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Rifkin's Festival

Regia di Woody Allen vedi scheda film

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La recensione su Rifkin's Festival

di mm40
4 stelle

Mort Rifkin, insegnante di cinema a New York, accompagna al festival di San Sebastian (in Spagna) la moglie, ufficio stampa di un regista francese acclamato e borioso. A Mort pare evidente fin da subito che la moglie e il regista se la intendano; preoccupato per degli strani capricci del suo cuore, l'uomo si reca da una dottoressa del posto, di cui all'istante si innamora.



Woody Allen fa Woody Allen in questo Rifkin's festival, film che ripercorre i più stereotipati canoni del suo cinema e che a conti fatti ha più cuore che cervello – caratteristica atipica per il regista e sceneggiatore americano, tra l'altro. Il cuore è quello delle citazioni metacinematografiche di cui la pellicola è costellata (francamente: troppe, o quantomeno sarebbero state più opportune se maggiormente diradate e meno didascaliche), quello della passione per la settima arte, per la letteratura, per la cultura europea da sempre dichiarate da Allen (ma non ostentate, come in questo caso); il cervello è quello della insolitamente poco oliata struttura narrativa, colma di falle logiche e assurdità evidenti. Il protagonista si reca da una cardiologa per un problema al cuore; poi torna dalla stessa specialista per un ronzio alle orecchie: ma prima ancora che lo spettatore possa chiedersi “cosa diavolo sto vedendo?”, ecco che un uomo – smartphone in mano – chiede a un amico il numero di telefono di una comune conoscenza e l'amico in tutta risposta prende carta e penna e glielo scrive. Possibile che nessuno abbia fatto notare simili grossolane incongruenze ad Allen, che pure è rinomato per i suoi copioni di ferro? Eppure è andata così. Da salvare ci sono a ogni modo la confezione e certi momenti leggeri, estemporanei, particolarmente riusciti: ma una battuta divertente piazzata al posto giusto non cancella tutto il resto delle cose che non funzionano nel lavoro, che poche non sono. Wallace Shawn è un ottimo protagonista, ma indubbiamente fuori parte: dovrebbe fare un Woody del 1985 circa, ma fa (per limiti anagrafici) un Woody del 2015, rendendo insensata la gran parte della trama; certo più azzeccate sono invece le scelte di Gina Gershon, Louis Garrel ed Elena Anaya, con Steve Guttenberg in un ruolo laterale e Christoph Waltz in un piacevole cameo. 4,5/10.

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