appestato e cattivo. Non per niente entrambi i titoli provengono dall'Apocalisse di Giovanni. Figurativamente pregevole, narrativamente granitico, moralmente problematico, "Dies Irae" raggiunge il climax nella scena finale nella quale Anne confessa di avere usato l'aiuto del demonio per irretire Martin e far morire Absalon: non sapremo mai se sia vero o meno, perché il dolore che colpisce la giovane, dovuto alla scelta del pavido Martin di stare con la nonna, con i preti, con il potere, la colpisce nel profondo, consentendo di confessare la più vergognosa delle verità ma anche di inventare la più assurda delle bugie. Dreyer non dà un giudizio morale sui suoi personaggi né permette allo spettatore di farlo, mediante le facce dei suoi attori: dall'ambigua Lisbeth Movin, a tratti rassegnata a tratti maliziosa, fino all'ascetico Thorkild Roose, tutto nervi e senso di colpa, passando per il giovane e sciapito bel ragazzo interpretato da Preben Lerdorff Rye. Quasi un capolavoro.

Ti è stata utile questa recensione? Utile per Per te?

Commenta

Avatar utente

Per poter commentare occorre aver fatto login.
Se non sei ancora iscritto Registrati