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Paura e delirio a Las Vegas

Regia di Terry Gilliam vedi scheda film

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La recensione su Paura e delirio a Las Vegas

di Baliverna
4 stelle

Due sbandati a Las Vegas, tra droghe ed eccessi di ogni tipo, in una specie di vortice infernale.

Premetto che sono un estimatore di “Brazil”, ma mi pare che il regista Terry Giliam sia qui molto scaduto: dell'intelligenza, dell'ironia, dell'umorismo, della frenesia in un mondo caotico è rimasto solo l'ultimo degli elementi. Ci troviamo quindi con un film piuttosto vuoto e sicuramente sgradevole, perché tute le situazioni e i personaggi sono sgradevoli, vomito, sputo e piscio compresi. Ho aspettato per tutta la sua durata un cambio di registro, ma ho potuto apprezzare in questo senso solo la breve sequenza della cameriera del bistrò che piange. Per un momento la confusione e il cinismo che soggiace ad essa sono state messe da parte per uno sprazzo di verità e umanità, ma è solo un istante.

Che cosa ci vuole comunicare questa pellicola, che mostra due tizi distrutti dalla droga che fanno (impunemente) scorribande e mascalzonate di ogni tipo? Condannare l'uso della droga? Non mi sembra, anche se quei due sono ridotti molto male. Criticare la società americana? Può darsi, ma i più mascalzoni di tutti sono certamente loro, i ribelli, anche più dei benpensanti vestiti di tutto punto che incontrano qua e là. Vuole forse puntare il dito contro i sessantottini, dai quali provengono i due protagonisti? Neppure questo; il tono generale è troppo qualunquista, senza rabbia, senza approvazione, e senza compassione. L'unico contenuto che la pellicola ci dà veramente è la rappresentazione di due tossicodipendenti, senza idee e senza coscienza, che distruggono se stessi e tutti coloro con cui vengono a contatto. Ma è un po' poco per un film di Terry Gilliam. Se poi posso citare un'allocuzione di Vieri Razzini, cioè “Il piacere del cinema” (ma lui pensava ai classici), qui di piacere non ho provato nemmeno l'ombra.

Sarà per la presenza di Johnny Depp, ma ho visto il DVD di questo film un'infinità di volte in negozi e noleggi, tanto che avevo la copertina stampata nella mente, senza sapere di preciso a che film si riferisse. Tanto noto, insomma, quanto troppo poco lo è stato “Brazil”.

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