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Nevia

Regia di Nunzia De Stefano vedi scheda film

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La recensione su Nevia

di alan smithee
5 stelle

L'ISOLA DEL CINEMA - MYMOVIES

Nevia ha diciassette anni e si trova a vivere con la sorellina minore in un contesto urbano devastato dal degrado di una Napoli periferica tutto cemento e spazzatura sparsa tutt'attorno.

In un contesto di degrado e instabilità, accudita da una nonna che si guadagna da vivere ospitando nella propria roulotte abusiva un bordello improvvisato, Nevia saprà orgogliosamente rifiutare la corte insistente del figlio capriccioso e viziato del boss del quartiere che stravede per lei, e cerca di comprarsela a suon di regali e vizi che di certo riescono a far presa sulle sue coetanee.

L'arrivo inaspettato di un circo, e di un gestore particolarmente sensibile alla storia di vita della giovane, riesce a far sì che Nevia possa farsi forza del proprio orgoglio di bambina anzitempo cresciuta e maturata, per rifiutare le facili lusinghe che le aprono la strada di un mondo di compromessi e di disonestà imperante, in grado di renderla parte di un sistema dal quale ella cerca con determinazione di fuggire.

Da una storia che possiede molti tratti autobiografici, la sceneggiatrice ed ora regista Nunzia De Stefano, collaboratrice ed un tempo compagna di Matteo Garrone, riesce a cucire assieme il ritratto di una insofferenza verso un sistema che diventa regola di vita in un contesto urbano degradato e senza soluzione apparente come è quello della Napoli più abbandonata a se stessa e alla malavita dilagante.

Un percorso rischioso quello della De Stefano, che non si spaventa di fronte alla circostanza di introdurci un altro particolare assai a rischio, come è il circo al cinema dopo i maestri illustri che così alla perfezione ne hanno celebrato le dinamiche e le caratteristiche.

Non paga di ciò, la regista annette alla storia anche un contesto umano letteralmente estirpato dall'ambiente originario (appare in un cameo pure la nota "Tarantina", celebrata già nel documentario di Fortunato Calvino che le ha dedicato un lavoro incentrato totalmente sulla sua figura di femminiello trasferitosi da Napoli alla capitale dei tempi della Dolce Vita felliniana, per poi tornare nella città natale), riuscendo comunque a governare la materia rischiosa ed ingombrante, facendosi forza su un personaggio di ragazza che non cede a facili soluzioni melodrammatiche.

Ne scaturisce un film che, pur sfruttando un contesto un po' troppo abusato, già così perfetto teatro di molto cinema del nostro Garrone, riesce a restare dignitoso e a fornirci il ritratto di una gioventù risoluta e orgogliosa in grado di rinunciare con fierezza al ricatto morale e materiale che spesso si rivela l'unica via di scampo per troppi giovani.

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