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Una donna promettente

Regia di Emerald Fennell vedi scheda film

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La recensione su Una donna promettente

di Kurtisonic
6 stelle

Cassandra Cassie Thomas è quel tipo di donna che al tavolo della famiglia di Happy Days non troverebbe mai posto.

Carey Mulligan

Una donna promettente (2020): Carey Mulligan

Una Donna Promettente è un film dal quale scaturisce una forte esigenza di scollegare quelle situazioni che hanno fatto da copertina ai casi eclatanti da high society sollevati dal movimento me too, come se intorno al problema delle violenze subite dalle donne ci fosse una patina moralista e perbenista che nella unanimità della condanna nasconde il desiderio  frettoloso della rimozione. La regista Emerald Fennell opta per una rappresentazione lontana dai riflettori accesi dello spettacolo mediatico come ha offerto invece Bombshell (2019), per coinvolgere il pubblico dentro meccanismi psichici più vicini alla vita di persone comuni. Non che il personaggio di Cassie Thomas interpretato da Carey Mulligan sia tanto normale, ma va dato merito alla regista di essere riuscita a dirigere l’obiettivo di una storia  rape and revenge, verso un punto di vista che esula dalla più logica dicotomia vittima- stupratore. Attraverso un personaggio esterno corredato da un’interiorità a dir poco sfaccettata e complessa, si distanzia dalla rappresentazione fisico- visiva della violenza accaduta, che ricatta emotivamente l’attenzione e il giudizio dello spettatore, e riesce a tenere lo sguardo su questo terzo elemento, Cassie, che ne patisce le conseguenze come testimone impotente. Durante una festa tra studenti, una giovane subisce violenza dai presenti e successivamente senza ottenere giustizia arriverà al suicidio. La sua più cara amica, la promettente Cassie, indirizza la sua esistenza confinandola verso una sottile vendetta ed escludendosi da ogni altro interesse verso la vita. Nonostante l’impianto strutturale del film sia riconducibile a quello classico, il personaggio di Cassie ci riporta immediatamente al prototipo new hollywwodiano della figura antieroica votata alla redenzione senza alcun riscatto di sé, cioè alla ricerca di un’azione di giustizia umana e solitaria che può apparire tanto giustificata quanto censurabile e disperata.  Una Donna Promettente non è da confondere con un film di militanza tout court, il ritratto cervellotico che emerge dai comportamenti di Cassie non fa sconti di genere e di giustificazioni sotto culturali o diseducative. Quella che però rappresenta la sua forza, cioè il profilo complessivo di una personalità affatto di facile lettura, è anche il suo limite perché il continuo arricchimento di situazioni e personaggi che devono farci decifrare la psicologia di Cassie in alcuni passaggi non ottiene l’effetto voluto, sembrano più dei momenti di perdita di controllo narrativo. Ed è un peccato perché l’interpretazione di Carey Mulligan (per me la migliore di tutta la sua carriera artistica) è mirabilmente efficace lungo tutto il racconto.

Carey Mulligan, Bo Burnham, Jennifer Coolidge, Clancy Brown

Una donna promettente (2020): Carey Mulligan, Bo Burnham, Jennifer Coolidge, Clancy Brown

Una Donna Promettente è il manifesto spudoratamente sincero della commedia americana anni 50 in versione dark però con un’estetica visiva molto attuale e gradevole. Lo studio degli ambienti coreografici risulta sempre adeguato a descrivere il mondo che racchiudono, le varie location l’abbigliamento di Cassie, gli interni della casa di famiglia, rileggono criticamente quei “valori” che sono poi la base dell’ipocrisia silente su problematiche sessiste nelle quali concorrono responsabilità di tutti, senza alcuna esclusione. Una Donna Promettente rappresenta una stilettata velenosa alle situation comedy da Happy Days, smaschera implacabilmente la debolezza e la falsità dello stereotipo sociale del pensiero perbenista ma riesce anche a mostrarne le derivazioni e le radici. Se il film può avvalersi di un’azione piuttosto continua che come detto non sempre giova alla sua compattezza, trova soprattutto nella verbalità, nelle parole quelle sfumature più crudeli che armano in seconda battuta il gesto violento, fino ad arrivare all’autolesionismo.

 

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