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The Waiter

Regia di Steve Krikris vedi scheda film

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La recensione su The Waiter

di leporello
7 stelle

    Interessante primo lungometraggio del regista Steve Krikris, dall’atmosfera rarefatta e sospesa, immersa in caldi colori dai quali si allontana di rado solo nelle riprese all’interno della pasticceria in cui lavora lo schivo protagonista Renos (Aris Servetalis), come a rilevare il confine tra la sua vita privata (un piccolo appartamento dove vive solitario con le sue piante e il suo hobby per il disegno), ricca di curiosità rivolta ai settori più disparati che gli conferisce una conoscenza delle cose quasi enciclopedica, e la sua necessitata presenza nel mondo esterno dove si interfaccia esclusivamente con un collega vittima di comuini tormenti amorosi, e dentro il quale si muove seriosamente, con zelo e con tutta calma (“La natura non ha fretta,  perché tutto è già compiuto” dirà ad un certo punto citando Lao Tze), almeno in apparenza.


   L’incontro con “Il Biondo” (Yannis Stankoglou), un tizio corpulento e di poco amichevole aspetto che soffre di dolori articolari, e che appare all’improvviso nell’appartamento di fronte occupato fino al giorno prima da un altro uomo, un po’ per via della sottile e pervicace invadenza di costui al quale il protagonista non può (o non vuole) sottrarsi, un po’ perché, giusto prima della sua improvvisa comparsa, Renos trovava un cadavere nel cassonetto sotto casa, è destinato a cambiare il corso della sua vita. E a complicare (arricchire) un po’ la vicenda, appare poco più tardi Tzina (Chiara Gensini), una bella ragazza  non si sa bene in quali rapporti con il Biondo, verso la quale Il Biondo stesso sembra voler spingere il discretissimo cameriere.


   E’ un noir di buon livello questo “The Waiter”, che si sviluppa lentamente e in maniera del tutto placida, senza guizzi, con uno “spiegato” che gioca con “l’inspiegato”  (la torbidezza del nuovo arrivato è subito messa sul tavolo, mentre la sua relazione con la ragazza riamane un mistero per tutto il tempo, così come misterioso resta, prima di un finale doppiamente a sorpresa che svelerà più o meno tutto, il comportamento di Renos nei riguardi della coppia).
Ben strutturata anche la colonna sonora molto struggente, fatta di ballabili lenti stile night club di una volta (magnifico il brano e la potente interpretazione vocale della cantante Eleanna Finokalioti), e molto efficace anche la fotografia, che si esprimerà poi al massimo in occasione delle scene in mezzo alla natura, facilitata nel compito dalle bellezze offerte dalla Grecia.

 

   Una sorpresa fatta poi a me personalmente (scusate la parentesi privata) nel vedere il terzetto salire su una “Alfetta” uguale identica (a parte il colore) a quella che aveva mio padre quando avevo più o meno quindici anni.Anche quindi un pizzico di nostalgia (ma questo vale per me) per dare rilievo a questo bel film targato HBO, piuttosto valutato anche se prevalentemente nell’hinterland ellenico (ma non solo: vedo tra gli “awards” del film e del cast anche i nomi di Pechino o di San Paolo del Brasile) ed assente nel circuito della distribuzione italiana (e questo, purtroppo, vale per tanti).

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