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Only the Animals

Regia di Dominik Moll vedi scheda film

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La recensione su Only the Animals

di maghella
5 stelle

 

5 storie per raccontarne 1: tutto comincia con la scomparsa di Evelyn (Valeria Bruni Tedeschi) .Alice  (Laure Calamy), una donna innamorata di un montanaro solitario. Lo spirito da crocerossina di Alice cerca di risolvere la depressione di Joseph (Damien Bonnard il montanaro appunto) rimasto solo dopo la morte della madre, di cui ha occultato il corpo per settimane prima di denunciarne il decesso. Alice si innamora di Joseph, per il quale tradisce il marito con il quale da tempo rapporti si sono incrinati. Joseph trova il corpo di una donna  morta davanti casa. Ancora una volta si ritrova ad occultare un cadavere e a vegliarlo in un nascondiglio di fortuna, fino alla scelta estrema di morire nel pozzo dove  decide di seppellirlo definitivamente. Marion è una giovane cameriera che instaura una relazione di sesso e passione  con Evelyn una donna più grande di lei. Marion si accorge di essersi innamorata e decide di raggiungere  Evelyn nella sua abitazione. Evelyn cerca in tutte le maniere di lasciare Marion, offrendogli dei soldi e diventando sgradevole. Armand è un giovane africano che cerca di spillare soldi ad ingenui polli con le "truffe amorose" sui social. Inventa così la figura di Armandin che aggancia a migliaia di km di distanza in Francia il marito di Alice: Micheal. Micheal (Denis Menochet) è innamorato pazzo di Armandin,  alla quale inizia a mandare molti soldi, inconsapevole  di essere raggirato dalla truffa amorosa. L'inganno per tutti sarà che la finta Armandin assomiglia alla vera Marion. Mi fermo qui, la narrazione circolare, vorticosa e poco originale (a dire il vero) inizia a perdere colpi al terzo personaggio. I piccoli e meschini tradimenti di Alice sembrano davvero poca cosa in confronto alla scomparsa di Evelyn che diventa poi la causa della perdita del suo amante,  ma anche del marito. Un finale che affanna a trovare un senso logico, diventando quasi più un giochino mentale o enigmistico: un labirinto narrativo che dopo metà percorso cerca la facile uscita riducendo gli ostacoli narrativi. Ad esempio: non si comprende bene come faccia Micheal a raggiungere la lontana Africa e individuare il suo truffatore Armand. Con l'ultima scena si cerca di trovare Il bandolo della matassa e far tirare un sospiro di sollievo allo spettatore che va via soddisfatto per aver sistemato tutti i personaggi nelle caselle giuste. Non mi ha convinto. Salvo il film per l'ottima interpretazione di tutti i componenti del cast, su tutti Denis Menochet,  già apprezzato a Venezia 2 anni fa ne "L'Affido".

 

 

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