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Fly Me to the Saitama

Regia di Hideki Takeuchi vedi scheda film

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La recensione su Fly Me to the Saitama

di alan smithee
3 stelle

locandina

Fly Me to the Saitama (2019): locandina

FEFF 21 - UDINE : CONCORSO "quirky colourful pop saga" Ci sono città e città... Quartieri e quartieri... Allo stesso modo ci sono nazioni di serie A, ed altre di serie B, così come popoli ed etnie che la storia più triste dell'umanità ha visto sopraffare le une alle altre, in nome di una superiorità acclamata indiscriminatamente e con prepotenza da una di esse, a scapito dell'altra. Senza prenderla così seriamente, anzi tutto al contrario riducendo la materia del contendere ad un festival colorato e pop che si vorrebbe trascinante e travolgente, il ritorno in regia dell'eccentrico e bizzarro autore di Thermae Romae, Takeuchi Hideki, è incentrato sulla dicotomia che la storia e la civiltà ha creato tra due città sin troppo vicine, confinanti e grandi, divenute in un futuro prossimo ardito e spumeggiante di colori tratto da una leggenda metropolitana idealizzata ed esaltata, due antitetici modi di intendere la vita.

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Fly Me to the Saitama (2019): scena

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Fly Me to the Saitama (2019): scena

Uno è Tokyo, il regno della borghesia arrivata e soddisfatta, realizzata e felice; l'altro suo opposto, invece, è Saitama, quartiere o città rudere ove sono stati relegati tutti i reietti o i non omologabili nella sfera dei vincenti. Pertanto se per gli abitanti di Tokyo ogni lasciapassare li rende liberi, ma nello stesso tempo li induce a non spostarsi dalla loro città dei balocchi modello ed agi senza vergogna, per i residenti del distretto di Saitama ogni divieto di superare il confine col territorio di Tokyo impedisce loro ogni possibilità di spostamento. La vicenda della leggenda della ribellione del popolo di Saitama contro i Signori di Tokyo, avvenuta per il tramite l'intervento in un ambito universitario di un affascinante studente di Saitama che pare Capital Harlock, tornato da New York infiltratosi nella prestigiosa università di Tokyo e poi innamoratosi del figlio effeminato e viziato del capo distretto di Tokyo tra gli altari della sua villa costruita sullo stile ridondante di una pacchiana Versailles, assume presto le tinte ironiche, colorate ed isteriche di un musical pop sopra le righe che per i primi minuti pare interessante.

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Fly Me to the Saitama (2019): scena

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Fly Me to the Saitama (2019): scena

Anche per il pregio di distrarci dalla fiacca storia di avvio: infatti la vicenda di Saitama è raccontata sotto forma di lunghi flashbacks che rendono in immagini il racconto che due genitori di estrazione medio borghese di Saitama, riferiscono in macchina alla figlia, mentre la accompagnano a Tokyo nel momento in cui la ragazza entra a far parte di una prestigiosa università. La verve e la volontà di ammaliare il pubblico con eccentricità studiate a tavolino e incastonate in modo strategicamente furbissimo, non manca di certo nemmeno stavolta in questa ultima fatica di Tacheuchi Hidechi, che strizza più volte l'occhiolino al pubblico con gestualità e momenti di intesa che acchiappano consensi a profusione, anche in modo grossolano e fastidioso. Ma quello che proprio dà fastidio in questo esagitato fantasy barocco e kitch che pare scopiazzare il meno ispirato e più mestierante Tim Burton mai conosciuto, è il gioco puerile e risaputo che lo caratterizza, la costruzione stucchevole e prevedibile dei suoi personaggi tutti sopra le righe, ed anche lo sfruttamento ruffiano e strumentale di tematiche nobili come il trionfo della libertà individuale, o la ufficializzazione di una love story omosessuale (senza contare che, per la parte del figlio gay ed effeminato del governatore, il cinesta sceglie di farlo interpretare da una attrice, anziché da un maschio, quasi a sconfessare pudicamente un percorso narrativo portato avanti con enfasi circense), appaiono come stanche e risapute sceneggiatine che non giovano allo stanco incedere della prevedibile, folle storiella.

Meglio allora, molto meglio l'eresia storico bellica senza decenza del peplum storicamente impossibile ma stuzzicante rappresentato dall'eccentrico e provocatorio Thermae Romae.

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