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L'uomo lupo

Regia di George Waggner vedi scheda film

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La recensione su L'uomo lupo

di YellowBastard
6 stelle

“Anche l’uomo che ha puro il suo cuore ed ogni giorno si raccoglie in preghiera, può diventar lupo se fiorisce l’aconito, e la luna piena splende la sera”

 

MOSTRI CLASSICI: L'Iconico Ululato dell'Uomo Lupo – Monster Movie

 

Elemento iconico del cinema di genere e, nonostante possa sembrare antico, poema scritto in realtà dallo stesso Siodmeak, sceneggiatore del primo Uomo Lupo del ‘41, e che divenne fisso in praticamente tutte le successive apparizioni dell’uomo lupo nelle pellicole prodotte dalla Universal, pur ricevendo nel corso del tempo qualche opportuna modifica come l’aggiunta, alla fine, del riferimento alla luna piena.

Perché, per quanto possa sembrare incredibile, nel film originale del 1941 firmato da George Waggner, che avrebbe reso indelebile nella fantasia di milioni di persone la figura del licantropo (o, meglio ancora, dell’uomo lupo) come anche gli elementi fondamentali della sua mitologia, della luna non vi è alcuna traccia.

Non solo non si vede mai ma non viene nemmeno nominata.

 

Quando usci nelle sale americane nel ‘41 L’uomo lupo (The Wolf Man) del regista George Waggner fu l’ennesimo classico dell’orrore sfornato dall’infaticabile Universal che, con queste opere, si sarebbe garantito un intero pantheon di creature horror che si sarebbero trasformate, negli anni, nei capisaldi di un intero genere, ma non fu questo per la Universal il primo tentativo di portare la figura dell’uomo lupo al successo cinematografico.

 

Risale infatti al 1935, ben sei anni prima, la pellicola intitolata in Italia come Il segreto del Tibet ma originariamente conosciuto come Werewolf of London (a qualcuno è venuto in mente forse un certo John Landis?), pellicola diretta da Stuart Walker e interpretata da Henry Hull nel ruolo di un botanico, Wilfred Glendon, trasformatosi in un mostro affamato di carne umana durante la luna piena (ed e qui che, al cinema, viene per la prima volta collegata la trasformazione dell’uomo lupo alla luna piena) in seguito al suo viaggio in Tibet alla ricerca di un misterioso fiore e alla ferita arrecategli dall’attacco di una misteriosa creatura.

Il film fu un sonoro flop sia a livello di critica che al botteghino per una produzione che si rivelò estremamente problematica fin dall’inizio, con il rifiuto di Bela Lugosi al ruolo del protagonista, andato poi al quasi sconosciuto Hull, fino al pesante trucco realizzato da Jack Pierce che portò però allo sforamento del budget di ben 36mila dollari, per l’epoca una vera fortuna.

 

L'uomo lupo (George Waggner, 1941) – CineFatti

 

Nonostante l’insuccesso iniziale il progetto della Universal sull’uomo lupo venne ripescato quasi subito grazie all’interesse di Curt Siodmak, sceneggiatore che per la Universal aveva già lavorato con successo a Il Ritorno dell’Uomo Invisibile e ne La Donna Invisibile.

Romanziere di fantascienza ed ebreo sfuggito agli orrori della Germania nazista, trasformò la storia in una metafora della condizione degli ebrei in Europa condendola di suggestioni ed elementi originali della tradizione ebraica.

 

Per la regia venne scelto invece George Waggner, vero nome George Waggoner.

Regista e produttore americano, iniziò la carriera come attore durante il periodo del muto (interpretò Buffalo Bill nel Cavallo D’Acciaio, primo grande western di John Ford, del 1924) ma con l’avvento del sonoro, come tanti altri, perse il lavoro e dovette riciclarsi come compositore prima e sceneggiatore poi.

Nel ‘38 debutta anche alla regia con un western, genere che frequenta abitualmente fino a scrivere e dirigere l’adattamento di Uomini e Lupi da un romanzo di Jack London.

Fu sempre lui ha lanciare il talento di Lon Chaney Jr. facendolo debuttare nell’horror in L’Uomo Elettrico in cui interpretava il protagonista, una sorta di zombie che dipendeva dall’energia elettrica per sopravvivere.

Il successo del film porto la sua casa di produzione, la Universal, a puntare proprio su entrambi per la loro successiva pellicola horror, appunto The Wolf Man.

 

Il protagonista Lon Chaney Jr. era figlio del grande Lon Chaney, grande stella del cinema muto e conosciuto anche come L’Uomo dai 1000 volti, e fin da giovane intendeva seguire al cinema le orme del padre ma fu proprio Chaney Sr. a ostacolarne a più riprese il sogno.

Fu solo dopo la sua morte che riuscì infatti a lavorare nel mondo del cinema e a diventare famoso proprio grazie alla sua interpretazione dell’Uomo Lupo.

Infatti non solo fu l’unico a interpretarlo in una qualsiasi pellicola della Univarsal ma fu anche l’unico attore a interpretare, almeno una volta, tutti e quattro i mostri classici Univarsal, da Frankenstein (in Il Terrore di Frankenstein) alla Mummia (in ben tre film, l’ultimo dei quali è La Maledizione della Mummia) fino al Conte Dracula (ne Il figlio di Dracula).

