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La vita invisibile di Euridice Gusmão

Regia di Karim Ainouz vedi scheda film

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La recensione su La vita invisibile di Euridice Gusmão

di gaiart
6 stelle

Diretto da Karim Aïnouz e sceneggiato da Murilio Hauser, La vita invisibile di Euridice Gusmão racconta la storia di due sfortunate sorelle. Euridice ha diciott’anni, suona il piano e vuole una carriera di pianista, mentre Guida di venti accarezza un sogno romantico di un grande amore. Ambientato nella Rio de Janeiro del 1950, città che rimane solo

Diretto da Karim Aïnouz e sceneggiato da Murilio Hauser, La vita invisibile di Euridice Gusmão racconta la storia di due sfortunate sorelle. Euridice ha diciott’anni, suona il piano e vuole una carriera di pianista, mentre Guida di venti accarezza un sogno romantico di un grande amore. 

 

Ambientato nella Rio de Janeiro del 1950, città che rimane solo nello sfondo in quanto la pellicola è girata quasi sempre in interni claustrofobici e poveri, si narra il non ruolo delle donne, gestite da un padre padrone, prepotente e burbero.

 

Le due inseparabili vivono con i genitori e sognano un futuro roseo. Ahimè, causa di cattiveria, disonestà e illeiceità del padre, le sorelle saranno separate e, nonostante il loro speciale legame animico, costrette a vivere le loro esistenze distanti. Divise, si prenderanno cura del loro destino, ma non rinunceranno mai all'idea di ritrovarsi un giorno.

I 145 minuti del film si fanno sentire troppo. E tra i difetti annoveriamo la lentezza nello scorrimento, la cupezza delle immagini, così come nei sentimenti che convoglia. Il film lascia un senso di generale tristezza, soprattutto se donne.

Tra i pregi però c'è una costante tensione per capire se prima o poi si sfocerà in un lieto fine, una buona recitazione delle due giovani che risultano davvero credibili e, anche se alle prime esperienze, sono ben dirette. Il film è utile per diffondere socialmente e intellettualmente consapevolezza sulla castrazione pluri secolare che le donne hanno dovuto inutilmente subire da parte della violenza, arroganza e inutilità di molti uomini insicuri e pestilenziali. 

Ancora molto è da fare per i diritti innazitutto come esseri umani e poi come donne; sorprende che il film sia così poeticamente scritto da uomini, anche se tratto dal libro omonimo di una donna: Martha Batalha. Allora forse qualcuno di sensibile c'è ancora, ricordando però che la creazione è e rimane femmina.



 

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