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Pinocchio

Regia di Matteo Garrone vedi scheda film

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La recensione su Pinocchio

di Gangs 87
7 stelle

Da sempre apprezzo il cinema di Garrone e mai ha deluso le mie aspettative. Nonostante non fossi entusiasta della sua scelta di riportare sullo schermo la fiaba di Collodi, nonostante non mi sia interessata al progetto come ai precedenti devo ammettere che, la pellicola mi ha piacevolmente sorpreso.

 

Spogliando l'idea di Pinocchio da ogni possibile collegamento gioioso riportato nel cartone animato Disney, Garrone riprende il tono oscuro della fiaba di Collodi e attraverso le sue potenti immagini, ci regala un racconto reale come nessuno aveva fatto mai finora.

 

Lo sceneggiato televisivo di Comencini è rimasto nel cuore degli spettatori per il suo lato romantico, per la capacità di muovere i sentimenti, coloro che finiranno per amare di più quest'opera di Garrone sono quelli che resteranno colpiti da quel senso realistico che traspare perennemente, merito della straordinaria forografia di Nicolaj Brüel, che rende il dettaglio nitido e vero elemento integrante di una narrazione elegante che trova il giusto equilibrio tra immagini e dialoghi.

 

Bravissimo, come mai immaginavo, Massimo Ceccherini nel ruolo del La Volpe laddove è il personaggio che finisce per adeguarsi alle sue sembianze, con quello sguardo allucinato che è suo da sempre e che lo rende irresistibile, difficilmente riuscirete a distogliere lo sguardo ogni volta che entra in scena. Delusa invece da Rocco Papaleo, che interpreta Il Gatto, mi aspettavo che duettasse con La Volpe in modo simbiotico e non che si limitasse ad esserne l'ombra silente.

 

La presenza di Benigni, che potrebbe sembrare anche la congiunzione con tutto ciò che è stato fatto prima, è intensa e delicata. Roberto interpreta Geppetto con il trasporto necessario, non eccede ed ha lo sguardo delicato di un padre verso il figlio adorato, ogni volta che guarda Federico Ielapi, al suo quasi esordio, arricchisce il famoso burattino di legno di una dolcezza eccessiva che finisce per provarlo di quel carattere ribelle tipico del burattino di legno tanto che, anche quando dovrebbe risultare dispettosamente antipatico, finisce per non esserlo mai davvero fino in fondo.

 

La visione di Garrone è onesta. Priva di timore nel mostrare il lato più oscuro di una delle fiabe più famose ma da sempre meno fedeli alla versione originale che qui viene ripresa quasi a pieno. Sfoltendo alcune scene, come la permamenza nello stomaco della balena, Garrone sembra volersi concentrare più sul significato che racchiude il burattino di legno che sul contesto. Sicuramente non adatto a tutti ma per quei pochi che apprezzano le trasposizioni nude e crude è il delirio dei sensi.

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