 

The Wolfman (1941) – My Mad Dreams

 

Del cast fanno parte anche Bela Lugosi nel ruolo dello zingaro/licantropo che ferisce, maledicendolo, Larry Talbot, Claude Rains nel ruolo del padre, Sir John Talbot, Marjia Uspenskaja è invece la zingara Maleva e poi Patrick Knowles, Evelyn Ankers, Raph Bellamy e Warren Williams.

 

Fondamentale per il successo fu la scrittura di Siodmak che ha trasformato la storia in una vera e propria metafora sulla condizione degli ebrei, condannati ad essere cacciati e perseguitati per la loro religione, ovvero quella stella di David, simbolo di appartenenza a un popolo che, ricamate sui vestiti nella Germania nazista, li identifica come vittime predestinate, così simile alla stella a cinque punte che comparendo sulla pelle di Talbot, ma anche nelle vittime del licantropo (non a caso un lupo, ovvero uno dei simboli di virtù e forza della nazione hitleriana), lo segnalano come gli stessi ebrei al martirio, impossibilitato a trovare la pace se non attraverso al morte.

Ecco quindi che l’uomo lupo, o meglio Larry Talbot, si trasforma da mostro a eroe tragico, simbolo dell’oppressione e vittima del fato in quanto destinato a un involontario tragico destino.

 

Da un punto di vista psicoanalitico, invece, il film propone in una prospettiva drammatica, molto teatrale, il tema del fratricidio e/o di pulsioni omicide non controllabili ponendole tra le cause di un disturbo clinico alla base della trasformazione di Talbot da uomo a lupo, da una parte l’amore/odio per una figura paterna anaffettiva e ipocrita, con l’umiliazione dell’allontanamento dalla casa paterna in favore del fratello maggiore e del ritorno solo in conseguenza della morte di quest’ultimo, e dall’altra una fantasia che, attraverso l’identificazione con il lupo, lo trascina verso una istintiva vendetta che lo libera dall’oppressione familiare ma che, attraverso una mostruosa trasformazione, lo punisce inconsciamente per essersi ribellato al padre.

 

MOSTRI CLASSICI: L'Iconico Ululato dell'Uomo Lupo – Monster Movie

 

Tra l’altro inizialmente si era pensato di non rendere evidente la trasformazione fisica del protagonista, giocando molto sulle suggestioni del pubblico e su cosa fosse reale e cosa invece soltanto frutto della mente disturbata di Talbot, anche perché non erano ancora sicuri dell’effettiva riuscita della maschera che Jack Pierce, già autore dei trucchi prospettici nel precedente Il segreto del Tibet, stava ancora sperimentando.

Solo dopo la sua conclamata riuscita (ed effetti speciali grandiosi per l’epoca ma che oggi mostrano tutto il peso del tempo) si è deciso di rendere evidente la trasformazione anche fisica di Larry nell’uomo lupo ma molto di questa sua prima versione più ambigua è comunque rimasta immutata fino alla fine, a partire dei continui commenti nella pellicola sulla natura di origine soprattutto psicologico della licantropia.

 

Anche la volontà di rappresentare i due licantropi (Bela e Talbot) secondo due componenti stilistiche completamente opposte è figlia di questa dicotomia e se nel caso di Bela si è scelto di rappresentarlo come un semplice lupo/cane (tra l’altro quello usato in queste sequenze era proprio il cane di Lon Chaney Jr.) è perché semplicemente furono girate quando ancora si era nella prima fase, e quando successivamente si è invece preferito mostrare una creatura “ibrida”, sfruttando quindi il trucco creato da Pierce, si è poi deciso, forse per mancanza di tempo o di denaro, semplicemente di non rigirare più quelle scene e di tenerle così com’erano.

 

Merita una particolare attenzione anche la fotografia che insieme a inquadrature semplici ma armoniose crea per il film un’atmosfera unica e originale, anche grazie a una fitta nebbia che accompagna spesso i momenti più drammatici in una campagna notturna suggestiva e magnetica, totalmente realizzata in teatri di posa in modo alquanto allegorico e teatrale, mentre la colonna sonora è opera di tre diversi compositori (Frank Skinner, Hans Salter e Charles Previn) che sfruttano a loro volta un motivo di tre note, musiche tritonali che in epoca medioevale erano associate in scenari religiosi alla malvagità e ad atmosfere grevi o demoniache, ben rappresentative delle maggiori scene drammatiche del film.

 

The Wolf Man (1941): Film Review

 

La pellicola ha avuto un remake nel 2010, sempre prodotto dalla Universal, intitolato The Wolfman ad opera del regista Joe Johnston con Benicio Del Toro nel ruolo del protagonista e con Anthony Hopkins, Emily Blunt e Hugo Weaving che però si rivelò un flop sia di critica che di pubblico ma che riuscì a guadagnarsi un premio Oscar per il miglior trucco. Ha avuto anche un sequel “apocrifo” nel 2012 dal titolo Werewolf: The Beast among us che originariamente avrebbe dovuto esserne un qualche spin off.

E’ notizia di questi giorni dell’intenzione della Blumhouse di mettere in produzione un nuovo remake ambientato però ai nostri giorni e con protagonista Ryan Gosling.

 

VOTO: 6,5

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