Espandi menu
cerca
Martin Eden

Regia di Pietro Marcello vedi scheda film

Recensioni

L'autore

yume

yume

Iscritto dal 19 settembre 2010 Vai al suo profilo
  • Seguaci 95
  • Post 124
  • Recensioni 359
  • Playlist 46
Mandagli un messaggio
Messaggio inviato!
Messaggio inviato!
chiudi
Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Martin Eden

di yume
8 stelle

Luca Marinelli ha la faccia che chiunque abbia letto e amato quel romanzo poteva immaginare che avesse Martin, luminosa, pulita, “arrabbiata” quanto può esserlo quella di un ragazzo di poche speranze con una spinta dentro al riscatto sociale che è una strada tutta in salita e all’arrivo può rivelarsi fallimentare.

locandina

Martin Eden (2019): locandina

Spostare storie nel tempo e nello spazio è a volte cosa buona e giusta, e al cinema riesce bene se il regista sa quello che fa e gli attori hanno la caratura giusta.

Quest’anno a Venezia è stato il caso di Eduardo/Martone, con un “sindaco” buono per tutte le stagioni, a seguire Martin Eden, classico della letteratura americana, portato di peso dalla California a Napoli da Pietro Marcello.

Luca Marinelli ha la faccia che chiunque abbia letto e amato quel romanzo poteva immaginare che avesse Martin, luminosa, pulita, “arrabbiata” quanto può esserlo quella di un ragazzo di poche speranze con una spinta dentro al riscatto sociale che è una strada tutta in salita e all’arrivo può rivelarsi fallimentare.

L’amore per la dolce fanciulla della ricca famiglia Orsini, colta, eterea, “venuta da cielo in terra a miracol mostrare”, è la molla da cui parte la sua metamorfosi, e il rozzo marinaio, il povero spiantato che fatica a tirar su di che vivere, il semi-analfabeta digiuno di tutti i fondamentali, scopre una vocazione quasi da folle: diventare scrittore.

“La sua infanzia e la sua adolescenza erano state continuamente turbate da una vaga irrequietezza; senza sapere ciò che desiderasse, egli desiderava qualche cosa che aveva cercato invano, fino al giorno in cui aveva incontrato Ruth. Ora quell’irrequietezza era diventata acuta, dolorosa, giacché sapeva finalmente, chiaramente, cosa gli occorresse: la bellezza, la cultura intellettuale e l’amore” scriveva London e quella di Martin Eden è la sua storia, il personaggio è plasmato a sua immagine, anche se va molto oltre il puro autobiografismo.

Luca Marinelli

Martin Eden (2019): Luca Marinelli

Pietro Marcello lo segue su questa strada, la sua è una Napoli d’inizio secolo ma è anche un luogo dell’immaginario, i quartieri popolari e le ville del Vomero e Posillipo convivono in fertile contrasto, uomini e donne della Napoli verace e ricchi borghesi di raffinata cultura e cospicui patrimoni fanno da sfondo al percorso di formazione di Martin, le battaglie politiche e sociali di quegli anni creano nel giovane, digiuno di tutto, un impatto forte e rivelatore, un’esigenza di capire, di esserci, ma soprattutto di mantenere la propria identità.

Nell’immaginario appaiono flash fulminei, scene di vita agra per le strade della miseria, una squadraccia fascista che picchia, il famoso rogo di Bebelplatz con le cataste di libri inceneriti, e infine il grande, fiabesco veliero che torna spesso, misterioso come tutti i velieri dei racconti di mare, finchè affonda.

 

E’ il mondo di pensieri e visioni che si formano nella mente di Martin e diventano racconto o poesia che trasuda fisicità, mentre le parole sono gettate l’una dopo l’altra con forza e impatto immediato. Nessun editore le vuole fino al giorno in cui accade il miracolo, una rivista importante le accetta e l’effetto domino è immediato.

Il successo arriva, ma Martin non può diventare diverso per questo, lui è sempre il ragazzo dei quartieri poveri che si è fatto convincere dalla lettura di Spencer al darwinismo sociale, che respinge l’accusa di essere un socialista ribaltandola contro i borghesi “illuminati” che lo accolgono paternalisticamente alla ricca tavola, che non vive il suo successo come appagamento.

Quello che voleva dalla vita era altro, voleva amore, amicizia, le piccole cose e le idee per cui si muore e che il tempo in cui si trova a vivere, le convenzioni sociali, i pregiudizi, le malattie, la morte portano via.

L’esperienza di Martin esprime un diminuendo (in senso musicale) interminabile, come il mare e il suo infinito riformarsi dell’onda che si rompe sul bagnasciuga, mentre lui scompare all’orizzonte.

 

 

www.paoladigiuseppe.it

Ti è stata utile questa recensione? Utile per Per te?

Commenta

Avatar utente

Per poter commentare occorre aver fatto login.
Se non sei ancora iscritto Registrati