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Rifkin's Festival

Regia di Woody Allen vedi scheda film

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La recensione su Rifkin's Festival

di steno79
6 stelle

Rispetto al precedente e delizioso "A rainy day in New York" che resuscitava gloriosamente la commedia anni 40, questo "Rifkin's festival" appare l'ennesima divagazione vagamente turistica di Allen, un po' in tono minore come lo sono già da anni i suoi film ambientati all'estero, compreso l'italiano "To Rome with love". Ancora un intellettuale in vacanza, stavolta al festival di San Sebastian con una moglie di una ventina d'anni in meno che si fatica a credere possa stare con lui, e infatti fin dall'inizio si fa ammaliare dal giovane e pretenzioso regista Louis Garrel. Stavolta la dimensione cinefila é particolarmente evidente, con omaggi in bianco e nero a capolavori del calibro di "Quarto potere", "Otto e mezzo", "Persona", "Jules e Jim", "Il settimo sigillo" e un po' a sorpresa "Un uomo e una donna" di Lelouche. Queste sequenze sono abbastanza simpatiche e divertenti nella loro natura citazionista, ma restano un po' decorative all'interno di un'opera che porta impresso in ogni frame e in ogni dialogo la cifra stilistica inconfondibile del suo autore, ma che tuttavia fatica un po' a trovare un suo autentico interesse, perché ripropone senza grosse variazioni temi e motivi già ampiamente sviscerati in film che avevano un maggiore respiro ed equilibrio narrativo e dove le boutade tipiche della scrittura del regista erano sorrette da una struttura più solida. Qui la parte in cui Rifkin conosce e frequenta un' affascinante dottoressa spagnola, fino all'apparizione di un marito ubriaco e manesco che lei non vuole lasciare, sembra un aggiornamento fin troppo pedissequo di "Vicky Cristina Barcelona" che ripropone certi cliché sugli europei ormai alquanto logori, mentre in altre sezioni del racconto Allen ha la mano più felice, soprattutto quando si affida alla presenza scenica di Gina Gershon che batte ai punti i suoi colleghi, fra cui un Wallace Shawn che sa mimare con buona efficacia i tic e le fisime di Woody, anche se inevitabilmente imbolsito e un po' troppo vecchio per corteggiare una quarantenne. Pur posizionandosi tra le opere minori, "Rifkin's festival" smentisce allegramente chi crede che Allen sia un regista finito, e in certe riflessioni amare e disincantate dei personaggi aggiorna la sua poetica in un periodo ancora molto duro per l'autore, abbandonato dell'establishment hollywoodiano per colpe che non ha commesso.

Voto 6/10

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