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Confessione di un commissario di polizia al procuratore della Repubblica

Regia di Damiano Damiani vedi scheda film

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La recensione su Confessione di un commissario di polizia al procuratore della Repubblica

di lamettrie
10 stelle

Un capolavoro.

Uno dei migliori film sulla mafia, di quelli che servono per capire la robustezza di questo fenomeno, così sempre vincente in tutto il sud Italia, dove controlla ogni ambito del potere economico e politico.

La sceneggiatura è eccellente, e può fregiarsi del vanto di contrapporre due apparentmente onesti uomini dello Stato, i quali hanno entrambi fondati motivi per ritenere l'altro un complice di Stato della malavita. Ma la conclusione non è quella tipica dell'italiano comune: "Nessuno dei due ha ragione, perchè tutti e due hanno motivi per aver ragione". Senza scomodare lo scetticismo di Sesto Empirico, che qui però illuminerebbe di molto la questione, alla fine la realtà emerge: con la mafia si è sicuri che ha torto chi ha potere, ed ha ragione chi ha fatto meno carriera. Questa è storia tricolore, ma sempre infetta da questo ricorrente corollario, che il film mostra benissimo: se uno fa il proprio dovere verso la verità e la giustizia, e lo fa fino in fondo, proprio per questa coerenza è destinato a rimetterci tutto, finanche la vita, se proprio non vuole passare ai compromessi con i criminali.

La capacità delle istituzioni criminali di permettere la carriera solo a corrotti omertosi, che sono lì solo per insabbiare verità orrende, è risaputa; come anche è risaputa la capacità delle medesime ricchissime e organizzatissime associazioni criminali di fare affari a livello nazionale per vendere il proprio voto, senza cui nessuno può governare a livello nazionale. L'alto magistrato Malta, che appare poco, nella sua corruzione di uomo di Stato che è anche al servizio della criminalità e che proprio per questo guadagna soldi e potere proprio perchè va contro i diritti umani e gli interessi dello Stato, è il vero protagonista, secondo me, del film; gli altri sono pedine destinate a vivere male, nel terrore contintuo di essere puniti perchè fanno bene il proprio dovere.

In teoria siamo in democrazia, e non in un sistema feudale il quale è la quintessenza della mafia: in democrazia ci dovrebbe essere il controllo e le scelte della maggioranza che non dovrebbero essere così autolesioniste. Eppure in Italia l'elettorato, 45 anni dopo e nonostante tanti esempi e analisi e fatti clamorosissimi, appare ancora lontanissimo dalla consapevolezza del proprio dovere di dover espellere i criminali incalliti e di condannarli alla giusta amara conseguenza delle loro scelte: quindi delinquere conviene ancora, e permette i migliori guadagni, anche se già da secoli sarebbe ora di smetterla con questo andazzo masochista della società italica.

 

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