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The Odd Family: Zombie on Sale

Regia di Min-jae Lee vedi scheda film

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La recensione su The Odd Family: Zombie on Sale

di supadany
8 stelle

Far East Film Festival 21 – Udine.

È proprio vero che non c’è più rispetto per nessuno. Chicchessia può essere preso di mira e infilato nelle situazioni più improbabili, senza la possibilità di appellarsi a una corte suprema, nemmeno inviando una protesta formale.

Se nella vita reale dei limiti rimangono invalicabili, pena perdere immediatamente ogni forma di veridicità, nel cinema gli orizzonti sono imbastiti per essere valicati. Anzi, è proprio in questi – ormai rarissimi - casi che, assumendosi dei rischi, un salto in alto ha l’occasione di riscrivere un record.

Nonostante si abbeveri da più pozzi, The odd family: zombie on sale ha un ingranaggio talmente folgorante da meritarsi uno spazio ad hoc, degno di un cult esportabile a ogni latitudine.   

Uno zombie (Jung Ga-ram), risultato di un esperimento illegale, giunge nella piccola comunità di Poonsang, dove s’imbatte in una famiglia squinternata. C’è chi, come Nam-joo (Uhm Ji-won), vorrebbe eliminarlo seduta stante, chi se ne innamora, Hae-geol (Lee Sun-gyeong), e chi, essendo morso, scopre l’elisir di lunga vita. Così, mentre Man-deok (Park In-hwan), l’anziano di casa, ringiovanisce e i suoi amici fanno la fila per essere morsi e guarire dai loro acciacchi, Min-geol (Kim Nam-gil) fiuta l’affare della vita.

La situazione sfuggirà loro di mano, scatenando un’apocalisse zombie.

scena

The Odd Family: Zombie on Sale (2019): scena

 

Realizzando The odd family: zombie on sale, il regista Lee Min-jae ha pescato ovunque, formulando una composizione variopinta. Lo zombie casalingo è un richiamo a quanto mostrato sul finale de L’alba dei morti dementi, un’improbabile storia d’amore ricorda Warm bodies, la terza età all’arrembaggio ci riporta indietro nel tempo fino a Cocoon. L'energia dell'universo, una famiglia disfunzionale, con piani troppo elaborati per poter arrivare realmente in porto, arriva direttamente dalle commedie di Wes Anderson (I Tenenbaum, Le avventure acquatiche di Steve Zissou), il frullato di generi prende ad esempio il connazionale The host, mentre la concitazione porta alla memoria Train to Busan, peraltro citato direttamente con un’immagine.

Il gioco dei riferimenti è un esercizio cinefilo sempre allettante, ma poi il film funziona principalmente in quanto li incanala nel meccanismo, con un timing che tiene il banco per centodieci minuti senza mostrare alcun segno di cedimento.

Dunque, la concatenazione degli eventi è travolgente e i tempi comici sono pazzeschi, con una valanga d’intuizioni che non conosce sosta, senza mai pensare, nemmeno lontanamente, a crogiolarsi sugli allori.

In più, aggiunge uno sguardo sociale. Sono sempre, e comunque, le donne a prendere in mano la situazione, mentre gli uomini sono avvolti in tutt’altri pensieri, rivolti al raggiungimento del proprio benessere, senza curarsi minimamente delle potenziali conseguenze prodotte dalle loro azioni.

Un condimento in più che impreziosisce una pellicola dalla comicità distruttiva, una parodia che s’industria passando la palla da un personaggio all’altro sfruttando la demenza umana. Tra l’invito al guadagno facile, una salute fisica da riconquistare oltre tempo massimo e l’amore, a The odd family: zombie on sale non manca praticamente nulla, coordinando ogni elemento con schietta irriverenza, relegando l’horror alla trasandata vacuità della natura umana.

Straripante.

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