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Motherless Brooklyn - I segreti di una città

Regia di Edward Norton vedi scheda film

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La recensione su Motherless Brooklyn - I segreti di una città

di Gangs 87
4 stelle

Dopo quasi vent'anni dal suo esordio dietro la macchina da presa, il primo ed unico film fu Tentazioni d'amore, Edward Norton torna a fare il regista. La prima domanda che ci sovviene dopo aver visto Motherless Brooklyn è: perché?

 

Tratto dal romanzo omonimo di Jonathan Lethem, raccontato attraverso una sceneggiatura arricchita di personaggi inventati, la cui lavorazione ha richiesto ben dieci anni, la pellicola che vede Norton non solo dietro ma anche davanti la macchina da presa, è ambientata negli anni cinquanta, in una Brooklyn corrotta in cui sono sempre i più deboli a pagare le conseguenze della supremazia degli uomini di potere.

 

Mentre il jazz imperversa nei locali e nelle teste degli spettatori, Lionel, interpretato dallo stesso Norton, investigatore dilettante con la sindrome di Tourette, si destreggia tra i misteri che costellano la morte del suo collega e mentore Frank Minna, sotto il cui cappello, si destreggia Bruce Willis. Figo direte voi? Beh mica tanto direi io, che ho già ribattezzato quest'opera di Norton il film dalle tre P.

 

PREVEDIBILE: ogni scena che finisce per contenere un potenziale minimo di suspense si svolge in un modo talmente banale che anticipa le conseguenze di ogni azione pensabile, disintegrando ogni aspettativa di un finale quanto meno godibile.

 

PROLISSO: non solo la presenza costanze di dialoghi di cui il film è colmo ma anche la voce fuoricampo di Lionel che accompagna scene in cui i dialoghi non ci sono e davvero non semre era necessario, come non necessarie erano le parole, continue, che vengono pronunciate, anche dagli attori non protagonisti!

 

PETULANTE: l'utilizzo continuo e costante, direi incessante, della musica jazz che, per quanto rappresentativa di quegli anni, è davvero devastante. Tra i dialoghi e la musica, la possibilità di concentrarsi sulle scene è davvero impossibile, con una sola inquadratura, in cui il soggetto è ripreso attraverso il riflesso in una pozza d'acqua, finisce per rimanere impressa.

 

Nonostante l'utilizzo di un cast di "grandi nomi", oltre a Norton e Willis abbiamo anche Willem Dafoe, Norton sembra perdersi nel ritmo lento di quegli anni, che estremizza fino allo sfinimento, componendo una pellicola soporifera e prevedibile.

 

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