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I figli del mare

Regia di Ayumu Watanabe vedi scheda film

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George Smiley

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La recensione su I figli del mare

di George Smiley
4 stelle

Le splendide animazioni non salvano il film da una sceneggiatura che fa acqua da tutte le parti. Pretenzioso e irritante.

Un film decisamente deludente. La trama ruota intorno ad una ragazzina di nome Ruka, la quale ha 14 anni e una famiglia disfunzionale: i genitori sono separati, lui lavora sempre in un acquario mentre lei annega la solitudine nell'alcol. Durante le vacanze estive, dopo essere stata allontanata dalla squadra di pallamano per una reazione violenta, Ruka si reca all'acquario dove conosce un curioso ragazzo, Umi, che nuota insieme ai pesci ed è stato allevato da dei dugonghi come anche suo fratello Sora. I tre ragazzi condividono una sorta di connessione con una serie di fenomeni soprannaturali che hanno influenzato la vita marina del mondo, come una cometa che cade nel mare e la vita acquatica di tutto il globo che si raduna in Giappone.

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Da dove cominciare? Mi è difficile fare una critica costruttiva su di un film che manca completamente di una struttura narrativa capace di sorreggere le malcelate ambizioni del proprio regista. Ayumi Watanabe sembra aver fatto il passo più lungo della gamba: grande mobilitazione di mezzi per un risultato assimilabile al famoso topolino partorito dalla montagna. Grandi animazioni, splendidi disegni e ottimo uso di animazione tradizionale mista a digitale non possono salvare un anime con una sceneggiatura imbarazzante, con troppe idee appena abbozzate gettate alla rinfusa in un calderone nel quale letteralmente annegano il tempo del racconto e il ritmo narrativo. La trama è confusionaria e sfilacciata, molte scene si susseguono in maniera incoerente e senza un perchè. Molti dettagli appaiono oscuri, non si capiscono mai a fondo le motivazioni dei protagonisti i quali sono scarsamente caratterizzati, impedendo così allo spettatore di appassionarsi e sentirsi coinvolto dalle loro vicende. Inoltre, l'accozzaglia di frasi fatte fintamente profonde che viene messa loro in bocca e l'accumulo di suggestioni new age, misticismo e panteismo dà uno sgradevole retrogusto di pretenziosità e supponenza all'intera operazione. A peggiorare il tutto ci pensa la ricerca spasmodica di una visionarietà eccessiva e francamente insensata. Persino il tono del lungometraggio è incerto fra storia di formazione, film d'avventura e fiaba contemporanea, risultando un miscuglio mal riuscito di temi e suggestioni rimaste incompiute. Bocciato su quasi tutta la linea.

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