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A White, White Day

Regia di Hlynur Palmason vedi scheda film

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La recensione su A White, White Day

di supadany
7 stelle

Torino Film Festival 37 - Concorso Torino 37.
A parole, tutti vorrebbero conoscere sempre la verità e richiedono la sincerità come presupposto inderogabile per calcificare un qualunque rapporto di sana e robusta costituzione.
Però, ci sono comportamenti inaccettabili che, una volta affiorati, stravolgono ogni tipo di equilibrio e che, di conseguenza, sarebbe meglio non scoprire mai. Perlomeno, non farlo quando la controparte non è più direttamente interpellabile e alla vittima non rimane in mano altro che un perturbante logorio interiore.
Da quando ha perso la moglie in un incidente stradale, Ingimundur (Ingvar Sigurdsson) non è più lo stesso.
Ha preso un congedo dal suo incarico di poliziotto e distoglie l'attenzione ristrutturando compulsivamente la casa di famiglia, ritrovando il sorriso solo in compagnia della sua nipotina Salka (Ida Mekkín Hlynsdóttir).
Il suo stato d'animo precipita definitivamente nel momento in cui scova un filmino amatoriale che ritrae il tradimento di sua moglie con un loro conoscente.

 

Ingvar Eggert Sigurðsson, Ída Mekkín Hlynsdóttir

A White, White Day (2019): Ingvar Eggert Sigurðsson, Ída Mekkín Hlynsdóttir


Con la sua opera seconda, l'islandese Hlynur Palmason (Winter Brothers) combina una lacerante crisi esistenziale a un'indagine individuale votata alla scoperta della verità e alle sue conseguenze, con la famiglia come architrave.
Parte con le marce basse, si lascia scoprire evitando accuratamente la frenesia tanto in voga di spiattellare subito tutte le coordinate salienti e fa affidamento su un intenso combinato disposto tra casus belli e primum movens, costruendo un tragitto che zigzaga tra un dolore disperato (la perdita dell'affetto più caro) e una rabbia incontenibile (una scoperta che obbliga a rivangare nel passato e colpire nel presente).
Così, l'elaborazione del lutto assume tonalità ancora più cupe di quanto già non siano usualmente, portando la traiettoria principale a infilare Ingimundur in un vicolo cieco, che scansa in disparte anche le fonti di felicità (la nipotina Salka, interpretata dalla lodevole Ida Mekkín Hlynsdóttir) per sfociare in un decisivo showdown.
Questa fase è moralmente accidentata e orchestrata su una distanza considerevole, da seguire trattenendo rigorosamente il respiro nei suoi numerosi e concitati snodi.
Un allungo cruciale, che produce una miscela esplosiva di emozioni negative e positive senza soluzione di continuità, avente come unica controindicazione, per quanto veniale sia, la vanificazione di un finale secco e silente (nel buio pesto di una galleria) aggiungendogli a ridosso cinque minuti ad addolcire il quadro (la scelta ha comunque una sua dignità).
Tormentato.

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