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Tre piani

Regia di Nanni Moretti vedi scheda film

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La recensione su Tre piani

di LAMPUR
4 stelle

Margherita Buy

Tre piani (2021): Margherita Buy

 

L’ultimo Moretti è tratto da un romanzo israeliano, quindi neanche posso addossare tutte le colpe al buon Nanni, da tempo ormai rinchiuso in un suo cinema distaccato dalla realtà. Nel romanzo originale deve aver colto ancor meglio la freddezza dei rapporti umani, le casualità di comportamenti lontani da un vivere comune, adagiandosi da par suo. Un mix di attori in cui il Nostro si riserva la parte più asettica e insensibile: un giudice inflessibile e anaffettivo che scambia il rapporto con il figlio (altra figura grezzissima) come una pratica d’aula di tribunale.
Tutti i maschietti del film, comunque, escono a pezzi, vittime di fobie, pulsioni, rabbie inconsulte, incapacità di relazionarsi. L’universo femminile sembra più variegato ed alle donne è affidato il compito a volte di redimere e di redimersi, o tentare almeno, ma anche in questo caso assistiamo ad eccessi ingiustificati, prese di posizione o debolezze inverosimili, come la nipote dei vicini di casa che torna da Parigi in visita al nonno, ma ancor più appositamente per adescare uno Scamarcio di cartone come al solito, anche quando piange.
Ad esempio avrei paura di capitare in un processo presieduto da un giudice come quello interpretato da Margherita Buy, consorte di Moretti nel film e personaggio continuamente in balìa della sua ingenua fragilità. La Rohrwacher interpreta una moglie sola, col marito sempre in viaggio per lavoro, che tira su la figlia praticamente senza amici o parenti, in preda ad allucinazioni e crisi di panico, che finiranno irrisolte, un po’ come tutto il film, che viaggia deciso verso la non assoluzione, anzi la condanna senza neanche l’appello (mia perlomeno).
L’intreccio dei paradossi condominiali sarebbe un’idea anche non malvagia, ma delineare i condomini con l’accetta, senza mai entrare in empatia coi loro comportamenti, con i desideri, senza esaminarne davvero esigenze e sogni, rende quel palazzo borghese di  Roma nord, più una clinica psichiatrica, sempre di Roma nord, però. Dove forse Moretti avrebbe voluto abitare da bimbo, chissà..

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