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Una donna promettente

Regia di Emerald Fennell vedi scheda film

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La recensione su Una donna promettente

di mck
8 stelle

Killing Adam.

 

 

Promising Young Woman” - una fanciulla promettente -, l’esordio nel lungometraggio di Emerald Fennell - attrice (“Call the MidWife”, “the Crown”) e sceneggiatrice (“Killing Eve - 2”) londinese classe 1985 come la sua protagonista -, è un’opera stratificata e coraggiosamente sui generis, scritta e - fra gli altri con Margot Robbie - prodotta dalla stessa regista, che conferma il talento dell’autrice: praticamente termina dopo un’ora di thriller-dramedy, per poi riprendere placidamente proseguendo così, per 15 minuti, lungo una falsariga romantica, e... sfociare in un’epifania - non inaspettata, ma comunque deflagrante - che porterà, nel giro di un altro quarto d’ora, ad una seconda svolta giroscopica, ancora più annichilente, direi in forma e sostanza totalizzanti: e da lì, sempre attraverso un eguale lasso di tempo, si giunge al finale, forse la parte - anche se contiene un ulteriore twist - più consueta.

 


Una crasi fra “Looking for Mr. GoodBar” di Richard Brooks con Diane Keaton del 1977, “Outrage” di Ida Lupino con Mala Powers del 1950 e “Samaria” di Kim Ki-duk del 2004 (e aggiungiamoci due Jodie Foster dicotomiche e complementari: quella di “the Accused” di Jonathan Kaplan del 1988 e quella di “the Brave One” di Neil Jordan del 2007) che si muove fra il rimosso, il rimorso e il rimpianto (un mash-up di “the Brown Bunny” di Vincent Gallo con Chloe Sevigny del 2003, “FleaBag” di e con Phoebe Waller-Bridge del 2013 a teatro e 2016-’19 in tv e “Horse Girl” di Jeff Baena con Alison Brie del 2020) e l’elaborazione della vendetta autodistruttiva e al contempo dell’accettazione liberatoria (“I May Destroy You”, la magnifica mini-serie di e con Michaela Coel, anch’essa di quest’anno).

 


Carey Mulligan (“Never Let Me Go”, “Drive”, “Shame”, “Inside Llewyn Davis”, “WildLife”), anche produttrice esecutiva, semplicemente, _è_ il film.
Ma il resto del cast è composto da caratteristi di razza e da grandi attori in parti minori che svolgono un lavoro altrettanto fondamentale: Alison Brie e Alfred Molina, Jennifer Coolidge e Clancy Brown, Molly Shannon e Connie Britton, Laverne Cox e Adam Brody, Bo Burnham e Chris Lowell. E un come sempre indimenticabile Christopher Mintz-Plasse.
Ottimi fotografia (Benjamin Kracun: “Dublin Murders”, “the Third Day”), montaggio (Frédéric Thoraval: “Angel-A”, “Sinister”) e musiche (Anthony Willis: “Solo: a Star Wars Story”).

 


“Tesoro… Nina era come una figlia, per noi. Lo sai questo. Ci manca davvero. Ma, dio, ci sei mancata anche tu.”
Lacrima. Sipario. Ma è solo la fine del primo atto.
Di un film imperfetto, complesso (non per struttura, ma per contenuto) e molto bello. 

 

 

* * * ¾ (****) - 7.75    

 

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Killing Adam. E GoodBye Earl... 

 

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