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The Shift

Regia di Alessandro Tonda vedi scheda film

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La recensione su The Shift

di port cros
3 stelle
15ma Festa del Cinema di Roma 2020
 
Dal chiacchiericcio degli studenti liceali all'ingresso di una scuola di Bruxelles si piomba nell'orrore di un attacco terroristico islamista all'interno dell'edificio scolastico stesso,  condotto da spietati ragazzini coetanei delle vittime, armati di pistole e cinture esplosive. 
 
Isabel e Adamo stanno per smontare dal loro turno sull'ambulanza quando giunge la chiamata a precipitarsi sul luogo della strage,  ove caricano uno dei ragazzini stessi a terra in un lago di sangue.  Al tagliare i suoi vestiti Isabel scopre con terrore che al suo ventre è legata una cintura esplosiva. Minacciati dell'aspirante suicida, i due paramedici non potranno abbandonare l'ambulanza né avvertire la polizia,  che invano ricerca il terrorista.
 
Un film di produzione italo-belga dal soggetto fortissimo, che aveva tutte le potenzialità per diventare un thriller mozzafiato. Invece purtroppo le mani incerte del regista Alessandro Tonda confezionano un prodotto mediocre, in cui solo la prima scena riesce a catturare e sconvolgere con la sua improvvisa crudezza. 
 
Dopo un tale avvio con botto, che suscita elevate aspettative, prevale una certa sciatteria nella messinscena, dove la cura per il dettaglio è minima ed anche il montaggio fallisce nel conferire ritmo alle scene e creare e mantenere la tensione confacente ad una situazione tanto estrema. 
Anche la recitazione non brilla (soprattutto l'attore italiano che interpreta Adamo è veramente cane)
 
Pure la scrittura è debole: la reazione del padre del baby kamikaze Hichem alla notizia che il figlio è coinvolto dell'attentato suona falsa, ridicolo quando l'autista si mette a polemizzare col terrorista imbottito di esplosivo, disastroso il finale con il discorsetto zeppo di banalità del giovane Hichem sulle cause della sua radicalizzazione. 
 
Speriamo, data la bontà dell'idea di base, che qualche regista più dotato ne faccia un remake. Magari a Hollywood, dove invece di rifare i bei film stranieri che non hanno bisogno di remake, dovrebbero setacciare tra questi buoni spunti mal realizzati, per rifarli coi loro potenti mezzi e la perizia tecnica e la visione di uno Spielberg o di un Fincher.
 
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