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Giants Being Lonely

Regia di Grear Patterson vedi scheda film

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La recensione su Giants Being Lonely

di EightAndHalf
7 stelle

L'aria rarefatta e catatonica di Giants Being Lonely, rotta giusto da quei piccoli momenti di tenerezza in cui si perde il filo del discorso e le immagini si caricano di un senso emotivo tutto nuovo, è forse quella che aveva introdotto Gus Van Sant con i suoi Elephant e Paranoid Park, ma è soprattutto riflesso della rivisitazione che di quel cinema ha fatto più di recente Tim Sutton con l'imperfetto ma affascinante Dark Night. Un mondo in cui l'indifferenza regna sovrana, un'indifferenza che sta fra le generazioni (adulti e adolescenti) e fra le persone in genere. Grear Patterson adotta una regia tutta particolare per rendere questa freddezza che frustra le emozioni: una regia al confine fra l'empatico e il basito, attonita di fronte alle piccole brutture quotidiane di una provincia americana mai così dimenticata da Dio - almeno in un film di teenager. Non si tratta fortunatamente di nichilismo, che sarebbe stata la strada più facile (e di nuovo: Tim Sutton con Dark Night), ma piuttosto di ricerca di delicatezza in sguardi ed espressioni di corpi e persone imbruttite dal loro habitat innaturale. Forse lampi di speranza, o forse rassegnazione triste al buio totale: in ogni caso il tentativo di emozionarsi ancora. Intanto però i corpi parlano, e anche i loro simulacri: Adam e Bobby sono due ragazzi similissimi, prestanti e in grado di cavarsela. Solo che Bobby è praticamente orfano di una madre scappata anni fa e di un padre che si vede soltanto coricato su un divano; invece Adam è figlio di una madre depressa e infelice e di un padre violento non troppo dissimile da R. Lee Ermey - forse anche Adam è di fatto un orfano. Questi orfani del mondo cercano conforto in passioni possibili e impossibili, a trovare un dialogo con un mondo morto, costruito su modelli di borghesia, machismo e stereotipi da teen drama. E invece entrambi, chi più chi meno, potranno attuare la loro vendetta rispetto al mondo, così come il film lo fa con un modello di teen drama oggi viziato da modalità netflixiane (figlie ovviamente della tv generalista US). Particolare, a tratti felicemente onirico ma generalmente funebre.

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