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La straniera nuda

Regia di Radley Metzger vedi scheda film

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La recensione su La straniera nuda

di undying
6 stelle

Terzo hard -dopo Score e The private afternoons of Pamela Mann- diretto da Metzger con lo pseudonimo di Henry Paris. Film pionieristico, che prevale sui contemporanei titoli a luce rossa, per una inconfondibile regia di classe. Qui oltre al porno c'è una storia, ironica, per quanto debole, che predomina sugli espliciti amplessi.

 

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La straniera nuda (1975): locandina

 

Alla guida di una trasmissione radiofonica -che va in onda "quando la gente va a lavorare e quando torna a casa, accompagnando però anche chi va a zonzo"- sta la coppia composta da Gilly (Darby Lloyd Rains) e Billy Blake (Levi Richards). Nell'ufficio è però presente anche la graziosa impiegata Phyllis (Mary Stuart) che non disdice le attenzioni del suo principale, finendo anzi spesso a fare sesso con lui. Quando il dubbio spinge Gilly a seguire il marito -sospettosamente sempre fuori sino a tarda ora per lavoro- scopre i due in piena, piacevole, attività sessuale. Turbata, ma al tempo stesso anche eccitata dalla situazione, trae ispirazione dalla visione, per poi decidere in un secondo momento di rendere il tradimento, facendo occasionale sesso con amici e collaboratori della stazione radiofonica.

 

- Billy: "Chi abbiamo oggi da intervistare?"

- "Un esploratore."

- "Di che cosa?"

- "Probabilmente l'unico uomo che è riuscito a stare sopra ad Anita Ekbert!"

 

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Dopo Score e The private afternoons of Pamela Mann, Metzger consolida la sua scelta di genere, che va in direzione esattamente contraria a quanto in precedenza realizzato. Le atmosfere malinconiche, il romanticismo, il taglio di ripresa allusiva con evidente intento censorio: tutto è passato, è un ricordo, è una concezione -anche e soprattutto erotica- che sta in direzione opposta, dall'altro lato dello specchio. Tutti noi abbiamo personalità volubili, mutevoli, che sfumano dall'una all'altra con il trascorrere (più o meno veloce) del tempo. Jekyll and Hyde, più che un romanzo dell'orrore, è un trattato scientifico sulla instabile psicologia dell'essere umano. La maggior parte di noi ignora l'altro se stesso, né si sognerebbe mai di sdoppiare la propria identità mutando nome. I più lucidi, invece, consapevoli del cambiamento, non rinnegando il passato ma affrontando invece il presente, sanno quando è ora di dire addio alla vecchia personalità. Radley Metzger è uno di loro. Sa che dopo l'exploit gay di Score per la critica seriosa, ufficiale e bigotta, è artisticamente finito, è morto aprioristicamente. Ma non se ne fa un dramma, al contrario; dalle ceneri di un genio non può sorgerne che un altro. Quel nuovo genio, meno triste e per niente tragico, si chiama Henry Paris: pseudonimo adottato da Metzger, che figura come regista nei credits dei film hardcore, a cominciare da The private afternoons of Pamela Mann (1974). Lui, come pochi altri (Damiano con il suo Gola Profonda o, per restare in patria, il nostro Joe D'Amato), figura infatti tra i pionieri delle "luci rosse". Quelli che dal 1972 in poi hanno cavalcato, con un po' di timore, l'ondata libertina (conseguenza del '68) per fare del sesso un commercio -talvolta anche artistico, talaltra pure politico- sottoforma di immagini. Il sesso che in quegli anni non è più un tabù (casomai lo fosse stato per davvero in precedenza).

Quando si viene a sapere che Henry Paris (il pornografo ironico) e Radley Metzger (il raffinato, malinconico, talentuoso cineasta dell'eros suggerito) sono la stessa persona, salta fuori che per non ben chiare questioni esoteriche Metzger ha adottato quel secondo nome. In seguito lo stesso regista smentisce, dichiarando le vere ragioni che lo hanno indotto a firmare in maniera alternativa le pellicole hardcore: in quel periodo di incontrollata sperimentazione i pionieri del porno rischiano severe conseguenze, multe salatissime e finanche la galera. Altro che ragioni esoteriche!

 

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Appurato dunque che, anche Metzger, un bel po' di timore nel girare film per adulti lo ha vissuto, concentriamoci sullo specifico, ovvero questo Naked came the stranger. La fonte letteraria, ovvero il romanzo di Penelope Ashe, è fittizia in quanto frutto del lavoro congiunto di almeno sette persone, mentre la sceneggiatura è opera dello stesso Metzger (celato nella terza identità di Jake Barnes). Il cast è composto, in totale maniera, da attori porno ma qualcosa non apparenta, nemmeno lontamente, il film allo squallore delle contemporanee pellicole "vietate ai minori". La differenza, sostanziale, balza agli occhi sin dalle prime battute, con un incipit da commedia (registro peraltro costante nel film) scritto con certa cura e recitato -qui sta il bello- decisamente bene dai protagonisti anche quando vestiti, alcuni di loro in grado di sostenere un ruolo "serio" in maniera persino migliore di attori ben più famosi.

