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L'uomo del labirinto

Regia di Donato Carrisi vedi scheda film

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La recensione su L'uomo del labirinto

di alan smithee
1 stelle

locandina

L'uomo del labirinto (2019): locandina

Un giorno, in una città del mondo che ben riconosciamo in sottofondo, ma che mai viene per scelta definita o specificata, una ragazza viene rapita e di lei si perdono completamente le tracce per circa quindici anni.

Viene ritrovata in uno stato di semi-incoscienza, ormai donna, e posta sotto stretta osservazione da parte di un esperto psicologo, il Dottor Green, che si adopera con pazienza e nervosa determinazione, a far si che la ragazza torni a ricordare almeno qualche particolare, e fornisca elementi utili a stanare il mostro che l'ha ridotta in quella condizione. Parallelamente anche uno squinternato detective dal nome simil giussaniano di Genko (più che un omaggio, la circostanza pare un volgare furto... ma soprassediamo), in perenne vestito di lino slabbrato e orrendo sandalo di pelle, si adopera a trovare una soluzione ad un caso che egli segue dal momento del rapimento, e che non è mai riuscito a risolvere: ma ora il tempo stringe, perché, guarda un po', all'uomo una diagnosi medica gli ha attribuito solo più due mesi di vita, a causa di un disturbo cardio-vascolare che lo affligge senza soluzione.

Toni Servillo

L'uomo del labirinto (2019): Toni Servillo

Valentina Bellè

L'uomo del labirinto (2019): Valentina Bellè

Non è un caso se, come non possiamo fare a meno di notare, le indagini dei due procedono nettamente separate, e ciò costituirà il fulcro portante dei successivi colpi di scena maldestri e studiatissimi su cui si poggia la discutibile storia.

Mentre è molto più di un azzardo che, attorno alla vicenda, subentrino personaggi secondari (Vinicio Marchioni che vaga tra imbarazzo e il non saoer dove andare a parare) sviluppati tanto approssimativamente e vagamente da meritarsi il film, a livello di sceneggiatura, una vera e propria incriminazione, aggravata dalla circostanza che Carrisi nasce e acquisisce fama internazionale come narratore.

La seconda avventura al cinema del celebre scrittore di successo Donato Carrisi è, senza possibilità di appello, una sciagura ancor più netta della già devastante prima incursione dell'autore con il fallimentare (in tutto tranne in ciò che conta, ovvero in termini economici, quello gli si riconosce con tanto di cappello) "La ragazza nella nebbia".

Vinicio Marchioni

L'uomo del labirinto (2019): Vinicio Marchioni

Valentina Bellè, Dustin Hoffman

L'uomo del labirinto (2019): Valentina Bellè, Dustin Hoffman

In più, stavolta, Carrisi cerca la dimensione globale, mischiando nomi e luoghi italici con una dimensione rozzamente internazionale, come parte di un agglomerato senza identità fatto di non-luoghi, di non-abitazioni dagli arredi pacchiani ridicoli e posticci anziché inquietanti, di travestimenti pseudo lynchani ove volti sinistri di conigli dagli occhi rossi vorrebbero nascondere chissà quali misteri affascinanti e perversi.

Per non parlare dei personaggi imbarazzanti come il testimone dalla macchia sul volto, posticcia ed assurda come tutto il film.

La vicenda - lo si intuisce subito dal sospetto che quel distacco quasi ermetico tra i due (rivoltanti laddove si vorrebbe carismatici) protagonisti, nasconda un tranello puntualmente inaccettabile ed insostenibile - si presta a qualsiasi gioco o macchinazione di sorta, che il suo autore si diverte a celebrare nel finale così assurdo e forzato da raffiche di colpi di scena che ci dispone alla resa.

Si, con Carrisi non resta altro che arrendersi.

Sergio Leone (II)

L'uomo del labirinto (2019): Sergio Leone (II)

Valentina Bellè, Dustin Hoffman

L'uomo del labirinto (2019): Valentina Bellè, Dustin Hoffman

 

Gli interpreti risultano imbarazzanti, con Servillo irresistibilmente sempre più attratto da personaggi-bufala che lo trasformano in qualcosa di improponibile, ed Hoffman che suscita solo un po' di tenerezza per come sia riuscito ad infilarsi in una simile, sciagurata produzione. Valentina Bellé, in compenso, recita qui esattamente (anche come maldestro timbro vocale) come Asia Argento nei film diretti dal padre: al che risulta superfluo aggiungere ogni altro aggettivo qualificativo alla sua performance.

E a proposito di Dario Argento, con questo L'uomo del labirinto, ecco che ci viene quasi da rimpiangere (sembrava impossibile!) il famigerato "Giallo" torinese, squinternato e disarmante, ma mai quanto questo terrificante fiasco totale.

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