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Il buco

Regia di Michelangelo Frammartino vedi scheda film

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La recensione su Il buco

di obyone
7 stelle

 

scena

Il buco (2021): scena

 

Venezia 78. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica.

"Il buco" di Michelangelo Frammartino non risolleverà le sorti del cinema italiano. Non ne ha le caratteristiche e nemmeno l'esigenza. È un film che si spinge oltre qualsivoglia strategia di marketing e a dirla tutta è poco adatto al pubblico. Se la sala di una mostra cinematografica viene abbandonata con disinvoltura dai festivalieri, un pubblico attento, cinefilo e appassionato, come potrà sopravvivere quello generalista al linguaggio artistico del Michelangelo del cinema italiano? Le sue pennellate sono di rara bellezza ma il pennellino che stende, preciso, il colore procede con la lentezza comune ad uno scalpello, ripreso in mano dallo scultore per assestare gli ultimi studiati colpi sul marmo ed effondere, così, vita nella pietra. Più d'uno, tra coloro che sono rimasti in sala, è sprofondato, nel buio di una sonno letargico. Non mi sono scappati gli occhi perché il regista milanese ha raccontato l'esplorazione del "buco" in soli 90 minuti. Un tempo accettabile. Eppure il film è bello. Non posso dire il contrario. Anzi mentirei se lo facessi. Ma la visione richiede pazienza. Frammartino ha coraggio. Sceglie di raccontare la spedizione speleologica nell'Abisso di Bifurto che avvenne nel 1961 con le immagini e i suoni della natura. Null'altro. Adotta un timbro documentaristico ma filma oggi quell'avventura di ieri. Gli attori sono gli speleologi del presente e la loro discesa negli inferi del Pollino è simile a quella di 60 anni fa. Le attrezzature sono le stesse di allora e la sete di scoperta pure. Ed è l'Italia agli inizi del boom economico che Frammartino ricostruisce per filo e per segno consegnandoci, con consapevoli pennellate, con precisi colpi di martello, una parte di essa, ovvero la Calabria con le sue montagne e le sue coste alte e rocciose. Che sia il 1961 lo si evince dalla copertina di "Epoca" che brucia nell'abisso mostrando i volti di Nixon e JFK candidati alle presidenziali americane. Brucia quella pagina, in fretta, come divampò per poi smorzarsi, repentina, la fiamma di quella stagione di valori. Il televisore è arrivato da pochi anni e fa foggia di sé davanti alla porta del bar alla confluenza tra due stradine. La gente guarda rapita le soubrette uscire dalla scatola magica mentre il barista racconta l'Italia del boom che più a Nord beve Aperol e Cinzano La TV mostra un Italia che cresce in altezza nella Milano industriale, quella dei grattacieli in costruzione. Nel Pollino rurale e antiquato l'Italia, invece, scende nelle viscere della propria essenza. Qui le donne scendono al torrente per fare il bucato e pregano il rosario in latino dentro una Chiesa gremita che è luogo di ritrovo, festa e distrazione. Gli uomini, dietro, intonano le litanie con meno interesse pensando ai pascoli in montagna. Il medico di condotta sale al paese dove lo aspetta una frotta di gente e poi, a dorso di mulo, fino al maso dove lo attende il vecchio pastore. Nessun altro mezzo potrebbe squarciare il silenzio dei monti tranne i mezzi militari che approfittano dell'alveo per risalire il Pollino.

 

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Il buco (2021): scena

 

Il film procede lento come i passi delle mucche. È ricco di immagini mozzafiato su cui il regista stazione per infiniti secondi per registrare le variazioni di luce e cromatismi. Impossibile non rimanere a bocca aperta guardando la luce del faro che, all'alba, fa breccia lungo i crinali. Il suo fascio di luce arriva alla sommità delle montagne annullando lo spazio. Sembra voglia indirizzare il bestiame ai pascoli quanto le navi alla sicurezza del porto. Mentre la spedizione speleologica conquista il ventre umido della terra gli uomini e le donne di Calabria, disinteressati al progresso, vivono, muoiono, lavorano, si riposano davanti ad un varietà, fanno filò intorno ad un fuoco scoppiettante. Un disegno a china descrive più di mille parole l'avanzamento graduale nella grotta buia della storia umana. Frammartino usa un linguaggio personale e anticonvenzionale. Le conversazioni tra uomini sono un bisbiglio lontano e indecifrabile. Si sentono il rumore di un pallone, i ronzii degli insetti, i versi degli animali e di tanto intanto le risate degli uomini. Tutto è simile ad un'eco lontana, al riverbero di un tempo passato. Frammartino si addentra in uno spazio chiuso (il buco) per raccontare un mondo chiuso (la Calabria rurale) in un'epoca segnata dal progresso economico. Nel mentre gli speleologi dormono, stanchi, nei loro sacchi a pelo, ammassati in un anfratto della sacrestia dominato dalle statue dei santi. Tra loro riposa, in terra, un Cristo deposto. Tra le pietre secolari di una chiesa donne e uomini vegliano a fianco di Dio prima di scendere nel loro sepolcro vuoto. All'alba li aspetta la discesa agli inferi in una cavità simbolo di vita, morte e rinascita.

 

 

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Il buco (2021): scena

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