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Ma cosa ci dice il cervello

Regia di Riccardo Milani vedi scheda film

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La recensione su Ma cosa ci dice il cervello

di Gangs 87
6 stelle

Per la quarta volta consecutiva, Riccardo Milani decide di dirigere Paola Cortellesi in un suo film. Come ogni buon sodalizio che si rispetti, l’impressione è infatti quella che il regista abbia intenzionalmente costruito il personaggio di Giovanna, donna semplice con un lavoro banale e una vita grigia, come gli abiti che indossa. Ma laddove nulla è come sembra, la protagonista nasconde una doppia identità pregna di fascino.

 

Ben venga l’innovazione, il ricambio di idee, l’intenzione di sperimentare qualcosa di nuovo, che è poi quello che spesso rimpiangiamo del nostro cinema recente; benissimo anche l’utilizzo di una sceneggiatura lineare e semplice che funziona non senza qualche pecca.

 

Non considerando il fatto che, per quanto possa essere brava, Paola Cortellesi non sembra proprio a suo agio nelle vesti della donna-dalla-vita-piatta-e-insignificante, di certo di più in quelli della donna-mission-impossible, è evidente che, in diversi punti, il ritmo tende a calare e lo spettatore finisce per distogliere lo sguardo; è palese la difficoltà del regista di stabilizzare l’attenzione o concentrazione che dir si voglia, nei confronti di quella che sembra essere una pellicola dai tempi forse troppo ampi.

 

Nonostante il racconto sia articolato e pieno di spunti, il metodo di narrazione utilizzato finisce per stilizzare i soggetti; optando per la “normalità” delle situazione che non consentono quel possibile arricchimento per renderli interessanti, il regista si limita a narrare senza argomentare, non consentendo la creazione dell’empatia verso i personaggi, solo in parte verso le storie che raccontano.

 

Di certo buona l’idea di affidare un ruolo così complesso ad un’attrice capace di reggere interamente la scena da sola, considerando il potenziale all’attivo, mi sarei aspettata una maggior strumentalizzazione dei soggetti che  non avviene, lasciandoci un’idea di film sicuramente più corposa di quello che ci viene propinato.

 

L’unica cosa che ancora non sono riuscita a connettere è il senso del titolo scelto. Come spesso accade con i film di Milani che sembra volerlo utilizzare più come uno strumento utile a diffondere un messaggio piuttosto che come elemento identificativo della pellicola stessa.

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