Gli ospiti che frequentano la stazione radio, rappresentano siparietti ben costruiti, divertenti eppure -sotto sotto- anche ricchi di spunti e portatori di idee. Così vediamo confessarsi varie tipologie di personaggi ai microfoni dei coniugi Blake, lì presenti per essere intervistati: prima un critico che apprezza un brutto film solo perché gli piace il regista; poi una scrittrice del fondamentale testo Diete rapide per lesbiche d'America; infine un'attrice di film porno che viene elogiata da esperti di cultura -durante la proiezione dello stesso- per il significato "socialista" (e sociale) del prodotto.

 

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Metzger gira non certo con la classe dimostrata nel capolavoro Therese and Isabelle ma dalla mano di un genio non potrà mai uscire, anche se scritto su un brogliaccio, uno scarabocchio. Così i momenti metacinematografici con la disinibita protagonista che guarda in macchina mentre si tocca, rispondendo con il capo alle domande e attuando, con il dito medio, i suggerimenti in arrivo dal "coniglietto amoroso" denotano un taglio di stimolante e ricercata psicologia sessuale che non è proprio del genere. È una raffinatezza persuasiva, inebriante, istigante che riaffiora più avanti, quando Gilly seduce Taylor, un collega, spiegando il motivo del gesto tirando in causa la crisi di relazione con il marito. "Taylor, quando sono con te... mi sembra di essere in un film muto": finito di esprimere tale sentimento, Metzger -in un sorprendente esempio di cinema "alto", non certo atteso quindi in un porno- vira dal colore al bianco e nero, attenua (fino a fare scomparire) l'audio e inserisce le classiche didascalie sul labiale dei due protagonisti. E procede di questo passo quasi per dieci minuti, sino ad arrivare all'inevitabile scena hard, nobilitata da una potente regia che procede poi lisergicamente, quando il bianco e nero cede posto al seppia, mentre la musica classica si fa strada. E, ancora, le parole tra i due (ovviamente sconce mentre fanno sesso) sono sostituite dalle didascalie.

 

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Memorabile anche la scena sull'autobus inglese a due piani, nel quale viene condotto da Gilly -ai sedili superiori- un altro occasionale amante, Marvin (Alan Marlow). Di fronte al timore dell'uomo di fare sesso, per paura di essere visto da persone conosciute mentre il mezzo sfila sull'affollatissima arteria newyorchese detta Fifth Avenue, Gilly si espone in una lucida (per quanto banale) lezione di buon senso: "Non hai capito niente della vita. In certi momenti quello che veramente importa è... dire a tutti di andarsi a fare fottere!"

 

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Jekyll e Hyde, dunque, due opposti caratteri. Proprio come Radley Metzger e Henry Paris. Ma per quanto antitetici nelle intenzioni, di fatto nella mutevole metamorfosi -in uno o nell'altro senso- le due identità sono costrette ad incrociarsi in un certo punto, ad un dato momento. Ecco allora tornare timidamente, sul finale, la malinconia. Malinconia evocata, ricordata con un pizzico di pentimento forse, dalle immagini di un film che scorre nel televisore di casa Blake, di fronte alla coppia riappacificata. Immagini di Nino Castelnuovo, disperato, mentre assiste Danièle Gauber, morente in un letto di ospedale (Camille 2000).

La dualistica filmografia di Metzger ci ricorda, per analogia, eventi contrapposti, eppure conviventi e necessari l'un l'altro; la notte che cede posto al giorno, la luna calante destinata poi a ricrescere, l'alternarsi ciclico delle stagioni con continui corsi e ricorsi climatici, apparentemente in contraddizione tra loro. Tutti sappiamo benissimo che il dottor Jekyll è anche il signor Hyde (e viceversa), così come Metzger e Paris sono una persona sola. Le mutazioni, i cambiamenti, spesso compiono un percorso circolare: con il punto di partenza coincidente a quello di arrivo. Un traguardo che -per paradosso- il più delle volte è, di fatto, un viaggio all'indietro. Con Naked came the stranger Henry Paris prosegue nel cambiamento, va avanti -praticando ironicamente e gioiosamente l'hard- solo per raggiungere un malinconico e nostalgico epilogo, dove ad attendere sta Radley Metzger. Cioè se stesso, comunque lo si voglia chiamare.

 

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"Il sesso deve essere innaffiato di lacrime, di risate, di parole, di promesse, di scenate, di gelosia, di tutte le spezie della paura, di viaggi all’estero, di facce nuove, di romanzi, di racconti, di sogni, di fantasia, di musica, di danza, di oppio, di vino." (Anaïs Nin)

 

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