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I predatori

Regia di Pietro Castellitto vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su I predatori

di yume
8 stelle

"I fascisti sono più colorati ma non più velenosi. Lo squadrismo cambia faccia ed è più raffinato”.

locandina

I predatori (2020): locandina

Dedico questa recensione a tutti noi resi orfani di cinema dal recente DPCM che, nella sua miopia, cala la mannaia sulle sale cinematografiche in crisi da decenni per ragioni non certo attribuibili al virus. Ci sono ben altri virus circolanti, e non da ora, nel Paese, e il più grave è l’ignoranza indotta da chi non vuole che il diritto di critica venga esercitato.

E’ già accaduto tante volte nella storia e ce ne siamo resi conto sempre troppo tardi.

I Predatori è il film di oggi, l’ultimo visto in sala, ed è un titolo che ha del profetico. Da oggi le sale sono chiuse, molte erano già chiuse da tempo immemorabile in tutto il Paese, al loro posto residence o centri commerciali, molte non ce la faranno a riaprire, i predatori sono sempre all’opera.

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 E’ un film che ha diviso,

Venezia l’ha premiato nella sezione Orizzonti per la sceneggiatura, alla critica è piaciuto e dispiaciuto in parti uguali, ora è arrivato in sala (e speriamo che sale aperte continuino ad esistere dopo il simil-lockdown in corso) e il pubblico sarà il miglior giudice.

Non è un film qualsiasi, di quelli usa e getta di cui non mancano esempi cospicui passati e presenti.

Non è neanche un capolavoro, difetti ne ha e sono stati ampiamente evidenziati da una critica ufficiale che sembra dire tutto e il contrario di tutto:

” … scelte che mostrano l'abilità tecnica del regista, ma interferiscono con la narrazione invece di assisterla […  ] troppa carne al fuoco […] linee narrative che si intersecano in modo rocambolesco (e abbastanza improbabile), regalando ai suoi personaggi una mole imponente di dialoghi, a volte anche divertenti, che però generano un accumulo poco funzionale alla storia [… ] Anche il contrasto sociale fra i due gruppi di personaggi - gli altoborghesi e i coatti - tracima per esagerazione, soprattutto quando si tratta di dipingere le due famiglie bottegaie e destrorse … ” (Mymovies)

Nel complesso l’esordio di Pietro Castellitto non è privo di interesse, ma si dimostra confusionario. Presentato e premiato, un po’ generosamente, nella sezione Orizzonti di Venezia […] Il suo film posiziona la macchina da presa là dove molti suoi coetanei non penserebbero neanche di poterla fissare, gioca con stacchi di montaggio che passano da primi piani stretti a totali in penombra, utilizza la steadycam per donarsi la massima libertà, più di movimento che espressiva [… ] È un film a un tempo borghese e anti-borghese I predatori, e quindi inevitabilmente si fa confuso, contorto, appiattisce il discorso perché non potrebbe davvero portarlo alle estreme conseguenze. È affascinante che Castellitto, nato nel 1991, decida di tripartire il suo film, facendo collidere lo slapstick surreale con la commedia all’italiana e perfino la commedia borghese transalpina, ma il gioco non riesce a reggere fino in fondo. Così, dopo una mezz’ora che rapisce l’occhio e sembra presagire fughe in avanti davvero inusuali I predatori rientra nella zona di conforto, nell’area protetta, e non si espone realmente ai fucili di precisione dell’immaginario, ai bombardamenti che pure invece mette in scena nel film. Viene dunque da pensare all’occasione sprecata(Quinlan)

 

Breve ma significativa rassegna alla quale va tutto il nostro rispetto di spettatori inesperti e bisognosi di guida, ma non è stata  “ la delusione a farsi largo nella mente dello spettatore”, tutt’altro.

La delusione dello spettatore è altro, è quando si alza perché non ne può più e va via, è quando resiste ma guarda l’orologio al buio, è quando esce dalla sala con la convinzione netta di aver sprecato due ore del suo tempo.

Questo non accade con I predatori, perché il film non è tante cose e vediamo quali.

Non è un film da intellettuali che hanno la parola giusta, la visione definitiva, la formula “che mondi possa aprirti”.

Non sta da nessuna parte perché non c’è una parte in cui stare. Destra, sinistra, centro, predatori ce n’è dovunque e si mimetizzano così bene che nulla è come sembra.

Non è una tragedia, in un tempo così dimesso come quello in cui viviamo non fiorisce il senso tragico, mancano la compattezza e la coerenza dell’universo tragico.

Non è una commedia, manca al nostro tempo l’elaborazione artistica di ciò che suscita il riso, cioè il ridicolo.

Oggi non sappiamo di cosa piangere o ridere, confondiamo, distorciamo, è questo il vero problema.

Ed è appunto questo che I predatori mette in scena.

Che lo faccia un giovane geniale di pochi anni e scarsa storia artistica era prevedibile che prima o poi accadesse, anni ed esperienze appannano spesso, tolgono vigore e sguardo chiaro su ciò che chiaro non è.

 

Pietro Castellitto

I predatori (2020): Pietro Castellitto

Castellitto dirige il film e recita lui stesso,una maschera appuntita e stravagante di studente così innamorato di Nietzsche da volerlo riesumare per capire certe cose rimaste dubbie sul filosofo. Il progetto gli viene soffiato dal professore che preferisce altri e questo è uno dei tanti rivoli di un film a cascata con tanti attori, tanto dialogo  e tante storie che poi storie non sono ma frammenti, pezzi di vita che si intrecciano, a volte contorti e complicati da mettere insieme, ma cosa non s’intreccia nella vita?

Due famiglie, i Pavone e i Vismara, in un’Italia sostanzialmente laziale ma anche interregionale, borghesi cinematografari radical chic e professionisti gli uni, ostiensi neo-fascisti gli altri, dediti a traffico d’armi, compleanni rumorosi e cafoni in riva al lago artificiale e ping pong su tavolo con al centro la croce celtica.

S’incontreranno per una serie rocambolesca di coincidenze che finiscono per diventare i fili intricati di una matassa in mano al gattino di casa.

Marzia Ubaldi

I predatori (2020): Marzia Ubaldi

Ci sono la vecchia nonna rimbambita che si fa fregare 1000 euro da un venditore porta a porta e la regista nevrotica e dittatoriale a casa e sul set che quasi fa morire impiccato un attore, ci sono mogli, mariti, amanti e tresche varie in ville super.

C’è di tutto un po’, una coralità sgangherata in cui non si fa fatica a riconoscere il mondo che ci circonda, e in mezzo Federico /Pietro, lo studente che decide di mollare i libri e cercare una bomba, fra gag e battuteda slapstick e film muto che suscitano una risata inaspettata, agrodolce, ma comunque divertente e in linea con l’andamento altalenante del tono generale.

Un nuovo genere? Un modo di rappresentare il reale con l’irruenza tutta sopra le righe di un giovane esordiente che dedica al nonno il suo lavoro perché, dice ai genitori: ““siete la prima generazione che era stronza da ragazzi”?

Certo un film che uno non si aspetta, che è già un pregio.

E il titolo è il tratto più geniale: I fascisti sono più colorati ma non più velenosi. Lo squadrismo cambia faccia ed è più raffinato”.

 

 

 www.paoladigiuseppe.it

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