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L'odore della notte

Regia di Claudio Caligari vedi scheda film

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La recensione su L'odore della notte

di giurista81
4 stelle

Noir italiano diretto dal regista del discusso Amore Tossico lodevole per il tentativo di smuovere il cinema italiano di fine anni '90 dall'inerzia legata ai prodotti di genere. Purtroppo l'operazione è parzialmente riuscita, sospesa a metà strada tra un Arancia Meccanica de noi artri (senza però avere il sotto strato di valenza ironica-satirica) e una storia degna della penna di un De Cataldo (penso alla costruzione di Romanzo Criminale), con strizzatine d'occhio a Scorsese (su tutti Taxi Driver e la famosa scena di De Niro che si guarda davanti allo specchio puntando la pistola).  Lo gira senza troppa verve Caligari, il quale dirige in modo piuttosto convenzionale, senza fronzoli, quasi con stile documentaristico, inventando poco sotto il profilo visivo e tecnico. Lo stile è crudo, secco, per niente votato allo spettacolo. Non si contano i pestaggi, i cazzotti e calci a danno anche delle donne. Alla fine ne esce fuori un film che non è poi più di tanto di genere. La sceneggiatura, al di là dei monologhi di Mastrandrea che vengono messi in scena con l'artificio della voce narrante, è poco propositiva, limitandosi a proporre una lunga serie di rapine e furti che una banda di delinquenti mettono a segno a Roma a danno dei ricchi (inverosimile il fatto che realizzino più di duecento rapine a volto scoperto senza mai farsi riconoscere dagli aggrediti). Le caratterizzazioni dei personaggi sono abbozzate, Mastrandrea è apatico, ma al contempo carismatico. Il suo è il perfetto ruolo da psicopatico avaro di emozioni. Le vorrebbe avere, vorrebbe scoprire l'amore, ma forse non ne è capace. A mio avviso è comunque un film sopravvalutato, che aggiunge poco a quanto già visto e non si lascia molto andare sul versante dell'azione. Gli inseguimenti sono freddi, non benedetti da quel tocco artigianale e scatenato che caratterizza gli specialisti del genere. Buona la fotografia e la scelta delle musiche. Scena cult la rapina all'interno di un'abitazione dove Little Tony interpreta sé stesso e Giallini (di recente visto in Acab), che interpreta uno di rapinatori, pretende e ottiene che gli intoni il brano Cuore Matto.  Non male poi gli "scheletri nell'armadio" che i rapinatori trovano nelle case dei potenti ricchi che vanno a rapinare. Così troviamo insospettabili signore di una certa età che adorano posare in foto sexy, dirigenti che hanno collezioni di marijuana, distinte lady che sfoggiano certi vestiti perché esercitano il meritricio. Un modo come un altro per bacchettare l'ipocrisia della società ben pensante. A mio avviso, tuttavia, è un po' poco.

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